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Creature
dell'inferno
Con l'avvento del cristianesimo, nasce la figura del lupo come animale
infernale, antropofago e malvagio. Da sciamano della tribù, si passa
allo stregone.
Nel cosiddetto "Autunno del Medioevo", ogni cosa era peccato,
tutto era visto come ignobile, e l'unica salvezza era la preghiera e il
perdono di Dio. Era Satana che aveva mandato i lupi, e di conseguenza i
licantropi. Il potere della metamorfosi da uomo in bestia, viene visto
come un castigo divino, o come una conseguenza di un patto fatto con
Satana, o all'assunzione di filtri magici. Ed è la caccia alle streghe.
E, ovviamente, ai lupi mannari.
Pochi sanno che furono condannati a morte una quantità enorme di uomini
e donne, anche con problemi mentali o malattie della pelle. Una
quantità seconda solo a quella delle presunte streghe. Venivano
accusati di essere licantropi gli allucinati, i dementi, gli emarginati,
gli affetti da ipertricosi (malattia della pelle che fa crescere in modo
sproporzionato i peli del corpo), e la gente mal vista. Venivano
accusati di avere offerto sacrifici umani al Diavolo, di avergli
dedicato ballate coi corpi spalmati d'unguenti, e anche di avere
invocato demoni che, in cambio dell'anima, offrivano cinture o pelli di
lupo.
La caccia al mostro non migliorò certo con la comparsa della rabbia.
Migliaia di uomini furono bruciati vivi mentre invece avevano bisogno di
cure (anche se a quel tempo non era ancora stato scoperto il vaccino
anti rabbia, ne tantomeno era stata scoperta la rabbia). A pari passo si
stava svolgendo l'eliminazione sistematica di tutti i lupi in Europa. La
rabbia si diffuse principalmente tra lupi, volpi, e cani.
Il licantropo fu visto sempre di più come una creatura mandata dal
maligno, e perciò da scovare e uccidere. Molte persone con problemi
mentali o malattie furono bruciate vive. Pochissimi i casi di grazia.
Uno in particolare riguardò Jean Grenier, il quale aveva una
malformazione alla mandibola inferiore, la quale sporgeva in modo
marcabile. Di carattere violento e affetto da disturbi mentali, questo
ragazzo di quindici anni venne condannato a servire in un monastero in
seguito alla denuncia di Marguerite Poirer, una ragazzina che era stata
attaccata da lui e che si era difesa colpendolo alla schiena e al fianco
con un bastone. Disse che Jean grenier continuava ad urlare di essere un
lupo mannaro, e che l'avrebbe uccisa per mangiarle la carne delle
braccia e delle gambe.
Ci furono altri casi di assassini (oggi diremmo serial killer) che
dissero di avere stretto un patto con Satana per ricevere in cambio una
cintura di pelle di lupo che permetteva loro di mutare forma. Il caso
più eclatante è quello di Peter Stumpft, che all'età di dodici anni
cominciò a frequentare i sabba, e infine si unì con un patto a Satana.
In cambio di una cintura di pelle di lupo, Peter, vendette la sua anima.
Da quel momento, e per la durata di venticinque anni, cominciò ad
uccidere persone ed animali sotto forma di lupo mannaro. Uccise due
donne incinte, e dopo averne asportato il feto dal ventre ne mangiò il
cuore. Uccise molti bambini, e ne mangiò le carni. In tutto fece sedici
vittime, più il suo stesso figlio, a cui mangiò il cervello. Si
macchiò anche di incesto, violentando figlia e sorella. Fu catturato
dai gendarmi, e dopo varie torture, confessò, denunciando anche come
suoi complici la figlia da lui sedotta, e una sua amante. Il suo corpo
venne fatto a pezzi con delle lame roventi, i suoi arti spezzati con una
mazza, e infine fu decapitato. La sua testa fu innalzata su un palo, e
vicino a lui furono sistemate sedici figurine, rappresentanti le sue
vittime.
Necrofago, satanico, incestuoso, adultero; Peter Stumpft è
l'incarnazione di tutti i mali possibili, e attribuibili a un lupo
mannaro.
I tratti del lupo mannaro nel medioevo furono scritti da Jaques Collin
de Plancy nel suo Dictionnaire Infernal.
La bestia del Gévaudan
Il fatto di cronaca riguardante il lupo mannaro più terribile. Al tempo
si pensava a un licantropo, di cui venne sospettato l'ex sindaco del
Gèvaudan, che sarebbe stato visto trasformarsi in un lupo che cammina
su due zampe.
Tutto cominciò nel 1764, quando venne assalita una bambina nel bosco di
Merçoire, presso Lagnogne. Riuscì a sfuggire, e fece una descrizione
accurata della belva: "è grosso come un vitello, con il petto
ampio, il collo robusto, le orecchie dritte, il muso da levriero, la
gola nera con due denti laterali lunghi e affilati, la coda sfrangiata e
una striscia bianca che va dalla sommità della testa all'estremità
della coda stessa. Si muove a balzi lunghissimi."
Da allora la regione del Gévaudan fu assalita da continui attacchi. Le
poche persone che riuscivano a sfuggirle, tra cui una bambina di nome
Jean Denis, impazzirono per lo shock: altre, come una donna di
quarantacinque anni, furono pure sfigurate.
L'otto ottobre dello stesso anno, due cacciatori spararono quattro colpi
durante una battuta di caccia, ma il mostro riuscì a sfuggire. È
palese il riscontro con la rabbia. Infatti, questa malattia, rende
insensibili al dolore.
Senza sosta, gli diedero la caccia prima un reggimento di Dragoni a
cavallo, poi il più celebre cacciatore di lupi della zona. Sterminarono
centinaia e centinaia di lupi, ma la furia della belva non si placò.
Venne accusato di licantropia un certo Antoine Chastel, il quale venne
incarcerato assieme alla sua famiglia. Il 21 giugno del 1765, venne
ucciso un ragazzo di 14 anni, e nello stesso giorno venne sbranata una
donna di 45, e una bambina di cui non trovò più traccia. Chastel venne
liberato.
Il problema arrivò all'orecchio di Luigi xv, il quale incaricò il suo
archibugiere di corte, Antoine de Beauterne, di uccidere la bestia.
Antoine tornò alla corte col cadavere impagliato di un lupo enorme:
misurava quasi due metri, ed era eccezionalmente massiccio. Ma le
aggressioni si susseguirono senza sosta, e il Re, per nascondere lo
smacco, ordinò che le notizie al riguardo fossero censurate.
Non si conosce il numero esatto delle vittime della bestia, ma gli
storici sono sicuri che il numero si aggiri attorno al centinaio. Cento
persone sbranate da una belva.
Non si sa che fine abbia fatto la bestia, se sia morta in una delle
battute di caccia, o sia morta di rabbia; ma si narra una leggenda,
secondo la quale il 19 giugno del 1767, partecipò a una battuta di
caccia Jean Chastel, padre dell'uomo accusato di licantropia. Chastel
preparò in precedenza una pallottola d'argento, ottenuta fondendo un
crocefisso con raffigurata la Vergine, e poi fatta benedire. Poi si
sedette sui gradini della chiesa, aprì un libro di preghiere, e attese.
La bestia arrivò incalzata dai cani. Chastel, continuando a leggere,
alzò la canna del fucile, e fece fuoco.
"Ora non ucciderai più!" avrebbe urlato Chastel. Si dice che
nel luogo dove la bestia cadde, non cresca più l'erba.
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