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Cosa
significa HLV?
La sigla H.L.V. e' l'abbreviazione di Human Living Vampire, cioe'
"vampiro umano vivente".
In questa definizione sono racchiuse tutte le caratteristiche principali
dell'essere a cui si riferisce: innanzitutto, human (umano) sottolinea
il fatto che non si parla di mostri leggendari o esseri immortali dai
magnifici poteri, ma di esseri umani pensanti e antropomorfi, simili in
tutto e per tutto alla gente comune che si incontra ogni giorno.
Living (vivente), ribadisce il concetto che non si tratta di creature
non-morte o maledette, ma di viventi, che come gli altri accusano i
sintomi della vecchiaia, seguono lo sviluppo fisico nel corso degli anni
e sono collegate, in definitiva, all'universo sensoriale e concreto come
tutti.
Vampires (vampiri) e' infine il termine che evidenzia cio' che
contraddistingue questi individui, e ne fa una classe di esseri umani a
parte, caratterizzata da esigenze proprie. Questi soggetti infatti
necessitano di assumere l'energia vitale che li sostiene, sotto
differenti forme e con differenti metodi, prelevandola dall'esterno, non
disponendo di una propria "produzione interna" sufficiente.
Un H.L.V. puo' dunque essere considerato un "predatore" di
energia, che avverte il bisogno, per il proprio benessere, di incanalare
in se' la "forza vitale" altrui.
Caratteristiche
generali di un HLV
Il termine H.L.V. (Human Living Vampire) indica una categoria di esseri
umani e mortali, che presentano tutti una caratteristica comune: il
bisogno di assumere energia da altri ed il malessere avvertito quando
questo non e' possibile.
Questo bisogno, che si manifesta in forme differenti a seconda dei casi
e dei singoli individui (alcuni avvertono disagio psicologico, altri
invece manifestano sintomi fisici) prende il nome di "Sete".
Non vi sono regole fisse e canoni ben definiti per caratterizzare un
H.L.V., ogni singolo vampiro e' differente, con delle peculiarità
proprie.
E' tuttavia possibile elencare, al di la' della Sete, alcune delle
caratteristiche più comuni ai "vampiri": prima fra tutte e'
l'avversione per la luce solare.
Spesso,
infatti, un H.L.V. riporta scottature o irritazioni a seguito
dell'esposizione al sole, e in alcuni casi avverte anche emicrania,
nausea, vertigini. La parte generalmente piu' sensibile alla luce di un
H.L.V. sono gli occhi, che possono lacrimare, risultare arrossati,
irritati o addirittura gonfi in presenza di troppo sole.
Un vampiro è in genere molto più attivo durante le ore di buio: molti
H.L.V. sono iper-attivi durante la notte, e non avvertono stanchezza e
sonno, che invece sono molto forti durante il giorno.
Un altro punto comune a molti vampiri è uno sviluppo al di sopra della
media di uno o più sensi: molti H.L.V., ad esempio, possono vedere
nettamente meglio di un individuo medio, soprattutto in condizioni di
scarsa illuminazione; altri hanno un udito particolarmente sensibile, e
riescono a percepire suoni a frequenze che la maggior parte delle
persone non avverte o non distingue.
Dal punto di vista psicologico, infine, molti H.L.V. presentano un
carattere instabile, con frequenti sbalzi d'umore che li portano ad
alternare momenti di profonda depressione ad altri di accesa allegria e
vitalità.
Le caratteristiche elencate sono solo alcune di quelle presentate dai
differenti soggetti, in particolare le più diffuse e comuni; ciò che
rende un vampiro tale, tuttavia, e' la Sete: se un individuo non avverte
questa necessità , non può essere considerato un "vampiro".
Il
risveglio di un HLV
Il termine "risveglio" (o il suo corrispettivo inglese "awakening")
viene impiegato per definire quel periodo in cui un H.L.V. si rende
conto di essere tale.
Il risveglio di un "vampiro", dicono le statistiche, avviene
in generale nel periodo della pubertà, ed accompagna lo sviluppo fisico
e mentale che segna il passaggio dall'eta' dell'infanzia a quella
adulta.
Secondo altri pareri invece, il periodo in cui un H.L.V. si risveglia e'
soggettivo, variabile da persona a persona sia come collocazione
temporale che come durata; sarebbe infatti influenzato dall'ambiente,
dalle amicizie e dai molti fattori che accompagnano lo sviluppo mentale
e sociale dell'individuo.
Ma come inizia il risveglio, e quali sono i fattori che lo stimolano?
Molti "vampiri" non sanno dare una risposta a questa domanda;
il risveglio inizia come un processo silenzioso, spesso senza motivo
apparente, senza un fattore scatenante. Molti H.L.V. raccontano di aver
sempre sentito una diversita', di aver sempre in qualche modo saputo di
non essere completamente "umani", ma ammettono di non poter
fornire una motivazione esauriente a questa consapevolezza.
Molti altri affermano invece che, lentamente, il fastidio provocato dal
sole, l'aumento di attività durante le ore notturne ed il desiderio di
nutrirsi di sangue siano comparsi a cambiare la loro esistenza diurna ed
assolutamente "normale".
Questi due approcci estremamente differenti alla presa di coscienza
della propria natura, così come anche tutti gli altri percorsi
intermedi a questi tramite cui ogni "vampiro" arriva a
comprendere, riconoscere ed accettare la propria natura, sono accomunati
da un percorso psicologico molto simile, che potrebbe essere suddiviso
in due parti successive.
Nella
prima, il "vampiro" appena risvegliato cerca di raccogliere
piu' informazioni possibile riguardo se stesso e le proprie
caratteristiche, informarsi su tutto e tutti e prendere pieno possesso
delle particolarità che lo contraddistinguono. Psicologicamente, questo
primo momento e' molo confuso per molti: eccitazione per la nuova
scoperta, un senso di indecisione e incredulità, insicurezza e domande
a non finire convivono.
Proprio per questo, nella fase iniziale sarebbe molto utile la guida di
un H.L.V. esperto, un mentore che possa dare spiegazioni e consigli
basati sulla propria esperienza e rendere il passaggio meno traumatico.
Mentre
la prima parte del risveglio vede il "vampiro" molo
concentrato su se stesso e sullo studio della propria natura basandosi
sulle esperienze in prima persona, la seconda parte del risveglio porta
gli H.L.V. ad orientarsi molto più verso l'esterno: si inizia infatti
ad avvertire il bisogno di conoscere altri vampiri, di intrattenere
confronti e scambi, di radunarsi.
Si avverte il desiderio di poter parlare della propria natura con un
proprio simile, si fa più forte il desiderio di sapere di non essere
soli.
I sintomi di vampirismo mostrati al momento del risveglio, spesso
tendono ad accentuarsi e farsi più sensibili con il passare del tempo,
ma e' anche vero che, come molti H.L.V. affermano, divengono meglio
mascherabili e gestibili con l'esperienza e l'abitudine, entrando a far
parte della quotidianità.
Volutamente, nella definizione del termine risveglio che apre questo
breve testo, e' stato utilizzato il termine "periodo" e non
"istante", poiché è profonda convinzione che il prendere
coscienza della propria natura richieda tempo, e che possa spesso
addirittura rivelarsi un processo di apprendimento senza fine, con cui
addentrarsi sempre più nel proprio essere tramite nuove esperienze e
conoscenze.
Ma se è possibile stabilire un termine simbolico a questa fase, che non
ne segni l'interruzione definitiva, ma il suo progressivo mutare
d'orientamento e trasformarsi in qualcosa di differente, esso sarebbe
proprio da ricercare in questo sfumare nell'abitudine e nella
quotidianità, in questa accettazione del "vampirismo" e delle
necessità che esso comporta come parte integrante della propria
esistenza e di se stessi.
La
sindrome di Renfield
Spesso la condizione di un HLV e di una persona sofferente della
sindrome di Renfield vengono confusi, sia da chi osserva i due fenomeni
esternamente, sia da chi li sperimenta. Questo articolo si propone
dunque di spiegare brevemente in cosa consista la sindrome di Renfield e
sottolineare i punti salienti che la differenziano nettamente dal
vampirismo vero.
La sindrome di Renfield, descritta per la prima volta dallo psicologo
Richard Noll, si sviluppa nella maggior parte dei casi attraverso tre
fasi:
-inizialmente, di solito durante l'infanzia, viene praticato
l'auto-vampirismo. Chi ne e' affetto cioè si infligge ferite per
poterne bere del sangue, il cui sapore e la cui visione provocano
piacere; dopo la pubertà la pratica viene spesso accompagnata da
masturbazione.
-La seconda fase della malattia, vede invece svilupparsi nel soggetto la
zoofagia: il desiderio, cioè, di cibarsi di animali, in particolare di
berne il sangue. Il malato, in una buona percentuale di casi, accompagna
i propri gesti con pratiche sessuali.
-La fase conclusiva della sindrome infine, porta chi ne e' affetto a
desiderare sangue umano; il malato puo' procurarselo con il consenso
della vittima, ma in alcuni casi si verifica ricorso a violenza e,
all'estremo, addirittura omicidio.
La componente sessuale associata al sangue è molto forte nella
maggioranza dei casi; inoltre si possono verificare anche associazioni
di orientamento più spirituale, che identificano nel sangue una fonte
di vita e potere.
La maggioranza dei soggetti colpiti dalla sindrome di Renfield sono di
sesso maschile, e sviluppano la malattia a causa di un forte trauma
subito in genere nell'età infantile.
Esistono molti elementi che differenziano un HLV da una persona soggetta
alla sindrome descritta sopra: innanzitutto, molti HLV affermano di non
essere in alcun modo sessualmente eccitati nei momenti in cui ottengono
sangue.
Bere sangue porta piacere, ma nessun HLV trova questa sensazione
assimilabile a quella data da un rapporto sessuale; piuttosto molti la
esemplificano paragonandola quella provata quando, avendo molta fame, si
assaggiano i primi bocconi di cibo.
Più che uno stimolante, il sangue per un HLV sembra essere un qualcosa
che calmi un bisogno dunque.
Oltre a questo, la maggioranza dei HLV non si nutre di sangue animale, e
non attraversa la fase di zoofagia.
Alcuni affermano inoltre di non aver mai attraversato nemmeno la fase di
auto-vampirismo, non trovano alcuna attrattiva nel proprio sangue; molti
altri invece, pur desiderando il sangue di un donatore, ricorrono alla
pratica dell'auto-vampirismo quando non e' possibile ottenerne, solo
come ultimo e temporaneo ripiego.
Mentre nella sindrome di Renfield, però, le fasi sono successive, e
dunque irreversibili, molti HLV testimoniano un'oscillazione tra le due,
assumendo sangue proprio solo casi estremi.
La sindrome di Renfield colpisce principalmente soggetti maschili,
mentre all'interno degli HLV non vi e' la dominanza netta di uno dei due
sessi.
FONTE: www.real.laspia.net
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