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PSYCHOPATHIA SEXUALIS
Tipo:
volume unico "Penso
che il fumetto sia una delle forme contemporanee di romanzo. Non
l'unica, naturalmente, ma una delle possibili forme di sviluppo."
Personalmente concordo con questa affermazione di Igort. Se è vero che
il fumetto - sebbene dotato di un suo linguaggio specifico - rappresenta
un'evoluzione del romanzo, allora dovremmo sforzarci di applicare al
fumetto gli strumenti teorici con cui l'Estetica ci aiuta a comprendere
i romanzi. Fino ad ora, però, i critici e gli studiosi della nona arte
hanno preferito dedicarsi al fumetto come linguaggio, e un'estetica
dell'arte sequenziale rimane tutta da scrivere. Eppure, oltre agli
infiniti fumetti di intrattenimento, abbiamo molti esempi di romanzi
grafici, che potremmo esaminare attraverso categorie estetiche come
quelle elaborate da György Lukács nella sua Teoria del romanzo. I
fumetti possono rispecchiare la desolazione di un mondo ormai insensato
oppure, esattamente come i romanzi fatti di sole parole, essere il luogo
di ricerca del senso della vita. I romanzi del primo tipo, Lukács li
definisce "della disillusione" e Psychopathia Sexualis è
importantissimo proprio come esempio di romanzo (grafico) della
disillusione. Per questo non è stato capito ed è stato censurato. Nel
nostro paese si pensa ancora al fumetto come a letteratura per
l'infanzia, non come ad una forma compiuta e matura di romanzo. Per
questo, la presenza di romanzi della disillusione fra i fumetti non è
concepibile, e chi li realizza è visto come un pazzo che vuole traviare
le giovani menti (mentre si accetta e si studia l'opera di un cineasta
come Michael Haneke). Psychopathia Sexualis è composto da una serie di
brevi ed efferati episodi, incentrati su violenze sessuali, quasi sempre
verso donne e bambini. La rappresentazione della violenza ha uno scopo
preciso: Psychopathia Sexualis è una forma estrema e nichilista di
"fumetto della disillusione", che rispecchia un mondo
abbandonato dal sacro e dall'utopia, ormai privo di senso. Si tratta di
un romanzo grafico che, invece di intrattenere in maniera innocua, osa
mostrare un mondo privo di senso e uomini degradati al di sotto
dell'animalità attraverso la lente amplificatrice del sesso, divenuto
psicopatia sessuale. L'uomo, ridotto a cosa, tratta gli altri come cose.
Le vittime sono oggetti per il piacere, sono come bambole sulle quali è
possibile perpetrare ogni mutilazione. Miguel Ángel Martín suggerisce
con simbolismi fin troppo espliciti che si è giunti a questo per lo
strapotere della tecnica, dell'industria, del capitalismo (contrapposti
all'impotenza del singolo). Nel primo episodio la potenza fallica del
fumaiolo è chiaramente contrapposta all'impotenza sessuale dello
psicopatico. Il protagonista del quinto episodio tiene addirittura in
casa un quadro che rappresenta un'industria. Tutto è osservato con uno
sguardo di ghiaccio, senza indulgenza, senza condanna, senza
compiacimento, e l'apparente naïveté del disegno crea una miscela
scioccante col contenuto della rappresentazione. L'autore sfrutta
deliberatamente un effetto di crescendo: ad ogni episodio alza la posta
dell'efferatezza e della perversione, sfidando la capacità di disgusto
del lettore. Perciò questo fumetto esercita una forma di violenza anche
su chi lo legge. Fonte: www.comicscode.net
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