Recensione dell'album "Reise Reise" dei tedeschi Rammstein. Album Industrial Gothic

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Rammstein - Reise Reise


Copertina dell'album Reise Reise dei tedeschi Rammstein
Anno 2004 - Republic

Track-list:

  1. Reise Reise
  2. Mein Teil 
  3. Dalai Lama
  4. Keine Lust
  5. Los 
  6. Amerika
  7. Moskau
  8. Morgenstern
  9. Stein Um Stein
10. Ohne Dich
11. Amour

Sono trascorsi tre lunghi anni dall'uscita di "Mutter", terzo album dei Rammstein, capolavoro di musica industrial gothic. Tre lunghi anni in cui un gruppo può facilmente perdere la propria strada per intraprendere nuove direzioni spesso rivolte ad un grande pubblico. Il timore che il gruppo teutonico riportasse il proprio nome a galla proprio con un album commerciale, privo delle affascinanti influenze gotiche di "Mutter", aveva più volte attraversato la mia mente di accanito sostenitore della Tristezza in musica come in qualsiasi forma d'arte.
Mi cimento nella recensione del nuovo "Reise Reise" a distanza di diversi mesi dalla sua uscita proprio perché ho preferito ascoltarlo e riascoltarlo prima di poterne parlare e come sotto influsso di un potere meccanico questo reinserire il cd mi ha permesso di apprezzarne qualsiasi sfumatura, facendomi innamorare del più semplice ritornello e di valutarne le differenze con gli altri lavori della band.
"Reise Reise" è allo stesso tempo l'estremizzazione di "Mutter" per quanto riguarda la vena Gothic e le influenze elettroniche, che il collasso di alcune ottime caratteristiche sonore del precedente, come il perfetto impasto di emozioni quali rabbia, dolore, ribellione ed angoscia, in questo alternate perché rese più espressive e piene.
Passare in rassegna i vari brani potrebbe risultare superficiale, specie per chi si appresta a scrivere una recensione dopo un ascolto concentrato per molto tempo. Segnalo comunque "Moskau", la più potente e cattiva dell'album, anche se accompagnata da una voce femminile che ricorda le Tatoo (si scrive così?), o "Morgenstern", energica e distruttiva, ed infine "Amour", ballata dai toni finali non troppo amichevoli, fondata sulle ottime liriche di Till Lindemann.
Un gradino sotto "Mutter".

 


 

Anthony Coia

 

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