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The
Cure - 17 Seconds

Anno 1980 - Fiction Records

Track-list:
1. A Reflection
2. Play for Today
3. Secrets
4. In your House
5. Three
6. The Final Sound
7. A Forest
8. M
9. At Night
10. Seventeen Seconds
Solo
le statue dei cimiteri - mirabile esempio di arte funeraria - possono
rimanere indifferenti quando le note del basso introducono A Forest, o
forse anche loro lacrimano in disparte.
Con la recensione di 17 Seconds completo a ritroso il trittico 'dark'
dei Cure, iniziato con Pornography e proseguito con Faith.
In realtà 17 Seconds è il primo tassello del funebre mosaico, il più
fragile, il più minimale, che getterà le basi per i capolavori futuri.
Dopo aver pubblicato Three Imaginary Boys e Boys Don't Cry, ancora
fortemente debitori del sound punk la decadenza e la desolazione
trovarono terreno fertile in 17 Seconds.
Un diafano sudario avvolge l'ascoltatore mentre si addentra nelle
paranoie di un ventenne Robert Smith attraverso l'introduzione
strumentale di A Reflection, per poi essere catapultato all'interno
delle atmosfere dell'album con Play For Today.
La struttura dei pezzi è semplice, quasi minimale ed accennata,
batteria, basso ipnotico, organo sintetico, chitarra compressa ed il
lamento di Robert, eppure la carica emotiva di rassegnazione ed angoscia
traspira da ogni nota, la ribellione punk viene sostituita dal poco più
che adolescente Smith con il nichilismo dark, nell'impossibilità di
trovare una cura (The Cure) per il tormento esistenziale.
Il delicato carillon di In Your House e la strumentali e cadenzate Three
e The Final Sound preparano il paesaggio per la successiva immersione
nella completa angoscia con il capolavoro di A Forest, con il suo basso
ipnotico, e la seguente, stupenda M.
Cupe visioni profetiche dove Robert Smith diviene non profeta, ma
semplice cantore di un malessere personale che si trasfigura sino a
divenire universale.

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