Kant si chiedeva se "
l'umanità fosse in costante progresso verso il meglio". Affinchè possa tracciarsi un parallelismo con
Pulse II occorre rovesciare l'interrogativo postosi decenni addietro dal filosofo prussiano e metterci una lapide definitiva tramite la risposta più nichilista possibile. In
Pulse II: AfterLife l'umanità ha ormai imboccato la via del suo inesorabile declino: strade desertiche, un mondo che riversa in stato di totale abbandono e desolazione lasciato derelitto a morire agonizzante. Questo scenario post apocalittico fa da sfondo alla storia di un padre e una figlia che cercano di sfuggire dal fantasma senza pace della di lei madre.
A volte, anche i direct to video possono riservare colpi ad effetto. E' il caso di
Afterlife, sequel del
Pulse di
Jim Sonzero dal quale prende le distanze in più di un'occasione per cercare un approccio più personale e intimistico alla vicenda rispetto al suo predecessore. Se nella prima parte si respira un senso di inesorabilità e di fato ineludibile con scenari biblici da groppo in gola, la seconda denota un taglio più personale basato sulla ricerca e sull'interazione tra vivi e morti. Interazione che non potrà mai avvenire in quanto difetta tristemente quel
quid capace di colmare il vuoto dell'infame distacco. V'è un abisso/conflitto insanabile tra i due mondi e tutto il film si basa sulla continua ricerca dell'uno da parte dell'altro. Il regista
Joel Soisson sembra voler affrontare il tema della morte e del fine ultimo cui tutti noi ci troveremo dinanzi in modo diretto e immediato. Come si comporterebbero i nostri cari se potessero dopo il trapasso instaurare una convivenza con i vivi?
La domanda porta ad esiti sconcertanti ed il finale rancoroso non fa altro che avallare la concezione pessimista che il regista vuole infondere alla sua creatura. Così, tra apparizioni fantasmatiche ed un digitale dalla resa discreta assistiamo anche a tratti di poesia intimista (vedi il finale) in un mare eremitico senza speranza. Non tutto è perfetto (i classici difetti costituenti il fardello dei low budget sono anche qui presenti) ma
Pulse II può considerarsi uno dei più recenti compendi di abissale profetizzazione di sventure, amaro e crudele e per questo imperdibile.
Recensione di
Salvatore Mennea.