Recensione dell'album "Thy Hurting Heaven" dei Chants of Maldoror. Album Dark

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Chants of Maldoror - Thy Hurting Heaven


Copertina dell'album Thy Hurting Heaven dei Chants of Maldoror
Anno 1999 - Spv

Track-list:

  1. First Hymn, strophe X
  2. Baptism (…until the angel…)
  3. The innocents
  4. 7th veil
  5. Selbsther
  6. The hangman's axiom
  7. Hamlet (Act III, Sc. IV)
  8. Red communion (version)
  9. Reunion & death
10. Of the lost grace

I Canti di Maldoror, opera sublime del poeta Isidore Ducasse (alias conte di Lautremont), rivivono in Italia, almeno spiritualmente, in quest'opera musicale di un gruppo romano, che sin dal moniker lascia intravedere le proprie inclinazioni estetiche.
Basterebbe leggere l'elenco degli immortali a cui questi ragazzi si rifanno nei ringraziamenti del booklet interno: oltre al Lautremont Wilde, Poe, Baudelaire, Mallarmé, Huysmans, Swinburne, Villiers de L'isle Adam, e con loro tutti i più grandi artisti decadenti inglesi e francesi, nonché visionari quali Meyrink e Hoffman, illustri personaggi che un appassionato dell'orrore non può non venerare, per rendersi conto dell'atmosfera che permea questo lavoro.
Un nome compare accanto a questi, anzi, in cima a questi: Rozz Williams 1334.
Musicalmente i Chants Of Maldoror subiscono il fascino del compianto artista che ha tracciato la via del death-rock americano. Il sound dei Christian Death rivive in quest'album, opera prima dell'oscura band italiana.
Nero è il colore di queste note; pittura, poesia e alchimia si fondono nel suono, macabri rituali affiorano dietro un velo di tenebra, le perversioni del marchese De Sade intraprendono un osceno convivio con la raffinata estetica della poesia mallarmeana.
Lo si intuisce sin dai toni della copertina, ove sensualità, innocenza e perversione ammiccano in bianco e nero.
E' il potere eterno dell'evocazione.
E proprio quando si pensa di aver compreso l'umore dell'opera, di averne carpito i segreti, ecco comparire Shakespeare, atto terzo scena quarta dell'Amleto, e un violino a impreziosire il tutto.
Sacher-Masoch viene oscurato per un momento, ma è sempre una tragedia a essere narrata.
Sprofondare a poco a poco nelle delizie dell'abisso, lasciarsi cullare in una landa ove piacere e dolore si trasfigurano.
E non poterne più fare a meno.
Se fossero ancora vivi, gli immortali sopra citati non potrebbero che deliziarsi con questa musica, tra un bicchiere d'assenzio, oppio, oscuri versi e un concerto di Debussy.

 


 

Ian Delacroix

 

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