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Il pianeta del terrore
Il pianeta del terrore
aka: Galaxy of terror
Regia: B.D. Clark
Anno - Paese: 1981 - Usa
Cast: Edward Albert, Erin Moran, Ray Walston, Bernard Behrens, Robert Englund
Genere: Horror
Voto: 4/5
Redattore decker

 
L’equipaggio della nave “Remus”, in missione su “Morgantus”, sparisce misteriosamente. Il primo maestro di Xerches decide allora di inviare un’altra nave, la “Explorer”, per cercare eventuali sopravvissuti. Una volta sbarcati, i membri della “Explorer” verranno barbaramente uccisi uno alla volta da mostri. Gli ultimi di loro saranno costretti a dirigersi verso la grande piramide che custodisce gelosamente il terribile segreto del pianeta “Morgantus” e dei suoi mostri...
Nel retro del dvd (sul quale però non hanno rimesso la copertina della vecchia vhs, che era molto intrigante; precisamente un disegno raffigurante una donna minacciata da due enormi mostri) si legge… “uno dei titoli più cult della new World”...: una definizione pubblicitaria finalmente azzeccata. Sarà anche un B-movie ma parliamo di un film meno stupido e ingenuo di quanto possa sembrare. Va considerato come un sentito omaggio (mediante citazioni e richiami vari) alla vecchia fantascienza (letteraria e cinematografica) che fu (risultato poi bissato con “Monster”, altro omaggio al passato del genere; sempre a cura di Roger Corman). Impossibile non notare un riferimento al vecchio ma sempre attuale “Pianeta proibito”, in relazione ai cosiddetti “mostri dell’id”, che avrebbero, in una sola notte, cancellato l’intera civiltà Krell. L’idea delle paure che uccidono viene qui ben sviluppata, anche se a tratti in modo un pò grottesco (limitatamente alla loro mera materializzazione o realizzazione) ma curioso; se ne dà una spiegazione abbastanza logica (le paure oltre alla funzione di prova del temperamento e delle capacità degli astronauti hanno anche un‘altra funzione molto importante che viene chiarita solamente alla fine del film). Un altro riferimento palese è ad “Alien”: “in primis” per l’ambientazione (il pianeta, ad eccezione dei rottami di navi e della grande piramide nera, sembra una perfetta ricostruzione del LV-426; lo stesso per gli interni dell’astronave molto simili a quelli della “Nostromo”, ma più illuminati; considerando che il film è stato realizzato con un budget davvero risicato, ciò si traduce in una nota di merito al reparto effetti speciali) e non solo a quella verrebbe da dire. Il ritmo è sostenuto e, in pratica, non ci sono mai momenti morti e questo, per un fanta-horror che si rispetti, è essenziale perché tiene incollati gli spettatori. Ovviamente al raggiungimento di tale risultato giova anche il buon soggetto. La storia si sviluppa in maniera estremamente rapida: non ci sono incoerenze, vuoti o forzature di alcun tipo; nemmeno momenti per spiegazioni o riflessioni, se si esclude il finale. Si potrebbe dire un soggetto conosciuto (solita astronave atterrata su pianeta ostile; conseguente semplicistico scontro tra umani e alieni) ma fino ad un certo punto, perché più si va avanti e più aumentano le sorprese che ci fanno abbandonare questo preconcetto. Nel suo complesso e nella sua breve durata (meno di 80 min) il film sembra ben confezionato e tutte le sue componenti ben dosate: suspanse, dialoghi (sempre brevi, mai banali o prevedibili e soprattutto mai fuori luogo) ed effetti speciali; tutto esattamente come dovrebbe essere. Niente è fuori posto, nessun elemento viene inserito solo per “fare densità”, ma per un preciso motivo, comunque funzionale o indispensabile allo svolgimento della storia. L’unico neo si limita ad una scena: quella in cui Cabrin consola Kewod; un pò patetica anche se talmente breve da non guastare la festa a nessuno. Gli effetti speciali sono molto ben fatti. Si segnala il ricorso alla mitica e nostalgica stop motion e quello delle “care” miniature. Alcune scene famose, per così dire, sono: quella del “vermone” oppure quella del mostro che si annida nei corridoi della grande piramide. Anche se la morte più crudele è, senza dubbio, quella di Alomira all’interno di un cunicolo della grande piramide (per chi soffre di claustrofobia certo non è il massimo). Ottimo che a mostri così originali seguano morti altrettanto varie e crudeli (come scordare poi il gratuito e crudele, nonchè irrisorio sgambetto fatto a Beilon, dal “suo mostro”) . Dove non possono i soldi possono le idee, di cui questo film è pieno: dà l’impressione di leggere uno dei primi romanzi della collana urania, esattamente i numeri prima del 100, capaci sempre di stupire e affascinare, risvegliando la fantasia del lettore. Così fa questo filmetto, stupisce. Il cast è interessante: tra i vari vogliamo ricordare Robert Englund, Sid Haig, Zalman King e Ray Walston. Altri nomi noti sono coinvolti nel progetto: direttore della seconda unità un giovanissimo James Cameron, e in produzione la leggenda Roger Corman, il re del B-movie. Come fare un signor film senza spendere ma solo con delle buone idee, degnamente sfruttate e rappresentate.
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