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IRON
MAIDEN - Dance of Death

Anno 2003 - EMI

Track-list:
1. Wildest dreams
2. Rainmaker
3. No more lies
4. Montsegur
6. Dance of death
7. Gates of tomorrow
8. New frontier
9. Paschendale
10. Face in the sand
11. Age of innocence
12. Journeiman
Premetto
che fare la recensione di un album degli Iron Maiden non è cosa facile
soprattutto da parte di uno come il sottoscritto che conosce a memoria
ed ama tutta la discografia di Harris e soci. Comunque cercherò di
essere il più obiettivo possibile sempre tenendo presente che gli Iron
sono l'Heavy metal e sono a mio parere ancora oggi,la miglior metal band
attualmente attiva .
La copertina ed il titolo di quest'album si ispirano al film di Stanley
Kubrik "Eyes Wide Shuts" e questo è confermato anche dalle
foto del libretto che immortalano il gruppo all'interno di sontuosi
salotti che ricreano la magica atmosfera del film.
Si inizia con il singolo "Wildest drams" pezzo veloce e
tirato,come da tradizione per l'apertura di un album della Vergine di
ferro, che a tratti mi ricorda i primissimi Maiden ma che sfocia in un
refrain un pò banale e scontato nonostante il fatto che, il suono della
band sia più potente ed energico rispetto all'album precedente; suono
che si esplica al meglio nel brano successivo "Rainmaker",veramente
un ottimo pezzo,ricco di feeling,potenza e melodia con un Dickinson
veramente ispirato ed il magico tocco di Dave Murray. "No more lies"
è un buon brano, peccato che abbia la sensazione di averlo già sentito
più volte; con la successiva "Montsegur" ci si avventura in
territori medievaleggianti sia come tematiche sia come atmosfera
musicale ed il risultato è splendido,si tratta di uno dei miei brani
preferiti dell'intero album,anche se a voler fare i pignoli il riff
iniziale è simile (un po' troppo) a quello di "The fallen angel"
da "Brave new world". La title-track ha invece un suggestivo
andamento cadenzato che la contraddistingue e che si evolve in maestose
orchestrazioni che ne fanno sicuramente una song interessante, ed
interessante è anche l'attacco "graduale" di "Gates of
tomorrow" brano discreto ma senza molte pretese come la successiva
"New frontier" che ha la particolarità di essere stata
composta tra gli altri anche da Nicko McBrain,batterista che per la
prima volta partecipa alla stesura di un brano. Il livello si rialza
vertiginosamente con "Paschendale" brano degno dei Maiden più
ispirati e cervellotici,un po' difficile da assimilare ma che già al
secondo ascolto si rivelerà all'ascoltatore in tutta la sua potenza ed
epicità, bellissima! Con "Face in the sand" si ritorna in
territori più normali,anzi direi troppo normali infatti anche in questo
caso ho la sensazione del già sentito,l'inizio è identico a "Blood
Brothers" sempre da "Brave new world",anche se il livello
è comunque buono,come quello di "Age of innocence" che non
sarà sicuramente un brano epocale ma che passa piacevolmente. Un
discorso a parte merita la conclusiva "Journeyman" e quì si
vede finalmente coraggio,freschezza, si tratta infatti,di un brano
totalmente acustico,cosa di certo insolita per un gruppo come gli Iron
ma che testimonia la voglia del gruppo di "osare ancora" e di
non adagiarsi semplicemente sugli allori di una carriera leggendaria.
In definitiva un buon album con alcuni pezzi all'altezza del miglior
periodo della band e altri non epocali ma comunque godibili a ricordarci
che gli Iron Maiden sono l'Heavy metal e che ancora non esiste un gruppo
in grado di raccogliere il loro scettro, quindi lunga vita alla
"Vergine di ferro" UP THE IROOONS!!!

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