Recensione dell'album "Alvefard" degli Otyg. Album Folk/Metal

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Otyg - Alvefard


Copertina dell'album Alvefard degli Otyg
Anno 1998 - Napalm Records

Track-list:

  1. Huldran
  2. I Trollberg Och Skog
  3. Älvadimmans Omdaning
  4. Ulvskrede
  5. Fjällstorm
  6. I Höstlig Dräkt
  7. Myrdingar - Martyrium
  8. Allfader Vise
  9. Fjälldrottningens Slott
10. Trollpiskat Ödemarksblod
11. Draugen
12. Skymningsdans

Nel 1997, prima che diventasse uno psicotico dell'elettronica all'avanguardia, Vintersorg, una delle voci più calde e profonde della Scandinavia, riunisce diversi musicisti per dare vita a quello che è considerato la summa di tutti i lavori del folk-metal: Alvefard.
Se cercate tecnica, assoli e quant'altro, non leggete nemmeno questa recensione. Quest'album è popolato da folletti, leggende, boschi e valli abitate da creature leggendarie e animali. A fare da padrone è l'atmosfera resa palpabile dalla voce profonda e caldissima di Vintersorg, anima del gruppo e artista creativo ai limiti della follia (suo il side-project dei Vintersorg, sua la voce dei Borknagar), che ci guida per tutta la durata del disco, accompagnato sovente dalla bellissima voce di Cia Hedmark, anche violinista del gruppo. La splendida ed evocativa copertina già dice tutti gli intenti di questo gruppo.
Apre le danze Huldran. Subito si capisce di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso, di superiore. Personalmente rimasi disorientato già nei primi secondi d'ascolto. Mai ho sentito una voce simile. Da apprezzare o da disprezzare? Semplicemente il mio orecchio, abituato agli urli disumani del black metal, non era minimamente preparato a un timbro simile. Profondo, particolare, sentire Vintersorg che canta, vuol dire sentire cosa voglia dire cantare veramente. Sono subito chiariti i canoni degli Otyg: una quantità incredibile di strumenti popolari come flauti, arpe a bocca, violini, miscelati sapientemente con batteria e chitarre elettriche e classiche.
La "passeggiata" tra i boschi prosegue lungo le successive canzoni, accompagnati da Vintersorg e soci, e si arriva a Ulvskrede (il dirupo del lupo) in cui Vintersorg canta senza mai fermarsi, come una chiacchierata cantata.
Myrdingar - Martyrium ci riporta tra folletti danzanti e creature del bosco, con un violino incalzante e un buon uso della batteria, che sembra quasi un tamburo a pelle, il tutto riesce a dare ritmo e sostanza a una delle più caratteristiche canzoni del disco.
Skymningsdans è una splendida canzone, ricca di cori, crepuscolare. L'immagine che se ne può trarre è quella di un tramonto invernale, quando i raggi del sole, grazie a una particolare angolazione, filtrano tra le fronde degli alberi che costeggiano i due lati della valle. Triste e bellissima. E voglio fermarmi qui con la descrizione dei brani.
Personalmente vi consiglio questo disco per potervi immergere in un mondo nuovo, diverso dai ritmi brutali e velocissimi del metal, una escursione in nuove tematiche e melodie (e che melodie, certe cose non le sentirete sicuramente tutti i giorni). Allargherete i confini della vostra conoscenza. Questo è un disco da assimilare, capire, apprezzare. Non ascoltatelo mai e poi mai in modo superficiale: uccidereste uno dei capolavori del folk-metal.

 


 

Smaniotto "Lupo Mannaro" Maxence

 

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