La persecuzione del Lupo Mannaro, le sue vittime e le storie del Gevaudan

Horror       Editoriale       Cerca       Concorsi       Comunity       Links       Mail Gratis       Horror Shop       Pubblicità       Contattaci

CINEMA           LETTERATURA          MISTERO          MUSICA          FUMETTO          VIDEOGAMES          GRAFICA   

 


MITI & LEGGENDE

TORNA A MITI & LEGGENDE...

Il Lupo Mannaro...di Maxence Smaniotto

Pag. 2 di 3
... precedente    successiva ...

Creature dell'inferno
Con l'avvento del cristianesimo, nasce la figura del lupo come animale infernale, antropofago e malvagio. Da sciamano della tribù, si passa allo stregone.
Nel cosiddetto "Autunno del Medioevo", ogni cosa era peccato, tutto era visto come ignobile, e l'unica salvezza era la preghiera e il perdono di Dio. Era Satana che aveva mandato i lupi, e di conseguenza i licantropi. Il potere della metamorfosi da uomo in bestia, viene visto come un castigo divino, o come una conseguenza di un patto fatto con Satana, o all'assunzione di filtri magici. Ed è la caccia alle streghe. E, ovviamente, ai lupi mannari.
Pochi sanno che furono condannati a morte una quantità enorme di uomini e donne, anche con problemi mentali o malattie della pelle. Una quantità seconda solo a quella delle presunte streghe. Venivano accusati di essere licantropi gli allucinati, i dementi, gli emarginati, gli affetti da ipertricosi (malattia della pelle che fa crescere in modo sproporzionato i peli del corpo), e la gente mal vista. Venivano accusati di avere offerto sacrifici umani al Diavolo, di avergli dedicato ballate coi corpi spalmati d'unguenti, e anche di avere invocato demoni che, in cambio dell'anima, offrivano cinture o pelli di lupo.
La caccia al mostro non migliorò certo con la comparsa della rabbia. Migliaia di uomini furono bruciati vivi mentre invece avevano bisogno di cure (anche se a quel tempo non era ancora stato scoperto il vaccino anti rabbia, ne tantomeno era stata scoperta la rabbia). A pari passo si stava svolgendo l'eliminazione sistematica di tutti i lupi in Europa. La rabbia si diffuse principalmente tra lupi, volpi, e cani.
Il licantropo fu visto sempre di più come una creatura mandata dal maligno, e perciò da scovare e uccidere. Molte persone con problemi mentali o malattie furono bruciate vive. Pochissimi i casi di grazia. Uno in particolare riguardò Jean Grenier, il quale aveva una malformazione alla mandibola inferiore, la quale sporgeva in modo marcabile. Di carattere violento e affetto da disturbi mentali, questo ragazzo di quindici anni venne condannato a servire in un monastero in seguito alla denuncia di Marguerite Poirer, una ragazzina che era stata attaccata da lui e che si era difesa colpendolo alla schiena e al fianco con un bastone. Disse che Jean grenier continuava ad urlare di essere un lupo mannaro, e che l'avrebbe uccisa per mangiarle la carne delle braccia e delle gambe.
Ci furono altri casi di assassini (oggi diremmo serial killer) che dissero di avere stretto un patto con Satana per ricevere in cambio una cintura di pelle di lupo che permetteva loro di mutare forma. Il caso più eclatante è quello di Peter Stumpft, che all'età di dodici anni cominciò a frequentare i sabba, e infine si unì con un patto a Satana. In cambio di una cintura di pelle di lupo, Peter, vendette la sua anima. Da quel momento, e per la durata di venticinque anni, cominciò ad uccidere persone ed animali sotto forma di lupo mannaro. Uccise due donne incinte, e dopo averne asportato il feto dal ventre ne mangiò il cuore. Uccise molti bambini, e ne mangiò le carni. In tutto fece sedici vittime, più il suo stesso figlio, a cui mangiò il cervello. Si macchiò anche di incesto, violentando figlia e sorella. Fu catturato dai gendarmi, e dopo varie torture, confessò, denunciando anche come suoi complici la figlia da lui sedotta, e una sua amante. Il suo corpo venne fatto a pezzi con delle lame roventi, i suoi arti spezzati con una mazza, e infine fu decapitato. La sua testa fu innalzata su un palo, e vicino a lui furono sistemate sedici figurine, rappresentanti le sue vittime.
Necrofago, satanico, incestuoso, adultero; Peter Stumpft è l'incarnazione di tutti i mali possibili, e attribuibili a un lupo mannaro.
I tratti del lupo mannaro nel medioevo furono scritti da Jaques Collin de Plancy nel suo Dictionnaire Infernal.
La bestia del Gévaudan
Il fatto di cronaca riguardante il lupo mannaro più terribile. Al tempo si pensava a un licantropo, di cui venne sospettato l'ex sindaco del Gèvaudan, che sarebbe stato visto trasformarsi in un lupo che cammina su due zampe.
Tutto cominciò nel 1764, quando venne assalita una bambina nel bosco di Merçoire, presso Lagnogne. Riuscì a sfuggire, e fece una descrizione accurata della belva: "è grosso come un vitello, con il petto ampio, il collo robusto, le orecchie dritte, il muso da levriero, la gola nera con due denti laterali lunghi e affilati, la coda sfrangiata e una striscia bianca che va dalla sommità della testa all'estremità della coda stessa. Si muove a balzi lunghissimi."
Da allora la regione del Gévaudan fu assalita da continui attacchi. Le poche persone che riuscivano a sfuggirle, tra cui una bambina di nome Jean Denis, impazzirono per lo shock: altre, come una donna di quarantacinque anni, furono pure sfigurate.
L'otto ottobre dello stesso anno, due cacciatori spararono quattro colpi durante una battuta di caccia, ma il mostro riuscì a sfuggire. È palese il riscontro con la rabbia. Infatti, questa malattia, rende insensibili al dolore.
Senza sosta, gli diedero la caccia prima un reggimento di Dragoni a cavallo, poi il più celebre cacciatore di lupi della zona. Sterminarono centinaia e centinaia di lupi, ma la furia della belva non si placò.
Venne accusato di licantropia un certo Antoine Chastel, il quale venne incarcerato assieme alla sua famiglia. Il 21 giugno del 1765, venne ucciso un ragazzo di 14 anni, e nello stesso giorno venne sbranata una donna di 45, e una bambina di cui non trovò più traccia. Chastel venne liberato.
Il problema arrivò all'orecchio di Luigi xv, il quale incaricò il suo archibugiere di corte, Antoine de Beauterne, di uccidere la bestia. Antoine tornò alla corte col cadavere impagliato di un lupo enorme: misurava quasi due metri, ed era eccezionalmente massiccio. Ma le aggressioni si susseguirono senza sosta, e il Re, per nascondere lo smacco, ordinò che le notizie al riguardo fossero censurate.
Non si conosce il numero esatto delle vittime della bestia, ma gli storici sono sicuri che il numero si aggiri attorno al centinaio. Cento persone sbranate da una belva.
Non si sa che fine abbia fatto la bestia, se sia morta in una delle battute di caccia, o sia morta di rabbia; ma si narra una leggenda, secondo la quale il 19 giugno del 1767, partecipò a una battuta di caccia Jean Chastel, padre dell'uomo accusato di licantropia. Chastel preparò in precedenza una pallottola d'argento, ottenuta fondendo un crocefisso con raffigurata la Vergine, e poi fatta benedire. Poi si sedette sui gradini della chiesa, aprì un libro di preghiere, e attese. La bestia arrivò incalzata dai cani. Chastel, continuando a leggere, alzò la canna del fucile, e fece fuoco.
"Ora non ucciderai più!" avrebbe urlato Chastel. Si dice che nel luogo dove la bestia cadde, non cresca più l'erba.

Pag. 2 di 3
... precedente    successiva ...

 

Maxence Smaniotto

 

CONTACTS