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Northwinds
- Masters of Magic

Anno 2001 - Black
Widow

Track-list:
1.
The Great Ancient
2. Over the Mountain
3. Lost Paradise
4. Entre Chien et Lup
5. Violet Raimbow
6. Broceliande
7. King of a Great Mountain
8. Dancing in Moonlight
9. The Book of Thoth
Già
dall'etichetta discografica (Black Widow) si può intuire che si
tratta sicuramente di un ottimo gruppo. Ed infatti, questi
francesi Northwinds, non deludono affatto le aspettative createsi
all'epoca del loro debutto e seguite da questo splendido "Masters
of Magic". Difficile etichettare un gruppo del genere, che
unisce Doom di stampo puramente sabbathiano a prog-folk di matrice
Jethro Tull, uniti ad una buona dose di prog propriamente
"oscuro". Si inizia con una breve introduzione firmata
dal "nostro" Steve Sylvester seguita da "Over the
mountain", pezzo munito di un riff hard fortemente
settantiano che poi si sviluppa seguendo un percorso splendido e
fortemente melodico a metà strada tra dark e prog. Un riff dal
sapore vagamente "maideniano" ci porta invece a "Lost
paradise", pezzo potente e ricco di "carica
metallica"; a questo punto ci troviamo di fronte a quello che
è senz'altro il pezzo più coraggioso del disco "Entre chien
et loup", coraggioso sia per il suo testo in lingua madre,
francese, che per il suo percorso musicale, lungo ed intricato,
che ci porta da territori melodici con tanto di fisarmonica e
flauto, immergendoci in atmosfere antiche ed affascinanti, a
territori di ottimo doom con splendide cavalcate chitarristiche.
"Violet rainbow" e "Broceliande" (quest'ultima
in francese) sono pezzi tipicamente Doom ma con l'inconfondibile
marchio di fabbrica del gruppo. "King of a green
mountain" dopo un inizio progressivo con lontani echi che
rimandano addirittura ai Pink Floyd, esplode rivelandosi il pezzo
più potente e duro dell'album con una sezione ritmica spaccaossa
e le chitarre che macinano riff favolosi.
Dopo questa dose di violenza sonora arriva una sognante ballata,
"Dancing in moonlight", che ci ammalia con le sue
melodie dal sapore celtico. Conclude il tutto un breve pezzo
finale, "The book of thoth", scritto ancora da Steve
Sylvester (Death SS).
Un album veramente sensazionale da un gruppo altrettanto
sensazionale che merita di essere preso in grande considerazione
vista la sua originalità e l'atmosfera veramente
"magica" che si respira in ogni singola nota di questo
lavoro.

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