Luigi Risolo ed i suoi racconti horror

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LUIGI RISOLO

L'Inferno, ancora una Volta

 

Erano giorni che le sue mani ripassavano l’intricata e delirante geometria della scatola.
Cominciò a sospettare che la storia di quell’oggetto infernale altro non fosse che una favola nera, con cui tenere svegli i bambini in quelle notti in cui si assottiglia il limite tra il possibile e l’impossibile.
Maledisse la sua stupidità: cosa c’era d’aspettarsi da una scatola forgiata dalle mani di un fabbricante di giocattoli?
E con la sua stupidità maledisse anche il commerciante che tanto lo aveva allettato con le sue parole - Non si scoraggi signore! Deve essere tenace: a furia di premere, tirare, incastrare e disincastrare pezzi, il meccanismo cederà e…non voglio anticiparle nulla, conosce la storia?
Ah, la storia! A voler essere indulgenti era degna del peggiore dei produttori di Hollywood, tanto era stupida ed improbabile.
Un mondo di inusitati piaceri racchiuso in quella scatola, com’era possibile?
E se l’eden tanto agognato non fosse la scatola stessa?
In fondo toccarla gli procurava un piacere profondo ed inquietante, che non avesse frainteso le voci che tanto lo avevano incuriosito ed eccitato?
Il suo cervello non ebbe modo di formulare una risposta all’interrogativo, la voce di sua moglie lo richiamò alla realtà: la cena era pronta e se non fosse sceso immediatamente rischiava di mangiare una poltiglia fredda ed insapore.- Sei pallido, ancora alle prese con quello stupido giocattolo?
L’uomo guardava la tivù, sorseggiando la nauseabonda brodaglia. Odiava la voce stridula di sua moglie, le sue vane preoccupazioni, i suoi desideri così sciocchi e stereotipati. Ma ancor di più odiava la sua stessa esistenza: tanto cercare, tanto ardire, tanto arrivismo per un così modesto arrivo!
Ah, se la scatola gli avesse davvero dischiuso quel mondo promesso!
Tutto avrebbe avuto un significato. Sì, quel mondo sarebbe valso a compensare l’inutile ed osceno vivere a cui, fino ad allora, era stato avvezzo.
- Cazzo! Sto parlando con te! Quel fottuto gingillo ti sta facendo impazzire! E dato che ci sei, perché non te lo scopi pure? Vaffanculo, vado a dormire da mia madre!
La donna non si curò neppure di prendere un soprabito, la notte era gelida, ed uscì di casa chiudendo violentemente la porta dietro di sé.
L’uomo salì lentamente le scale, e, senza accendere la luce, mirò dritto alla “stanza”.
Serrò le dita sulla scatola sino a farsi sbiancare le nocche delle mani.
Poi un urlo disumano violentò il silenzio.
L’intera camera ne fu scossa e la scatola rotolò sul parquet sino a raggiungere il centro della stanza.
Qui si scompose in innumerevoli parti per poi ricomporsi secondo una diversa combinazione.
Le pareti della stanza furono attraversate da saettanti lingue di luce, quindi si sbriciolarono come se fossero fatte di fragile cartapesta .
Il lugubre rintocco di una campana ed una luce accecante annunciarono l’arrivo dei cenobiti.
La loro anatomia era tormentata da ferite sanguinanti, chiodi ed uncini.
Come potevano questi esseri iniziarlo a nuovi, sublimi, piaceri?
- Ci hai chiamato tu, vero? Sai a cosa hai dato inizio? Spero tu sia pronto.
A parlare era stato quello che presumibilmente era il capo della setta.
Aveva il cranio rasato ed attraversato da chiodi luccicanti, le lacerazioni della veste nera mostravano lembi di carne ormai in putrefazione.
L’uomo cercò di fuggire dalla stanza,ma uncini lo raggiunsero alle spalle conficcandosi nella morbida consistenza della carne.
Così, ancora una volta, l’inferno ebbe inizio.

Questo racconto non può essere pubblicato senza il consenso espresso dell’Autore.

 

 

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