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ROLAND
TOPOR, L'Inquilino del Terzo Piano
Edito da Bompiani, coll.
Tascabili - pagg. 159 - prezzo 7,00 euro
Il
mio primo incontro con questo visionario artista (che sviluppò la
propria arte nelle più svariate manifestazioni dell'espressione
figurativa, dalla pittura all'illustrazione, dall'incisione alla
fotografia, dalla scultura alla scenografia teatrale, dal cinema
alla musica, dalla letteratura alla televisione - non si può non
menzionare in questa sede per lo meno la sua partecipazione in
veste di attore nel Nosferatu di Herzog -), francese di origini
polacche, risale a più di due lustri fa.
Un compagno di liceo mi prestò un raro volume di suoi racconti
macabri: fiabe nere dalle forti componenti visionarie in cui si
materializzavano impensabili personaggi grotteschi - emblematica
una fatina turchina vecchia e volgare che esaudisce i desideri
secondo i propri sadici capricci - in un'atmosfera che solo un
Dino Buzzati ubriaco e visionario che si fosse iniettato una dose
di Hoffman mentre imbastiva un sinedrio con gli spettri di Bosch,
Goya e Salvator Rosa poteva concepire. Fu amore a prima vista.
Sono dovuti passare dieci anni prima che riuscissi a procurarmi
altri scritti di questo geniale artista francese. In una libreria
polverosa mi sono imbattuto in questo romanzo (da cui Roman
Polanski ha tratto un film nel 1976 con Isabelle Adjani,
necessariamente inferiore al libro da cui è tratto).
Ed è stato come ritrovare un vecchio amico.
Leggere uno scritto di Topor è come immergersi in un suo quadro,
lasciarsi lambire da atmosfere visionarie dotate di una cupa
carica seduttiva inebriante.
Il parallelo con Dino Buzzati da me tracciato non è stato
casuale. Ignoro se i due siano venuti in contatto (ne dubito), ma
non è questo un particolare rilevante; importanza riveste invece
la scrittura di Topor, che possiede notevoli punti di contatto con
quella dello scrittore bellunese. L'acutezza e la triste ironia di
Buzzati qui sono portate all'eccesso, trasfigurate, tinte di nero
e di grottesco. E' come guardare in uno specchio che riproduce una
beffarda immagine distorta, impossibile da cogliere.
Sono le oscene dita seduttive dell'inquietudine che penetrano nei
recessi più inconfessabili della natura umana, nelle fantasie
sepolte, spalancando sepolcri d'immaginazione.
La storia è narrata con visionaria maestria, ci si addentra a
poco a poco nelle grottesche atmosfere dipinte con sadico
compiacimento, l'atmosfera si crea scena dopo scena incupendo le
proprie tinte sino a quando non esiste più alcuna via d'uscita
nella spirale ossessiva creata, esattamente come accade nel
capolavoro buzzatiano Sette Piani.
La trama di Le Locatarie Chimérique (questo il titolo originale
dell'opera) vede un immigrato polacco, il signor Trelkovsky,
affittare un appartamento a Parigi improvvisamente liberatosi a
causa del suicidio dell'affittuaria, Simonetta Choule, che
inspiegabilmente si è gettata dalla finestra.
Quello che Trelkovsky considera un vero colpo di fortuna, a poco a
poco rivelerà il marcio che giace sotto al superficie. Il
protagonista si ritrova suo malgrado a perdere i propri amici a
causa delle lamentele dei vicini per il troppo baccano che lui -
persona educata e riservata - sembra procurare; l'ossessione
comincia a stendere le proprie implacabili mani su Trelkovsky, e
quando dei ladri si introducono nel suo appartamento e rubano ogni
oggetto che possa rivelare la sua identità, l'uomo si rende conto
di essere al centro di un terribile complotto. Simonetta Choule
non si è suicidata: è stata spinta a compiere quel gesto dagli
inquietanti inquilini dello stabile, che adesso hanno in mente di
replicare la scena con lui.
Per quale motivo quelle persone agiscono in quel modo? Chi sono in
realtà quelle figure? Chi si nasconde in realtà dietro le
presenze che scorge dalla finestra del proprio appartamento e che
nel bagno comune non fanno altro che rimanere per ore immobili
come egli automi? Di chi è il dente trovato in una cavità della
propria stanza?
Sono quesiti a cui non fornirò una risposta, ma che verranno
svelati dal libro sino al magistrale, inquietante epilogo.
Lasciatevi sedurre dall'humour nero di uno degli artisti più
poliedrici che siano mai esistiti.

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