Recensione dell'album "Flowers in Formaldehyde" di Sopor Aeternus. Album Dark

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Sopor Aeternus - Flowers in Formaldehyde


Copertina dell'album Flowers in Formaldehyde di Sopor Aeternus
Anno 2004 - Trisol

Track-list:

1. In an hour darkly
2. The conqueror worm (E.A. Poe)
3. Minnesang
4. Von der einfalt
5. Hearse - shape basins of dakest matter (instr.)
6. Leeches & deception (instr.)
7. Extract from
8. Do you know my name?/What has happened while we slept

A pochi mesi dall'uscita di La chambre d'Echo, elitario lavoro stampato in 2000 copie in una edizione super lusso, accompagnato da un book artistico per un prezzo esorbitante, vede la luce questo Flowers in Formaldehyde, sorta di compendio come al tempo fu lo stupendo Voyager per The Inexperienced Spiral Traveller.
Il nuovo corso di Anna/Varney, intrapreso con Es Reiten Die Toten So Schnell e proseguito con l'album di cui Flowers in Formaldehyde è 'figlio', viene qui portato avanti con coerenza e ispirazione.
Dopo gli esordi ritualisti medioevali passando per sonorità ossianico/catacombali, sino al passaggio alla musica da camera dei due Dead Lovers Sarabande, che rischiava di fossilizzare e limitare Miss Sopor Aeternus in una sorta di autocompiacimento, il progetto Sopor Aeternus ha inglobato elementi elettronici in Es Reiten Die Toten So Schnell, che si è rivelato essere un punto nodale nell'evoluzione stilistica.
Quest'album riprende questi elementi innovativi e, per la prima volta, non è il nero il colore dominante del suono, ma il bianco.
Proprio così, forse dell'intera produzione dei Sopor Aeternus Flowers in Formaldehyde risulta essere l'album meno catacombale.
Lo si intuisce già dalla scelta cromatica della copertina, ma lo si evince in maniera completa nel suono. Chiaro come può esserlo l'interno vellutato di una bara, eppure non si respirano più i miasmi sepolcrali, senza via d'uscita delle opere precedenti.
I tempi di brani quali No-one is there o If loneliness was all sembrano lontani.
Se nel suono una schiarita è evidente, i testi, come sempre pregnanti ed evocativi, continuano ad affondare nell'oscurità, e ci immergiamo in ore oscure o carri funebri, passando attraverso le voci dei morti.
Immancabile un richiamo a Poe omaggiato con la sua stupenda The Conqueror Worm, come già avvenuto negli album precedenti quando a essere musicate erano state le varie Alone, The Sleeper, Eldorado.
In conclusione non posso esimermi da evidenziare le due evidenti stonature di questo nuovo lavoro.
La prima concerne la rivisitazione di un brano storico quale Do you no my name? riproposto in maniera elettronica, autosacrilegio ed evidente caduta di stile della nostra.
Ma è soprattutto la seconda a lasciarmi contrariato: la decisione rilasciare l'opera esclusivamente in versione dvd digipack numerata in 2000 copie a mano e picture Lp in 700 copie, per un prezzo eccessivo.
Adoro l'idea di proporre cd e libri come vere opere d'arte (se possedete una copia di Erato Svelata sapete cosa intendo), perché esse sono Arte, tuttavia accanto a copie esclusive (che comunque dovrebbero poter essere accessibili a chiunque davvero se le meriti, e non a chi ha i soldi per comprarle - l' elitarietà è cosa buona e giusta, ma non certo quella per censo -) è doveroso proporre edizioni normali per chi desidera nutrirsi d'arte senza dover per questo nutrire dei vampiri.
Il giudizio finale non può non risentire di questa notevole caduta di stile.

 


 

Ian Delacroix

 

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