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Shining (tit. orig. The
Shining) di Stephen King
edit.
Bompiani - anno 1999 pag. 429 - codice isbn
88-452-4229-3.
Nel 1977 viene pubblicato, per
i tipi di Doubleday, il romanzo The Shining (in
italiano semplificato in Shining), indubbiamente
uno dei migliori romanzi di Stephen King. Lo
scrittore americano continua in quest'opera la
sua analisi degli orrori e delle follie di
provincia; protagonista è una piccola famiglia
composta da un padre, Jack Torrance, una moglie Wendy, e un bimbo di cinque anni,
Danny.
Ognuno di essi è particolare, a suo modo. Jack
è un ex-insegnante che si tenta scrittore
che ha perso il posto di lavoro a causa di
un impeto d'ira nei confronti di uno dei suoi
studenti, causandogli la perdita dell'impiego. Il
suo più grande sogno è pubblicare la commedia
che ormai volge alla stesura definitiva. Wendy è
la moglie che rivive dentro di sé il carattere
irruento e cinico della madre, dalla quale si è
allontanata ormai da tempo. Ed è segretamente
invidiosa del legame tra il marito e il
figlioletto Danny. Infatti c'è qualcosa che lega
i due in un modo in cui Wendy non può sperare
nemmeno di avvicinare. Danny è un bambino
particolarmente sveglio e... ha l'aura.
Proprio così. Riesce a leggere i pensieri delle
persone che lo attorniano, riesce a sentire le
loro emozioni, riesce ad avere presentimenti sul
futuro.
Un giorno Jack accetta un lavoro che gli è stato
offerto da un suo vecchio amico di
bottiglia presso l'Overlook Hotel, uno dei
più prestigiosi ma anche più chiacchierati
hotel del Colorado. Ne sarà il guardiano per
tutta la stagione invernale, in attesa della
riapertura dopo lo scioglimento delle nevi. Già
prima di recarsi all'Overlook, Danny ha un
presentimento su ciò che accadrà. Ma quel
lavoro è l'ultima chance per suo padre. E la
famiglia parte per trasferirsi in Colorado, tra i
corridoi vuoti e lunghi di quel palazzo dalle
finestre oscure. L'inverno giunge e con esso
l'ira di Jack.
Ma i tre, ormai, sono bloccati dalla neve.
Scritto con maestria
invidiabile, il romanzo porta direttamente nei
pensieri dei protagonisti, creando la suspence e
l'orrore direttamente dal loro interno. Un
aforisma di Goya posto proprio all'inizio del
romanzo recita: «Il sonno della ragione genera
mostri». E qui si tratta proprio di questo. La
ragione di Jack viene meno e la tragedia si crea.
Ma ci sarebbe da andare ben oltre questo primo
livello di lettura.
Perché ci si dovrebbe chiedere se quel terrore
che sembra provenire dal passato, dai numerosi
omicidi e suicidi accaduti nell'albergo, in
realtà non giunga da quello strano potere di
Danny e dal suo particolare legame con il padre.
Se l'albergo si trasforma in un enorme mostro che
vuole mangiare i poveri malcapitati,
forse la spiegazione è da ricercare nel potere
terribile del figlio, così forte da mettersi in
contatto in modo violento con chi porterà loro
aiuto dalla Florida, a 3000 chilometri di
distanza.
È per questo che, personalmente, credo che il
titolo originario del romanzo, The Shining, sia
molto più indicativo di quello dell'edizione
italiana. Perché pone il giusto accento
sull'aura. Non è una brillantezza qualunque (shining signfica in prima istanza splendore,
brillantezza) ma è La Brillantezza, L'Aura, e
questo è il tema portante del romanzo. Che non
parla innazitutto della pazzia di Jack, ma del
potere del bambino.
Se controlliamo su un dizionario inglese-italiano
leggiamo che to shine vuol dire: 1. splendere,
brillare; 2. essere brillante, eccellere. Shine,
invece, vuol dire festa, riunione conviviale,
rissa, baccano, rumore, scherzi, burle. Tutti
questi significati sono ben presenti nel romanzo
e tutto ciò che accade per i corridoi e nelle
stanze dell'albergo è riconducibile a questo
termine.
Ancora una volta Stephen King
ci presenta dei mostri. E ancora una volta i
mostri non sono quelli che potrebbero sembrare ad
una prima lettura: morti che tornano in vita,
fantasmi o quant'altro di anomalo e strano si
possa trovare tra le pagine di questo romanzo
straordinario. Piuttosto, si tratta di quelli che
nascono dall'interno delle persone apparentemente
più innocenti. E il figlioletto ne è un chiaro
esempio.

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