Shu-yun, ragazza malata di leucemia, raggiunge la dimora di sua sorella Ji-yun per ivi passare gli ultimi giorni di vita. Il suo inesorabile destino è però alterato quando le viene regalata, come atto d’amore fraterno, un parrucca atta a coprire la calvizia causata dalle logoranti sedute di chemioterapia. E’ proprio questo regalo che sconvolgerà la sua vita; il copricapo sembra infatti esercitare una influenza malvagia e lussuriosa su chiunque la indossi, sorgente di male e distruzione..
Un vero strumento leviatano che sembra non lasciare speranza…
Immergersi nella visione di The Wig (Gabal) è come percorrere un tunnel irto di morte e rassegnazione. Un'opera toccante e disperata che riesce perfettamente a bilanciare la componente horror e quella melodrammatica in un alternarsi di raccapriccianti sequenze shock ed altre invece strazianti e commoventi.
È proprio nell’improvvisa alternanza del connubio “lacrime/morte” che “Scary Hair” posa le sue due anime, le quali brillano di luce propria… due entità in bilico fino alla fine per prendere il sopravvento l’una sull’altra e che lo rendono una vera pietra miliare tra tutti gli horror coreani.
L’esordiente Shin Yeon Won dirige con maestria e vena sperimentale, intento sicuramente meritevole di lode; è inoltre chiaramente percepibile una ricerca estrema del colpo di scena inaspettato, ma soprattutto della particolarità: maniacali e singolari le riprese su oggetti, suppellettili, e non ultimi gli incantevoli paesaggi sui quali si indugia incessantemente.
L’oggetto diviene strumento per trasmettere un qualcosa che, sovente, viene comunicato attraverso la parola.
Il mutismo di Ji-yun viene sostituito da sguardi e silenzi dettati dalla inesorabilità e contingenza delle situazioni.
Ed è proprio grazie alla scelta di aver voluto lasciare spazio alla fantasia che il lungometraggio coreano (da noi ancora inedito) può essere considerato un mosaico con tasselli sparsi in ogni dove; ricongiungerli ed incastrarli non è compito semplice e richiede un’analisi profonda da parte dello spettatore.
Una regia asciutta e coinvolgente che riesce a rendere partecipi della toccante vicenda chiunque, nessuno escluso.
Non viene lasciato un attimo di tregua e si viene catapultati in un universo crudele, senza speranza e senza conforto dal quale è impossibile ogni via di fuga.
Sangue, lacrime, rigurgiti e sofferenza sono il biglietto da visita del gioiello coreano, che, non di rado riesce anche a suscitare paura.
Memorabili un profluvio di sequenze.
Tra tutte è bene ricordare l’indimenticabile e poetica scena finale: lirica, inumana e straziante, capace di non farsi dimenticare e di causare un nodo alla gola difficile da mandare giù, protraendosi anche per giorni dopo la visione...
Un film bellissimo e crepuscolare, che riesce a risvegliare un universo infinito di emozioni, dalla più toccante alla più drammatica... vivere anche per un attimo l’incubo di una vita che sta per volgere al termine, respirare quell'odore di morte e desolazione oltre il quale nessuno fin ora aveva osato spingersi, di orrore circolare destinato a riversarsi su se stesso dove non vi è nessuna possibilità di salvezza o di redenzione.
Questo è The Wig...
Opera funerea e lugubre, ma anche viva e gioiosa: due facce della stessa medaglia in eterno conflitto tra loro.. è orrore straziante, di quello nero e crudo e dall’anima mai più delebile.