The Cure - Faith. Recensione dell'album

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DARK ROTTEN SOUND ARCHIVE

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The Cure - Faith


Copertina dell'album Faith dei The Cure
Anno 1981 - Fiction Records

Track-list:

1. The holy hour
2. Primary
3. Other voices
4. All cats are grey
5. The funeral party
6. Doubt
7. The drowning man
8. Faith

Secondo capitolo della trilogia dei Cure iniziata con 17 Seconds e che terminerà con il disco capolavoro Pornography.
Ma già Faith in sé racchiude il meglio di quanto i Cure seppero dare in termini d'intensità emotiva ed oscurità musicale.
Le liriche introspettive di Robert Smith si fondono con le plumbee atmosfere sottolineate dal basso di Simon Gallup e la batteria di Laurence Tolhurst, ed i retaggi punk (si veda ad esempio Primary) sfociano nella purezza del dark di Other Voices e Faith, veri manifesti d'inquietudine.
Si passa attraverso differenti umori soffusi accomunati dal nero, dalla delicatezza di All Cats Are Grey ai cupi toni di The Funeral Party (I heard a song/ And turned away/ As piece by piece/ You performed your story/ Noiselessly across the floor/ Dancing at the funeral party).
Se 17 Seconds lasciava qualche speranza Faith disillude quella speranza, l'angoscia viene portata al parossismo, le tastiere impreziosiscono il tappeto sonoro di desolazione e tristezza di cui l'album è pregno. Angoscia che trova il suo apice nella conclusiva Faith, ultimo disperato grido - quasi sussurrato - d'aiuto di Robert Smith, che lungo tutto il corso dell'album filtra con la morte, in bilico sul baratro, tra illusioni, vane speranze e desideri d'amore.
Sentimenti che espressero fedelmente il tormento di quegli anni, il rifugiarsi nelle droghe, le lacerazioni interiori, i tormenti esistenziali dai quali Robert parve in seguito - almeno ascoltando la sua musica e leggendo i suoi testi - riuscire a liberarsi.

 


 

Ian Delacroix

 

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