Mentre prega per la perdita della sua amata Valeria, Conan viene scoperto dalla regina Tharamis. Quest’ultima, con l’inganno, lo convince ad imbarcarsi in un’impresa impossibile: scortare una fanciulla, Jenna (la nipote della stessa regina) alla ricerca di un corno che ridarà vita al malvagio Dagoth, il dio dei sogni. In questa impresa Conan sarà accompagnato dall’amico ladro Malak, dal mago Akiro, dalla guerriera Zula e infine da Mombata il capitano delle guardie di Tharamis. Il viaggio si rivelerà irto di pericoli, di ostacoli e potenti nemici come il malvagio mago Thot-Amon………..
Dopo il grande successo riscosso da “Conan il Barbaro”, viene sfornato questo simpatico e semplice sequel, la cui regia viene affidata al mestierante Richard Fleischer (autore di buoni lavori come “20.000 leghe sotto i mari” o “Viaggio allucinante”, ma anche di opere mediocri come “Amytiville 3-D”); certo un paragone tra i due film risulta essere assolutamente improponibile; troppe le differenze sotto ogni punto di vista (basta in tal senso anche l’improbo paragone, sul piano della regia, tra Milius e Fleischer). La storia del secondo capitolo è molto più lineare di quella del primo, piuttosto si potrebbe parlare di un pretesto per poter rappresentare molta azione, che si concretizza in numerosi combattimenti, duelli e via discorrendo. Nel primo, si notava una accurata caratterizzazione dei personaggi, che avevano un certo spessore (non solo il protagonista e l’antagonista, ovvero Conan e Thulsa-Doom, ma anche gli altri personaggi come Valeria o Subotai); ciò nel secondo manca completamente. I personaggi sono “vuoti” e di poco conto, ad eccezione di Conan. Si tenta un’evoluzione del suo personaggio, che però non riesce molto; si cerca di renderlo “più umano”, ma con scarsi risultati. Il primo capitolo aveva un tono molto serio e oserei dire anche solenne (in perfetta sintonia con il personaggio creato da Robert E. Howard); il secondo, invece, è quasi scanzonato e con diversi momenti volontariamente comici (la lezione di scherma che Conan impartisce a Jenna) e, purtroppo, anche involontariamente comici (ad esempio il dialogo tra Jenna e Mombata all’inizio del viaggio; il dialogo tra Jenna e Malak prima del furto del corno: questi sono davvero ridicoli e riportarne il testo sarebbe forse troppo). Questi momenti stridono non solo con il personaggio di Conan ma anche con lo spirito delle sue avventure (almeno per come le immaginava Howard o per come sono state riadattate da Milius nel primo film). Il primo era un film decisamente sanguinario e se vogliamo anche piuttosto crudele (basta ricordare che inizi con il genocidio del popolo di Conan ad
opera degli uomini di Thulsa Doom); nel secondo, invece, si hanno solo due veri spargimenti di sangue, nella lotta contro i custodi del corno, e nella scena finale del duello tra Conan e Dagoth: in questo frangente di sangue ne scorre parecchio, più che in tutto il resto del film. Nonostante la poca originalità e qualche altro piccolo difetto (vedi recitazione approssimativa) il film scorre piacevolmente grazie soprattutto all’azione, agli effetti speciali e a Schwarzenegger (vera incarnazione del personaggio creato da Robert E. Howard e unico attore che, in questo film, reciti in maniera accettabile). Diversi sono i duelli riusciti e coreograficamente belli: si ricordano quello tra Conan e una guardia di Tharamis; quello con il mago Thot-Amon, trasformatosi in una creatura apparentemente invulnerabile; il clou, comunque, è rappresentato dalla lotta tra Conan e il dio Dagoth: un enorme mostro marino dotato di immensi poteri. Gli effetti speciali di Rambaldi sono superbi e come sempre molto curati; da ricordare che il mostro Dagoth veniva animato dal wrestler Andree The Giant, che indossava un pesantissimo costume; inoltre, degna di nota è anche la trasformazione di Thot-Amon in una creatura alata fatta di fumo. Le scenografie e le locations sono davvero splendide, su tutte, però, regna incontrastata quella del castello del mago Thot-Amon, castello interamente fatto di ghiaccio e che si rivelerà essere, in realtà, solo un’oscura visione. Le musiche sono le stesse del primo film e sempre realizzate dal maestro Poledouris; il commento musicale accompagna magnificamente la storia e nelle scene d’azione “fomenta” in maniera incredibile; poche colonne sonore risultano essere così incisive e totalmente indispensabili al film; onestamente senza tale colonna sonora sia il primo che il secondo capitolo della saga di Conan perderebbero qualche punto.