Dylan Dog - Jack lo Squartatore. Recensione del fumetto Horror

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DYLAN DOG - JACK LO SQUARTATORE

Copertina del secondo numero del fumetto italiano Dylan Dog, Jack lo Squartatore

Tipo: Serie
Periodo: Novembre 1986
Sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Gustavo Trigo
Lettering: Piero Ravaioli
Copertina: Claudio Villa
Casa Editrice: Bonelli

Londra, ottobre 1986. Nella città più misteriosa d'Europa un quintetto particolare è alla ricerca di uno spirito... Una medium e quattro nobili. Vogliono mettersi in contatto non con un fantasma qualsiasi, ma con quello di Jack lo Squartatore. Il perché queste persone ne siano così interessate non si sa. Qualcosa risponde, ma cosa? E quella notte stessa la medium viene uccisa e pare che il colpevole sia proprio Jack!

Secondo numero di Dylan Dog, disegnato con un tratto morbido da Gustavo Trigo, l'albo ci accompagna nel cuore di un redivivo movimento spiritista, tanto diffuso nelle grandi capitali di fine '800, ma riportato in auge dal desiderio di pochi nobili aristocratici. Quando la medium viene uccisa la figliastra si rivolge al famoso (famigerato?) indagatore dell'incubo e al suo aiutante Groucho, che anche stavolta ci intrattiene con battute sagaci.

Fin dall'inizio la sceneggiatura, scritta ancora una volta con maestria da Tiziano Sclavi, ondeggia tra noir e horror. Lo scetticismo di Dylan Dog si accompagna a quello del commissario Bloch fino a quando, proprio nel momento in cui dovrebbe uscirne vittorioso e trionfare nella lineare spiegazione di un puro caso di pluri-assassinio (cioè nel finale), non si incrina di fronte all'inspiegabile.

Il tessuto narrativo si snoda non solo tramite il parlato ma anche, e forse soprattutto, attraverso l'immagine. Un esempio su tutti a pag. 52, quando Dylan e Jane escono dal cinema in cui assistono ad una proiezione (che sembrerebbe essere proprio su Jack lo Squartatore) si nota il titolo del film: Jane Droll, che significa La strana Jane. Che sia un indizio?

Tiziano Sclavi ci ha già abituati con il primo numero (e lo farà ancor di più con i seguenti) agli indizi rivelatori. Anche la sola ricerca di simili molliche di pane vale la pena per una bella lettura di questi albi storici.

Curiosità.

Veniamo a sapere che Dylan Dog faceva parte di Scotland Yard e che poi ne uscì per inventarsi il suo mestiere attuale. La cosa sembra aver gettato discredito sulla polizia stessa.
Un avvertimento per chi avesse il desiderio di fare qualche seduta... Fate attenzione, perché non si ha mai alcuna certezza sui risultati. Vedi pag. 44 per capire meglio.

 

Fabrizio Valenza

 

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