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Arcturus
- La Masquerade Infernale

Anno 1997 - Misanthropy
Records / Candlelight

Track-list:
1.
Master of Disguise
2. Ad Astra
3. The Chaos Path
4. La Masquerade Infernale
5. Alone
6. The Throne of Tragedy
7. Painting my Horror
8. Of Nails and Sinners
Vi
assicuro che trovare il paragone giusto per descrivere l'assoluta
bellezza di questo lavoro degli Arcturus (per chi non lo sapesse,
i maggiori esponenti del black metal progressivo sinfonico) non è
stato affatto facile. Immaginatevi uno splendido, marmoreamente
candido anfiteatro greco, costruito alle pendici di un cratere
lunare, con lo sfondo di un cielo stellato insensibilmente
filtrato dalla quasi inesistente atmosfera del satellite e sul cui
palco Steinar Sverd Johnsen (alias Trickster G. Rex), accompagnato
dal geniale Jan Axel Von Blomberg dietro le pelli (meglio
conosciuto come Hellhammer) e compagnia.
Rex inscena, attraverso una voce da attore lirico, una
romanticamente affascinante rappresentazione teatrale dal sapore
greco-romano imperniata su riffs deliranti, effetti
elettro-distorti che sembrano andare oltre spazio e tempo,
ricreanti psicotiche ritmiche dal retrogusto a dir poco esotico.
Ed è questa l'atmosfera che pregna l'album per tutta la durata
del suo ascolto, introdotto da una stralunata opener, che attacca
con un duetto operistico del Trickster assistito dallo special
guest dell'occasione, Simen Hestnæs. Oltre a fare da seconda
voce, andrà ad interpretare con incredibile effetto scenico,
passando per l'incursione strumentale di Ad Astra, la splendida
Tha Chaos Path, dalla musica stupefacente e schizofrenica almeno
quanto il testo. Conclusasi la prima parte del disco, l'album
sembra subire una svolta sensibile più nell'inconscio
psico-somatico tanto caro a Freud (e non chiedetemi cosa voglia
dire) che del piano esteriore:
Trickster e le sue voci stereotipate (lontanissime, avrete capito,
dai tipici versi del black!) dalla scelta interpretativa,
cominciano a farla da padroni incontrastati, come dando il via
ufficiale ad un vero e proprio carnevale infernale, insieme a
quelle tastiere che, come nella già prima metà, continuano a
dare quell'aroma speziato nascondendo nella maniera più efficace
l'odore dello zolfo mefistofelico.
E da questo miasma di fumi e vapori orientaleggianti saltano fuori
le quattro splendide tracks finali, in modo particolare risalta la
gloriosa Alone e la conclusiva Of Nails And Sinners, con un
ritornello (se così può essere chiamato) davvero da ode epica.
Un disco indubbiamente per palati raffinati, non può che essere
riconosciuto universalmente come capolavoro: fatelo vostro!!!

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