Angosciante, sconvolgente, triste.
Questi attributi non sintetizzano il film, ma ne danno comunque una presentazione del tutto particolare.
Titicus Follies è forse uno dei punti più alti dei shockumentary, in quanto è un prodotto girato da Frederick Wiseman, tra il 22 aprile e il 29 giugno 1966, sulle condizioni di vita alla State Prison for the Criminally Insane a Bridgewater, Massachusetts.
La Corte Suprema del Massachusetts ha però bandito la pellicola per venticinque anni, sostenendo la violazione del diritto d'immagine dei pazienti.
Ma nessuno dei parenti dei "protagonisti" fece denuncia.
Una denuncia, invece, la svolge questo documentario.
In un mondo senza speranze, dove i valori umani sono decaduti con l'etichetta di "pazzi" o "malati" o "paranoici", che si chiama "istituto psichiatrico", non si verificano pestaggi o violenze fisiche, ma degli attacchi tanto sottili quanto subdoli alle psiche umana, che prendono le persone nel loro profondo e che le uccidono poco per volta, da dentro il loro animo.
Gli psichiatri fumano tranquillamente i loro sigari e già hanno fatto le loro diagnosi ai pazienti ancor prima di averli fatti parlare. Anzi, ciò che i pazzi o presunti tali dicono è materiale da usare contro di loro a prescindere, come prova che non sono migliorati ma solo peggiorati.
Una scena rimarrà impressa a tutti: ad un assistito, che da giorni non mangià né beve, viene steso su un letto e, senza problemi, ma come routine, viene
infilata una canula nel naso per fargli prendere un sorta di pappone, non curandosi del motivo di tale rifiuto.
Non mancano anche i malati filosofi, come un signore di mezza età che invoca ad alta voce, in un personalissimo soliloquio, senza motivo per noi "sani", Kennedy, il vicesceriffo, la Palestina, il Giappone e altro ancora.
Tra ossessioni e paranoie, sanità e giudizio altrui, tutti sono in unico girone infernale: quello della gran recitazione parodistica, ogni giorno, della propria parte, della propria vita, del proprio essere.
Il film prende il titolo dal musical messo in scena dagli ospiti dell'istituto, spettacolo le cui scene introducono, chiudono e, a metà film, spezzano la pellicola.
Sconsigliato altamente a chi è molto sensibile. Consigliato a chi ha un certo interesse per la psicologia e le psichiatria.
Unico.