Recensione dell'album "Apocalyptica" degli Apocalyptica. Musica Classica, Metal... e pop

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Apocalyptica - Apocalyptica


Copertina dell'album Apocalyptica degli Apocalyptica
Anno 2005 - Universal

Track-list:

  1. Life Burns
  2. Quutamo
  3. Distraction
  4. Bittersweet
  5. Misconstruction
  6. Fisheye
  7. Farewell
  8. Fatal Error
  9. Betrayal/Forgiveness
10. Ruska
11. Deathzone

Apocalyptica, ancora!
Finalmente un'ultima uscita, qualcosa di fresco su queste vecchie pagine dall'ormai forte sapore di naftalina. Stiamo parlando del nuovo album dei finnici Apocalyptica, ampiamente pubblicizzato sin da dicembre attraverso il singolo "Bittersweet", quindi finalmente giunto fra le mie mani vogliose di commovente poesia dal retrogusto metallico.
Nonostante il disco abbia fatto più volte conoscenza con il mio lettore non riesco a capacitarmi del valore di un album secondo me quasi inutile per una band di inossidabile consistenza come gli Apocalyptica. I tre strumentisti questa volta hanno ben deciso di affidare la parte cantata (per fortuna solo 2 songs) a Ville Halo degli HIM e Lauri Ylönen dei The Rasmus (pietà), a detta degli interessati grande amico della band. Immaginate le sataniche orde di ragazzine in età pubertale piangere e strapparsi i capelli per gli Apocalyptica! Questo è troppo!
Il nuovo Apocalyptica "puzza" di commerciale e già sentito sin dai primi giri della introduttiva "Life Burns", così troppo punkettona per un gruppo prevalentemente gotico come questo. 
A smentire la falsa riga di partenza però ci pensa la seconda track "Quutamo", paragonabile in termini di potenza e coinvolgimento alla velocissima "Prologue: Apprehension" del precedente "Reflections". Questa song racchiude in sè un'incredibile carica emotiva in grado di penetrare irrimediabilmente i sentimenti dell'ascoltatore così come le grezze  "Distraction" o "Fisheye" e la malinconica "Misconstruction". 
Da segnalare la presenza di un Dave Lombardo (come nel precedente) sempre più scatenato ed in perfetta simbiosi con la musica del gruppo scandinavo.
Tutto sommato un album niente male, ben associabile al definito "Apocalytpica Style" (se non fosse per i due nomi di cui sopra) ma che non aggiunge nulla di nuovo al lavoro precedente.

 


 

Anthony Coia

 

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