Darkseed - Spellcraft. Recensione dell'album

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DARKSEED - Spellcraft


Copertina dell'album Spellcraft dei Darkseed
Anno 1997 - Nuclear Blast

Track-list:

  1. Craft Her Spell
  2. Fall Whatever Falls
  3. Self Pity Sick
  4. You Will Come
  5. That Kills My Heart
  6. Be Ever Heard
  7. Walk in Me
  8. Spirits
  9. Nevermight
10. Senca

Paradise Lost.
La prima volta che ho ascoltato quest'album credevo davvero fosse il nuovo lavoro dei Paradise Lost, giuro.
Eravamo nel pieno del periodo di Icon e Draconian Times per il gruppo di Halifax e nessun gruppo si era mai avvicinato così tanto a quelle sonorità (anche se gli epigoni già abbondavano) quanto questi tedeschi.
Dopo l'intro vagamente 'sciamanica' (ed anche inutile ad essere sinceri) di Craft Her Spell, sin dalle prime note di Fall Whatever Falls ci immergiamo in pieno paradiso perduto, con la voce del cantante che si avvicina pericolosamente a quella di Nick Holmes.
Le chitarre in primo piano che dominano la struttura dei brani, tutti piuttosto brevi (3-4 minuti ciascuno) e trascinanti, che seguono la classica struttura strofa-ritornello-strofa.
Nessuna sorpresa lungo lo scorrere delle varie Self Pity Sick, You Will Come, Spirits: musica piacevole ed accattivante, fortemente debitrice delle lezioni dei maestri del genere.
Di tanto in tanto affiora una voce femminile, a dir la verità non troppo esaltante, ma il ritmo si mantiene costante, oscillando tra dolcezza, oscurità e malinconia.
Solo la conclusiva Senca, che riprende le suggestioni dell'intro, si differenzia dell'omogeneità dell'album, ma siamo ormai giunti a conclusione del viaggio.
I Darkseed non sono certo un gruppo meteora, attivi sin dai primi anni novanta come gruppo death hanno subito l'evoluzione che investì diverse band del genere e che portò alla nascita del gothic metal, e tra cambi di line-up ed incidenti vari sono ancora attivi tutt'oggi.
Non fatevi ingannare dal voto (i voti lasciano il tempo che trovano, molto più significative sono le parole delle recensioni), a me quest'album piace più di quanto quel 3/6 lasci supporre (e sicuramente più di qualsiasi gruppo di gothic metal nato dalla fine degli anni novanta in poi), però cerco di essere il più possibile oggettivo sul valore di un album senza esagerare nel tessere le lodi di gruppi comunque meritevoli.

 


 

Ian Delacroix

 

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