Mi sembrava opportuno postare un paio di "componimenti" che ho scritto in un periodo molto travagliato, fin'ora nessuno è stato capace di apprezzarli... non tendo a far leva su giudizi sull'estetica, ma spero che qualcuno possa coglierne il loro significato e profondità.
Vi ringrazio in anticipo.
Solitudo<o></o>
Su strada nera conduco i miei passi
una volta oscura sovrastante incombe
nascosto oltre un nulla di infinito.
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Ascolto le cadenti lacrime della Natura:
scendono sul mondo e me,
cencioso essere mortale.
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Enigma è mia inesistente provvidenza,
nichilismo dei buoni sentimenti,
icone di essi, perdute.
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Come dalla psiche profonda
omissione di ragion approda,
mi carica di brama di comprensibilità.
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Fuori da mura di pelle,
le febbri son più grandi
dei geli del cuore.
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Respiro zolfi del mondo
dove calore è men più basso,
solo fredde spinte in me sussistono.
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Nessun vigore ausilia la triste marcia
solo un’anomia fredda come il cuore
dell’essenza larvale che sono.
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E sol ora la mia anima maledetta
comprende il senso insensato
di un’esistenza di tale vela senza brezze.
Lascita favella<o> </o>
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Non sarà né legno né pietra
a vegliare sul mio riposo,
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né sarà un fiore
il pegno del ricordo.
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E non saranno le fronde dei cipressi
le ombre sul mio giaciglio,
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né epitaffio, né voce di un caro
la guida del mio viaggio.
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<st1>La Terra</st1> la mia culla,
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la selva intatta il mio nascondiglio,
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la polvere e gli sterpi il dolce lenzuolo,
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il Silenzio il mio unico compagno.
Mai più <o></o>
Omaggio a Edgar Allan Poe<o></o>
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Lacrime di nuvole sgorgano,
caligine biancastra pervade la landa,
nubi vestono l’infinito.
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Tra tali spontaneità si innalza un campanile,
lo accompagnano vestigia di fede
ora lasciate al tempo.
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Mani nodose sollevate al cielo,
ordinati su di esse augelli scuri:
osservano il silenzio,
odono la desolazione.
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Respiri della valle smuovono le fronde scheletriche,
leggono le incisioni sulle rocce,
quasi estinte come i resti che vigilano.
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Mai più un fiore verrà lasciato,
mai più un orazione,
mai più uno sguardo,
mai più una lacrima,
mai più un ricordo.
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«Mai più».<o></o>
Lo dicono in coro le gocce,
lo dicono le fronde,
lo dicono le croci,
lo dicono i mattoni.
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«Mai più»<o></o>
lo dicono i corvi.
Ad Atlante<o> (incompleto)</o>
Per cosa ti lamenti o Atlante?
Un lurido corpo è forse tanto gravoso?
Mai allora sorreggesti le angosce della vita!
Che venga pur scaraventato nell’abisso,
così come esso merita!