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Dopo la terza guerra del petrolio il mondo è precipitato nel caos. Nelle grandi città la polizia tenta, con la repressione, di mantenere una parvenza di ordine, mentre nelle campagne nulla può contro le svariate bande di criminali. Tra le tante spicca quella del colonnello Stracker che, grazie ad un camion corazzato, detta legge, raziando e distruggendo villaggi. Dopo una scorribanda, Carlie, la figlia del colonnello, fugge dalla pazzia del padre e nella sua fuga si imbatte in Hunter, che la salva dagli scagnozzi di Stracker e porta nel piccolo villaggio di Clearwater. Purtroppo ciò comporta la fine della pace per la piccola comunità che, di li a poco, cadrà nelle mani del colonnello Stracker, giunto li per Carlie e per le provviste del villaggio. L’unico ad opporglisi sarà Hunter, aiutato dall’amico Rusty. Ma riuscirà a fronteggiare l’intera banda del colonnello e soprattutto a fermare “l’invincibile mostro d’acciaio”……….
“Battletruck”, vincitore premio speciale della giura al festival del film di fantascienza di Avoriaz nel 1983, si può collocare idealmente nel filone aperto nel 1979 da “interceptor” di Miller; il contesto storico-politico è quello tipico della cosiddetta fantascienza post-atomica: un mondo allo sbando dopo conflitti planetari (qui chiamati, precisamente, “guerre del petrolio”); scarsezza di fonti di carburante; bande di criminali che dettano legge fuori dalle grandi città e via discorrendo. Sebbene il contesto e la storia riprendano il canovaccio base del genere, sono presenti diverse interessanti varianti: innanzitutto l’ambientazione. Il film è stato girato interamente in Nuova Zelanda e le locations sono quasi tutte montane; boschi, strade sterrate, colline e addirittura montagne. Uno scenario diverso da quello visto nei precedenti film del genere; tutti ambientati in deserti o comunque “in pianura”. L’ambientazione rurale montuosa giova al film, conferendogli un tocco di originalità e di asprezza (a parte la sequenza nel bosco tutto il resto è brullo e piuttosto inospitale); merito anche di una discreta fotografia. Purtroppo però si devono rilevare anche elementi negativi, rispettivamente, nella sceneggiatura e nei dialoghi. Ci sono alcune scene completamente inutili (vedi scena del “voto” dopo le devastazioni causate da Stracker), che rallentano terribilmente l’azione (difetto non proprio da poco se si pensa che uno dei punti forti del film dovrebbe proprio essere l’azione) e appesantiscono la storia (che visto il soggetto dovrebbe essere ben più snella ed essenziale). Lo stesso dicasi per alcuni dialoghi, che potevano essere benissimo evitati, dal momento che risultano scontati e a tratti, se vogliamo proprio essere cattivi, anche sciocchi. Il cast risulta più o meno decente (certo non era richiesta una recitazione da oscar): l’unico nome famoso annoverato è quello di Michael Beck, già visto nel capolavoro “The warriors” e in altri simpatici piccoli film come “Partita con la morte”.
Interessante e decisamente più riuscita, rispetto alla figura del protagonista, quella del villani di turno: il colonnello Stracker; crudele ex militare che tiene a guinzaglio i suoi uomini con la paura e che non risparmia niente o nessuno per raggiungere i suoi scopi ( ad esempio per catturare Hunter rischia addirittura il suo camion in un improbo inseguimento in montagna). Ben girate, avvincenti e anche coinvolgenti tutte le scene d’azione. Alle luce di ciò è un vero peccato che, in fondo, non siano molte: è un piacere vedere le devastazioni provocate dal camion corazzato (affascinante il “look”o assetto, che dir si voglia, del mezzo in questione: completamente corazzato e pesantemente armato). In tal senso, però, va dato adito al regista di averle ben dosate nel corso del film, evitando così una massiccia concentrazione che avrebbe probabilmente generato una certa discrepanza tra il primo e il secondo tempo del film. Nel contesto delle scene di inseguimento, quella in cui Hunter, a bordo di un veicolo leggero preparato dall’amico Rusty, viene inseguito dal mezzo di Stracker, su una strada bianca e in salita, ricorda molto una analoga sequenza di “Duel” (nello specifico, quando Weaver affronta la salita più ripida con la cisterna alle spalle). In definitiva, “Battlettruck” va considerato un prodotto di onesto artigianato, non proprio originale, ma comunque abbastanza piacevole e ben girato, che non sfigura affatto nel filone della Fantascienza post-atomica. Inoltre piccola menzione al titolo davvero "spassoso"
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