Joy Division - Unknown Pleasures. Recensione dell'album

Horror       Editoriale       Cerca       Concorsi       Comunity       Links       Mail Gratis       Horror Shop       Pubblicità       Contattaci

CINEMA           LETTERATURA          MISTERO          MUSICA          FUMETTO          VIDEOGAMES          GRAFICA   

 


DARK ROTTEN SOUND ARCHIVE

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ

Joy Division - Unknown Pleasures


Copertina dell'album Unknown Pleasures dei Joy Division
Anno 1979 - Factory

Track-list:

  1. Disorder
  2. Day of the Lords
  3. Candidate
  4. Insight
  5. New Dawn Fades
  6. She's Lost Control
  7. Shadowplay
  8. Wilderness
  9. Interzone
10. I Remember Nothing

Joy Division - divisione della gioia - era il nome che designava particolari lager nazisti in cui prigioniere erano destinate ad intrattenere sessualmente ufficiali nazisti.
Un nome così tragico e funesto per una band che vedrà un epilogo drammatico con il suicidio del leader Ian Curtis.
Nel Giugno 1979 esce il primo album dei Joy Division, copertina nera (in antitesi con il bianco della successiva cover di Closer), con la rappresentazione grafica del segnale di una stella che sta per esplodere e diventare una supernova.
Così come il movimento dark esploderà in quegli anni, con i Joy Division quali capostipiti delle generazioni a venire.
L'influenza punk è fortemente presente nei dieci brani di Unknown Pleasures, ma è l'angoscia lugubre e angosciosa post-punk la matrice dominante.
Sorrette dalle liriche intimiste di Ian Curtis, come spettri danzano le varie Disorder (pezzo ingannevole sull'evoluzione del disco, ancora fortemente debitore della martice punk), Insight, New Dawn Fades (uno dei momenti più elevati del disco), la rabbiosa e cupa Shadowplay.
Un discorso a parte merita She's Lost Control, simbolo del male che affligge Curtis, l'epilessia (And she turned around and took me by the hand and said,/I've lost control again./And how I'll never know just why or understand,/She said I've lost control again./And she screamed out kicking on her side and said,/I've lost control again./And seized up on the floor, I thought she'd die./She said I've lost control./She's lost control again./She's lost control./She's lost control again./She's lost control.), estremamente toccante, come ogni confessione del malinconico ragazzo di Manchester.
Il dolore si insinua strisciante sottopelle, stillando goccia dopo goccia, il gelo e la solitudine avvolgono il dramma personale narrato da Ian Curtis, portavoce di un estremo nichilismo e disillusione senza pari.
Non c'è alcun autocompatimento in questa rappresentazione, e qui la manifestazione di grandezza, solo la lucida accettazione e consapevolezza che non esiste rimedio terreno per il malessere di cui è preda.
Curtis si confessa con disarmante disponibilità, mettendosi completamente a nudo, investendo emozionalmente l'ascoltatore, mostrandogli il baratro che lo circonda e lo divora ogni giorno, e nel quale lui si addentra sempre più nel profondo.
E' solo questione di tempo per l'inevitabile che si materializzerà meno di un anno dopo.
A noi resta la testimonianza di un'esperienza estrema, scolpita attraverso la musica.

 


 

Ian Delacroix

 

CONTACTS