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Weltschmerz
- Capitale de la Douleur

Anno 2002 - Eibon
Records

Track-list:
1.
Jade eclipse
2. Under Archon's domain
3. Maha Pralaya
4. Downfall Bolero
5. Capitale de la douleur
6. Colore di pioggia e di ferro
7. Inanna incarnates
8. Omegadawn
Weltschmerz
- Il dolore del mondo - è un nerissimo progetto nostrano, nel
quale è possibile individuare più di una sfumatura in grado di
ricollegarli ai Canaan, band di culto dell'etichetta Eibon.
Non solo perché Anthony Duman (qui ribattezzatosi Nothing) ha
figurato come bassista oltre che nella prima incarnazione dei
Monumentum (anno 1989) anche nella band di Mauro Berchi, e lo
stesso Berchi ricopra il ruolo di chitarrista in questo lavoro; i
punti di contatto sono altri, e risiedono nel mood dell'opera.
Così come non casuali sono i nomi scelti dai protagonisti di
questa calata nel baratro profondo del nostro tempo: Nothing,
Prejudice, Malice, Indifference and Desire.
E' un'accusa contro il materialismo e la mediocrità dell'essere
umano, manifeste sempre di più nella società moderna; denuncia
che non si limita a semplice proclama, ma che viene portata avanti
con coerenza nel quotidiano (ho avuto modo di conoscere Mauro
Berchi di persona, e la sua misantropia esteriore rispecchia il
suo essere interiore ed il suo agire).
Capitale de la Douleur si snoda lungo otto scurissimi capitoli,
sospesi tra l'abisso e la leggerezza; il sound risente dei
riverberi dei Canaan, liberandosi tuttavia di certi spigoli ed
asprezze della creatura di Berchi.
Qui è tutto più lineare, ma per questo non meno claustrofobico.
Otto dilatati capitoli, in cui il nero viene stillato a poco a
poco, dove la voce di Nothing sprofonda, e quando sembra non
esserci più via d'uscita, ecco che una voce femminile fa
intravedere nuovi sentieri, non meno cupi e desolanti.
Tra suggestioni musicali (certi richiami alla darkwave anni '80 e
i sopraccitati Canaan) e liriche (dal poeta francese Paul Eluard
sino a giungere nella nostra terra - i più attenti troveranno in
questo lavoro anche Colore di pioggia e di ferro di Quasimodo -)
veniamo trascinati in questo viaggio, aprendo gli occhi e le
emozioni, di fronte al degrado in cui siamo immersi.
Il lavoro estetico e grafico, da parte della Eibon (etichetta
dello stesso Berchi, da sempre attentissima alle uscite dark di
qualità) è come ogni volta impeccabile e suggestivo, e non fa
altro che aggiungere sfumature visive alle suggestioni suggerite
musicalmente.
Da avere.

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