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CHARLES
BAUDELAIRE


(Parigi, 1821 -
1867)
"
...colossale, tragico, sublime... angelo ribelle " (Benedetto
Croce)
"
Il Diavolo regge i fili che ci muovono!
Gli oggetti ripugnanti ci affascinano;
ogni giorno discendiamo di un passo verso l'inferno,
senza provare orrore, attraversando tenebre mefitiche. "
(estratto
di 'Al Lettore'
- da 'Les Fleurs Du Mal')
Ogni
qual volta si accenna ai poeti maledetti o al movimento letterario del
decadentismo la mente porta alla luce immediatamente il nome di Charles
Baudelaire e con esso richiama la sua opera immortale: 'Les Fleurs Du
Mal'.
Il termine maledetto, in realtà improprio ed adottato quasi in segno di
compiacimento da Verlaine per indicare un gruppo di poeti (Tristan
Corbière, Arthur Rimbaud, Stèphane Mallarmé, Marceline
Desbordes-Valmore, Villers De L'Isle Adam e se stesso con lo pseudonimo
di Paure Lelian) che stravolgerà la poesia influenzando la poetica del
novecento (Mallarmé sarà il massimo esponente del simbolismo) e a cui
lo stesso Verlaine dedicherà un libro dal titolo Les Poètes Maudits,
non venne riferito all'inizio a Baudelaire.
Alla stessa maniera vennero lasciati fuori da questo elenco autori che
avrebbero a ragione meritato l'appellativo di 'maledetto' (per poetica a
per condotta di vita) quali Lautreamont, Cros, Noveau e Laforgue.
Oggigiorno è consuetudine pensare a Baudelaire quale poeta maledetto
per eccellenza in quanto la sua opera influenzò notevolmente la
generazione futura di poeti ribelli.
Perché dunque maledetti?
Maledetti perché si opponevano al conformismo borghese della società
che li aveva partoriti, alla quale replicavano non solo poeticamente, ma
anche attraverso la propria condotta morale, infrangendo convenzioni
letterarie e non.
La loro esistenza è un'accusa manifesta alla città moderna,
industriale e capitalistica (per capire appieno la poetica è necessario
essere coscienti dei mutamenti socio-politici nei quali il poeta è
immerso) e alla perdita di valori, che si traduce in una ricerca
dell'Ideale da parte del Poeta.
Il rapporto disumanizzato, figlio della società capitalistica, conduce
l'uomo ad una profonda solitudine e sofferenza, che il poeta rende
manifesta, universalizzando la propria soggettività.
Spettri si materializzano come simboli, e non possono essere esorcizzati
tramite versi.
Perduto il paradiso naturale si fa ricorso così a paradisi artificiali,
affondando nel vizio dell'alcol, del sesso, della droga; eccessi
esplorati da Baudelaire negli scritti de "I paradisi
artificiali" (1851), sul vino e sull'hascish come mezzi di
moltiplicazione dell'individualità.
Un'esistenza che è negazione della vita stessa, ma che in realtà
nasconde un profondo appello alle coscienze sorde e disumanizzate della
società, persa nella meccanizzazione e nel profitto.
L'eccesso come manifesto, ribellione al moralismo e all'ipocrisia delle
persone.
La disarmonia e l'eccesso divengono i temi prediletti, come il brutto,
perché è nell'orrore e nella distorsione che l'umanità vive, schiava
della povertà, dell'ignoranza causate dalle distorsioni sociali.
E così il decadentismo, termine dispregiativo con cui venne tacciato il
movimento letterario (la cui consacrazione avvenne con questo
articolo, redatto nel 1886 da Anatole
Baju) dall'ordine borghese, e successivamente adottato con orgoglio
dagli stessi artisti 'decadenti' per farsi beffe dei loro dispregiatori,
diviene in realtà un inno all'uomo e ricerca di valori più profondi,
ormai sommersi sotto cumuli di metallo ed ipocrisia.
La città in cui Baudelaire vive i propri tormenti è Parigi, la sua
amata/odiata Parigi, teatro di mutamenti profondi, che lo attraggono e
allo stesso tempo gli provocano repulsione, e della quale il poeta
sottolinea con maestria luci ed ombre.
Parigi messa a nudo nel suo splendore e nelle sue oscenità assurge a
protagonista nell'opera suprema 'Les Fleurs Du Mal', sotto vesti
poetiche, e nel volume 'Le Spleen de Paris', rivestendosi di suggestioni
prosaiche.
Da più parti 'Les Fleurs Du Mal' è stato definito il libro degli
angeli caduti, così come lo stesso autore è stato visto come
nient'altro che l'incarnazione di un angelo ribelle.
Ma nella sua struttura organica (La prima edizione è del 1857. Il libro
venne processato per immoralità, l'editore, Poulet-Malassis, fu
costretto a sopprimere sei poesie e Baudelaire stesso subì un processo.
A questa edizione verranno ad aggiungersi più di una trentina di nuovi
testi, sino a quella del 1861) compaiono molteplici ossessioni e figure
nella metropoli dannata: spettri, vampiri, maschere, invocazioni a
Satana (si vedano per esempio poesie quali 'Il Vampiro', 'La maschera',
'Un fantasma', 'Lo spettro', 'Danza Macabra', 'Le litanie di Satana', e
molte altre…) quali simboli ed emblemi del degrado e malessere
dell'uomo, che si rifugia nelle illusioni del vino e del sesso,
esattamente come farà l'uomo Charles Baudelaire nella propria esistenza
terrena.
"
Poi ch'ella ebbe succhiato tutto il midollo delle mie ossa,
mi volsi languidamente verso di lei
per darle un ultimo bacio, ma non vidi più
che un otre viscido e marcescente! "
(estratto
da 'Le Metamorfosi del vampiro'
- 'Les Fleurs Du Mal')
E
se i temi sono scandalosi, eccessivi, meravigliosi e rivoluzionari, a
questi si contrappone una sorta di antitesi formale: la metrica usata è
tradizionale e si fonda sull'uso costante del verso alessandrino.
Eppure l'uso magistrale di ossimori, antitesi e figure retoriche creano
una tensione costante, palpabile, in grado di animare e nobilitare le
figure e le creature evocate.
Ma l'unico modo di comprendere 'Les Fleurs Du Mal' e la poetica
Baudeleriana è immergersi nelle poesie che lo compongono, vivendo il
crepuscolo di cui sono rivestite.
"
E' la noia! - l'occhio gravato da una lacrima involontaria,
sogna patiboli fumando la sua pipa.
Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato,
- tu ipocrita lettore, - mio simile - mio fratello!"
(da
'Al Lettore' -
' Les Fleurs Du Mal')

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