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Belve - Alda Teodorani
Edizioni Addictions - Pag. 124 - Prezzo 10 Euro
"Un
domani, quando si indagherà su chi in Italia, nei nostri anni,
scriveva horror dotati di tutti i crismi dell'intelligenza e
della dignità letteraria, il nome di Alda Teodorani sarà il
primo a salire alle labbra". Queste le parole con le
quali Valerio Evangelisti presenta Alda Teodorani ai lettori
nella prefazione al romanzo.
In
un desolante scenario terrestre post apocalittico l'autrice fa
rivivere l'eterno ed affascinante mito del vampiro, dandone una
delle letture più audaci e personali di sempre.
Un omaggio al genio di Stoker, di Lovecraft, di Shelley, ed ai
loro audaci epigoni del nostro tempo, ma un omaggio
assolutamente sui generis, distante dai cliché che tanto hanno
nociuto all'horror e, soprattutto, dal plagio o, peggio ancora,
dalla parodia.
"Belve" è la storia di Vlad e di una comunità di
vampiri condannata a vivere in un vecchio cimitero all'interno
di Cinecittà, un tempo mecca del cinema, ora "contea"
retta da ferree e disumane leggi, in cui attori e registi del XX
secolo continuano ad accrescere la loro ricchezza.
Se in "Dracula" è una fanciulla mortale a destare nel
vampiro l'antico sentimento dell'amore, in "Belve" è
Brin, un'aliena proveniente da un mondo remoto in via di
disfacimento, ad ammaliare il centenario Vlad. No, non
immaginatevi una improbabile quanto banale storia d'amore:
l'incontro, se così può definirsi, tra Vlad e Brin è soltanto
occasione di crudeli quanto lucide considerazioni dell'autrice
sul genere umano, su uomini che uccidono per futili e volgari
motivi i propri simili, diversamente dalle "belve" e
dai vampiri necessitati a farlo per motivi di sopravvivenza.
Così, ancora una volta, la nostra simpatia va tutta al
"diverso" e, se Vlad avverte con dolore l'inferiorità
della propria razza al cospetto dell'eleganza e della
magnanimità di Brin, noi non possiamo non sentirci inferiori ed
allo stesso tempo immensamente grati nei confronti dei vampiri,
i quali, seppure ci condannano al sonno eterno della morte, ci
regalano quel sogno effimero, ma intensissimo, che è l'arte.
"Belve"
è un romanzo profondo ed intelligente, in grado di suscitare
forti impressioni e dolorose riflessioni se si ha la
sensibilità e la capacità di leggere tra le righe, e che, in
definitiva, raccomando a tutti coloro che vogliono
"sperimentare" letture "alternative"
rispetto ai soliti nomi.

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