|
Lungo la costa inglese un marinaio trova una bottiglia con un manoscritto all’interno, nel quale si racconta una strana e incredibile storia. Durante la Prima Guerra Mondiale la nave merci inglese “Montreuse”, carica di rifornimenti e medicinali per la madrepatria, viene affondata dall U-Boot 33. Al disastro scampano l’americano Bowen Tyler, progettista di sommergibili, la biologa Lisa, il capitano della nave silurata e alcuni marinai; i naufraghi incappano poi, per puro caso, vicino al luogo dell’affondamento, nello stesso U-Boot, emerso per far ricaricare le batterie; sorprendentemente, gli inglesi riescono a prenderne il controllo e dirigersi verso porti amici. Durante il ritorno, però, un ufficiale tedesco riesce a manomettere la bussola e ciò porta il disomogeneo gruppo fuori dalle rotte percorse, fino a raggiungere la mitica Cophron, continente sconosciuto e selvaggio; una terra incontaminata, protetta da un enorme muro di ghiaccio, dove il tempo e l’evoluzione si sono fermati e dove vivono ancora i dinosauri. Un luogo ove la lotta per la sopravvivenza è durissima e non conosce pause, come scopriranno a loro spese.
La storia, alla base del film, è tratta dall’omonimo racconto fantastico dello scrittore Edgar Rice Burroughs. Kevin Connors (autore tra l’altro del piccolo gioiello horror “Motel Hell”; nonché del sequel “Gli uomini della terra dimenticata dal tempo”) dirige con mano sicura e professionale questo “semplice” ma appassionante film, che si presenta, in realtà, come una particolare commistione di generi. E’ possibile suddividerlo idealmente in tre parti o segmenti (addirittura di eguale durata): nella prima abbiamo un vero e proprio film di guerra, nella seconda un film di fantascienza e nell’ultima pura azione. La storia risulta essere estremamente lineare (i colpi di scena risultano essere veramente pochi e comunque di scarso impatto) e a tratti anche ingenua (vedi incipit con ritrovamento di una bottiglia contenente le memorie del protagonista), eppure ci si appassiona subito e molto alle vicende del disomogeneo gruppo di sopravvissuti; le loro peripezie tra dinosauri e cavernicoli intrigano. I dialoghi sono prevedibili ma essenziali e ciò scongiura figuracce, lungaggini fastidiose o sciocchezze varie. Nel cast, che fa la sua onesta figura, spicca il veterano Doug McClure, autentica star del genere: lo si ricorda infatti anche per “Centro della terra continente sconosciuto; Le sette città di Atlantide; Gli uomini della terra dimenticata del tempo e Monster”. Un’altra ingenuità si ravvisa nella caratterizzazione dei vari personaggi: abbiamo il protagonista buono e carismatico, il cattivo viscido e via dicendo; unica eccezione è rappresentata dal personaggio del comandante tedesco; personaggio fuori dai classici schemi e quasi coprotagonista con McClure. Gli effetti speciali sono tutti vecchio stile: niente stop motion ma modellini in plastica e gomma animati su fondali ricostruiti; risultano credibili soprattutto quando il dinosauro non viene mostrato per intero (in tal senso si vedano le scene dell’attacco del plesiosaurus; dei due allosauri nella boscaglia; quella della lotta nella boscaglia tra un carnosauro e un erbivoro). Gli esterni del film sono stati ben scelti, soprattutto quello della foresta, dove si svolge la parte centrale del film. Gli effetti speciali vecchio stile rappresentano sicuramente uno dei punti di forza di questo spassoso film che mette in scena tanti animali preistorici di ere diverse e in continua lotta tra loro, facendo felici gli appassionati al “filone dinosauri”. Anche se le caratteristiche e le proporzioni dei mostri sono tutte sballate “è un piacere vederli lottare tra loro oppure attaccare gli uomini che sono costretti ad abbatterli a cannonate o raffiche di fucili e mitra”. In definitiva un film senza pretese ma fatto con molto mestiere e professionalità che si vede senza che ci si accorga assolutamente del tempo e questo credo che sia un gran bel risultato. Finale aperto e abbastanza riuscito che prepara la strada al sequel ovvero “Gli uomini della terra dimenticata dal tempo”, sempre diretto da Connors e con Doug McClure, stavolta non nelle vesti del protagonista. Curioso che nel 1975 si realizzasse un film già con la possibilità di un immediato sequel.
|
|