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Stephen
King, Cose
Preziose
Edito da Sperling
Paperback – coll. Superbestseller – pagg. 784 – prezzo
10,50 euro
Per
definizione dello stesso autore, questo romanzo, scritto nel
1991, chiude il cosiddetto "ciclo di Castle Rock", di
cui fanno parte opere del calibro di Cujo e La metà oscura.
Mantiene alcuni tratti letterariamente validi dei romanzi
precedenti (quei particolari stilistici e narrativi che molti
critici di oggi rivalutano), ma comincia a evidenziare sotto
certe altre angolazioni la spietata filosofia commerciale che ha
un po' impoverito la produzione dell'ultimo Stephen King.
La storia, che si svolge ai giorni nostri, è imperniata su un
misterioso negozio e sul suo ancor più oscuro gestore: gli
oggetti venduti sono in realtà esche che il satanico predatore
usa per sottrarre l'anima agli sfortunati acquirenti. C'è
un'originalità tipicamente americana, non si può negare, e
più che di una trama complessa si dovrebbe parlare di una
complessità di trame: sono le decine di protagonisti e comparse
che ingigantiscono (pure troppo) l'ossatura del testo,
incrociandosi e sbattendosi contro fino a formare un intreccio
molto intricato.
Lo stile è quello ben conosciuto di King, che amalgama le
vicende e che le rende particolareggiate fino
all'infinitesimale. I personaggi vengono sezionati per renderne
la psicologia lampante, e quindi giustificata col procedere
degli eventi, cosicché nessuna delle azioni intraprese risulti
senza motivo.
Molto interessanti sono anche i richiami espliciti ai
protagonisti e alle vicende degli altri romanzi ambientati nella
stessa città, dal sambernardo assassino al pazzo scatenato
sulla Toronado nera. Lo stesso protagonista, se così può
essere definito lo sceriffo della cittadina, è già apparso in
alcune delle altre storie.
La parte meno riuscita, in un insieme tutto sommato gradevole
anche se a tratti un po' banale, è proprio la
cinematografizzazione del "mostro": il venditore
appare all'inizio come circondato da quell'alone di mistero e di
emozioni interiorizzate tipico di certe figure kinghiane (vedi
il Male di It), ma assume via via connotazioni grottesche, forse
addirittura un po' ridicole, per divenire nel finale una figura
evidentemente pensata per il grande schermo.
A tal proposito, il film tratto da questo romanzo può
certamente essere considerato come mediocre, nonostante la
gustosa interpretazione dell'indimenticabile Max Von Sydow.

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