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WILLIAM PETER BLATTY,
L'Esorcista
Edito Mondadori - Coll. Oscar varia - Pagg. 330 - Prezzo 7,80
euro
Quando si sente parlare de
"L'esorcista" si pensa quasi certamente al film del
1973 con Linda Blair (qui). In pochi sanno che uno degli incubi
cinematografici più riusciti di tutti i tempi ricalca più che
fedelmente il romanzo di W. P. Blatty, pubblicato nel 1971 e
considerato una vera chicca letteraria.
La trama: a Georgetown, negli Stati Uniti, la dodicenne Regan
MacNeil, figlia di una diva del cinema, inizia a dare
inquietanti segni di squilibrio mentale, dapprima isolati e
inusuali, poi sempre più terrificanti e inspiegabili. La madre
cerca l'aiuto della medicina tradizionale, ma quando anche
questa si dimostra impotente, la donna (laica fin nel profondo)
si rivolge alla Chiesa, e in particolare a padre Carras, un
gesuita psicologo con grossi problemi personali e di fede. Il
caso si dimostra così grave da richiedere l'intervento di un
autentico, esperto esorcista.
Sebbene abbia più di trentanni, questo libro è davvero un
classico della letteratura horror. Le atmosfere che regnano al
suo interno, misteriose, cupe, sussurranti, conducono con
naturalezza il lettore e la sua coscienza in terreni ardui,
ponendo con vigore non facili interrogativi. Il comportamento
demoniaco della bambina viene analizzato come una vera patologia
mentale e le prove scientifiche, le dimostrazioni pratiche e gli
esami clinici vengono vissuti da chi legge insieme alla madre,
alla sua disperazione crescente, per poi lasciare spazio a
tentativi di comprensione tramite la fede in qualcosa di più
grande, positivo o negativo che sia.
In tutto questo contesto s'inseriscono le figure di contorno,
complete, concrete, come i domestici e la segretaria di casa
MacNeil, l'ispettore, i gesuiti. Persino le comparse danno un
senso tragico, quasi da opera greca, con apparizioni inquietanti
e rapide (tipo l'astronauta cui la bambina prevede la morte
nella prima scena autentica di possessione). Il simbolo del
Bene, l'esorcista che dà il titolo all'opera, compare
nell'ombra verso la fine, e nell'ombra scompare, tanto che le
sue azioni non vengono quasi nemmeno narrate. Tale figura sembra
racchiudere tutti i tentativi di risposta alle domande
precedentemente poste, per tutti i protagonisti della storia,
nessuno escluso.
L'epilogo è il vero punto debole del libro, quasi sbrigativo e
obbligato, e purtroppo deludente.
L'influenza delle sequenze cinematografiche (molto più
commercializzate di quelle letterarie) spoglia un poco la
narrazione, dandole quel senso di "già visto" che
sinceramente il libro non merita.
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