Death in June - The World that Summer. Recensione dell'album

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DEATH IN JUNE - The World that Summer


Copertina dell'album The World that Summer dei Death in June
Anno 1986 - NER

Track-list:

  1. Blood of winter
  2. Hidden among the leaves
  3. Torture by roses
  4. Come before christ and murder love
  5. Love murder
  6. Rule again
  7. Break the black ice
  8. Rocking horse night
  9. Blood victory
10. Death of a man
11. Reprise 1
12. Reprise 2
13. Reprise 3

Non parlerò della polemica che la Morte in Giugno si trascina dietro per il suo filtrare in maniera ambigua con determinati simboli, del boicottaggio avuto da parte di alcuni paesi (la Svizzera in primis, nella quale fu annullato un concerto a Losanna) e di tutte le polemiche politiche annesse.
Non mi dilungherò nemmeno sulla defezione di Tony Wakeford dal gruppo e sulle numerose collaborazioni che ruotano attorno a questo progetto perché sarebbe infinitamente lungo e tediante.
Mi limiterò a parlarvi di musica e di The World That Summer, album della nuova era dei Death In June, di una storica band che dopo gli esordi punk a nome Crisis (da cui provenivano Douglas Pearce - voce e chitarra e Tony Wakeford - basso e chitarra - ) diede alla luce numerosi album che divennero pietre miliari di un genere, il folk apocalittico, per certi versi innovativo nella stagnante e ripetitiva scena dark.
Originariamente quest'album fu pubblicato in doppio ep, e per la prima volta nella creatura Death In June di vide la collaborazione di David Tibet, un'altra icona del genere con i suoi Current 93.
In The World That Summer il suono intimo ed introspettivo degli esordi mantiene le proprie caratteristiche ampliandole ed evolvendosi, trovando una propria armonia e dimensione in capolavori quali Come Before Christ and Murder Love o Tortured by Roses; è forse questo il momento più maturo della Morte in Giugno, apocalittiche visioni danzano, immagini generate da strutture all'apparenza semplici ed immediate, eppure struggenti e decadenti nel loro sinuoso incedere; lo spettro dei campionamenti dei futuri lavori è presente solo come patina sulfurea, tuttavia momenti sperimentali ed angoscianti quali Hidden among the Leaves o Death of a Man lasciano intuire la grandezza delle intuizioni musicali di Douglas Pearce e della sua creatura.
Le voci filtrano con oscuri veli di decadenza trascinando in un lembo da processione oscura mentre la musica solenne sottolinea la disillusione ed il declino dell'universo e delle certezze, disillusione che sfocerà in futuro in album espliciti quali But, What Ends When The Simbols Shatter?.
Anche nelle versioni solamente strumentali (tali sono le tre 'Reprise', rispettivamente di Rule Again, Break the black ice e Blood victory) il discorso non cambia, e non è l'assenza di voci a togliere il senso di precarietà ed ineluttabilità del tappeto sonoro.
Se l'apocalisse scorre nelle vostre vene ben presto non potrete non entrare in sintonia con la Morte in Giugno.
L'estate è alle porte… e forse qualche figura mascherata sta bussando alla porta per voi…

 


 

Ian Delacroix

 

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