Recensione dell'album "Like Gods of the Sun" dei My Dying Bride. Album Doom metal

Horror       Editoriale       Cerca       Concorsi       Comunity       Links       Mail Gratis       Horror Shop       Pubblicità       Contattaci

CINEMA           LETTERATURA          MISTERO          MUSICA          FUMETTO          VIDEOGAMES          GRAFICA   

 


DARK ROTTEN SOUND ARCHIVE

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ

My Dying Bride - Like Gods of the Sun


Copertina dell'album Like Gods of the Sun dei My Dying Bride
Anno 1996 - Peaceville

Track-list:

  1. Like gods of the sun
  2. The dark caress
  3. Grace unhearing
  4. A kiss to remember
  5. All swept away
  6. For you
  7. It will come
  8. Here in the throat
  9. For my fallen angel
10. It will come (nightmare)
11. Grace unhearing (Portishell mix) solo nella versione giapponese

I più estremi sostenitori della Sposa Morente non vorranno sentire ragioni, coprendosi occhi ed orecchie, ma è innegabile che quest'album, uscito dopo le due prove più convincenti della band di Aaron Stainthorpe e soci, presenti un calo notevole nell'ispirazione e nei contenuti rispetto ai due monumentali predecessori.
Una stanchezza compositiva è evidente sin dal primo ascolto, i brani si susseguono sempre sintonizzati sulla medesima sfumatura, una staticità e monotonia sin troppo evidente permea la struttura dei brani; la voce di Aaron - abbandonato del tutto il growl - ricalca le medesime tonalità finendo per diventare un lamento senza sbocchi d'uscita.
Quello che maggiormente scarseggia sono le idee, e nemmeno il violino riesce ad essere incisivo come nel capitolo precedente, non bastano alcuni limitati assoli per uscire dal gorgo nel quale la struttura delle composizioni s'ingolfa.
La ripetitività e la monotonia per un genere dilatato come quello proposto dai My Dying Bride è il peggior difetto che possa esistere, e mentre The Angel and The Dark River pur con brani che raggiungevano la ragguardevole durata di 12 minuti riusciva a creare soluzioni affascinanti che non risultavano mai stancanti, in questo nuovo lavoro anche se la durata media dei brani è notevolmente inferiore e la struttura assume maggiormente i connotati della forma-canzone, paradossalmente la staticità ed il registro monotono fanno sì che un senso di assuefazione avvolga l'ascoltatore.
Abbiamo messo in luce i difetti evidenti di un disco imperfetto, ma i lettori non siano tratti in inganno. Nonostante la qualità oggettiva inferiore rispetto ai due capolavori mai ripetuti che hanno preceduto Like Gods Of The Sun, una nutrita schiera di ascoltatori della Sposa Morente è stata, e continua ad essere ammaliata dal tono suadente di quest'opera, segno che i musicisti della brumosa terra d'Albione sono riusciti ad imprimere emozioni in grado di raggiungere le proprie oscure legioni, nonostante un calo compositivo.
Brani come For You, A Kiss to remember o For My Fallen Angel sono superiori - e di gran lunga - al livello medio di brani partoriti da qualsiasi band che abbia cercato di seguire la strada tracciata a suo tempo dai My Dying Bride, il cupo romanticismo che permea le composizioni è di classe (anche se - soprattuto a livello lirico - in quest'album eccede, finendo per diventare melenso; già i titoli delle composizioni evidenziano questo lato), ed il violino elettrico aggiunge il tocco di distinzione che diverrà marchio di fabbrica del gruppo.
L'idea complessiva è di un album che avrebbe dovuto attendere a vedere la luce e che sarebbe dovuto andare maggiormente in profondità senza filtrare eccessivamente con il manierismo, costruito su limitate idee che si sono cercate di dilatare per ricavarne un'ora di musica, quando bastava probabilmente metà del tempo per esprimere quanto si aveva da dire.
Se fosse nato come mini-cd, condensando le idee migliori, con tutta probabilità sarebbe stato l'ennesimo capolavoro.
Così non è stato, ma sono sicuro che chi vive di queste sonorità non rimarrà deluso dall'ascolto di questo lavoro.

 


 

Ian Delacroix

 

CONTACTS