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KOJI SUZUKI, Ring
Editrice Nord - Pagg. 320 -
Prezzo 15,00 euro
"L'inchiesta di Asakawa prevedeva
domande del tipo: -Quali sono i vostri sogni per il futuro?-
All'epoca, Ryuji, con tutta calma aveva risposto: -Assistere
all'estinzione del genere umano dall'alto di una collina,
scavare una buca nel terreno ed eiaculare a ripetizione.- "
Questo è Ring, il romanzo dal quale sono stati tratti cinque
film, tre serie televisive e a cui sono seguiti altri tre libri.
Dimenticate le versioni cinematografiche - gli originali
giapponesi o remake americani che siano -, non solo perché il
linguaggio cinematografico e quello letterario sono
completamente differenti, ma soprattutto perché le versioni
cinematografiche risultano molto più edulcorate rispetto al
libro.
Ryuji, l'amico di Asakawa, il protagonista del romanzo, è un
uomo che ha violentato diverse studentesse, e Sadako… Sadako
nasconde segreti inconfessabili sconosciuti al grande schermo.
Le profondità e l'analisi introspettiva dei personaggi viene
affrontata in una maniera che le pellicole non rendevano
possibile, il concetto di male come entità universale domina
ogni singola pagina del libro, insinuandosi come un cancro… o
come un virus.
In un periodo in cui in Italia la distribuzione di opere di vero
horror si contano sulle punta delle dita di una mano (o forse
sarebbe più corretto dire che non esistono), un libro del
genere è come un fulmine a ciel sereno. Una volta tanto gli
appassionati non saranno costretti a rifugiarsi nei meravigliosi
scritti ottocenteschi o novecenteschi (anche se esplorare i
capolavori del passato e soprattuto maestri poco riconosciuti
piuttosto che accontentarsi dei soliti King o Barker è più che
un consiglio…) per soddisfare il proprio palato.
Horror soprannaturale. Horror vero.
Memorabili le pagine in cui viene descritto il video impresso da
Sadako: le immagini vengono dipinte con tratti vividi e
suggestivi, la visionarietà raggiunge picchi intensi, mentre le
figure sembrano danzare di fronte agli occhi. L'angoscia e il
senso d'oppressione diventano quasi palpabili.
Koji Suzuki è uno scrittore atipico, la sua narrazione non
sembra tipicamente giapponese (leggete Mishima o Kawabata per
capire cosa intendo), non solo per i riferimenti tipicamente
americani (si vedano le citazioni di Venerdì 13 o
dell'Esorcista), ma soprattutto per il modo di narrare.
Uno scrittore ponte fra occidente e oriente, e questo
probabilmente favorisce il tipico gusto di un lettore
occidentale.
Forse ad ampliare questa sensazione generale ha contribuito la
traduzione - e qui sollevo la mia perplessità - in quanto è
stata compiuta dall'edizione americana e non dall'originale
giapponese, scelta che inevitabilmente finisce per penalizzare
il testo.
Al di là di questa perdita culturale, questo testo rappresenta
una ventata di novità (per profondità, ambientazione,
prospettiva e modo di affrontare l'orrore) nel panorama
dell'horror mondiale… e per i tristi scaffali dei reparti
horror delle librerie italiane.
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