May (Angela Bettis) è una timida ragazza che a causa di un
trauma infantile ha subito un grave annientamento della personalità, il quale progressivamente l’ha condotta a rintanarsi nel suo mondo, un microcosmo composto da una bambola di porcellana come unica amica e tanta, tristissima solitudine.
Dopo l’ennesima delusione sentimentale, e consapevole dell’impossibilità di allacciare una minima forma di rapporto col mondo esterno (sicuramente non meno anomalo di lei), la protagonista in un crescendo di insana follia deciderà di costruirsi da sé l’essere che potrà finalmente ricambiare i suoi sentimenti… Indovinate come.
May è un film senza tempo. E’ bene imprimerlo bene in mente.
Raramente capita di immergersi in un intersecarsi di immagini così viscerali, emotive, emozionali. Il regista sin dai primi fotogrammi dimostra l’intenzione di voler scagliarci contro la realtà distorta e piena di stranezze di May, stralunato personaggio per il quale si simpatizza sin da subito, accettandone di buon grado alcune imperfezioni caratteriali e comportamenti anomali.
Il suo dimenarsi affannosamente per uscire da una vita sempre più vacua è commovente; vita vista come trappola invalicabile dove nulla le è ricambiato: dalle pulsioni sessuali, al conforto di un’amicizia, e nell’impossibilità di un amore come le sue coetanee.
Una immensità di agghiacciante solitudine che la porterà a trasformarsi da dolce e timida creatura incompresa a letale angelo della morte.
Tecnicamente tutto è curato come si conviene, ed è inutile menzionare la prova della bravissima Angela Bettis, ormai storica e perfetta nel dare l’anima al suo personaggio.
Una prova sentita che nasce da dentro e non mancherà di coinvolgere chiunque sia in cerca di emozioni che solo la magia del grande cinema riesce a regalare...
Non manca un gustoso omaggio al nostro Dario Argento...
La parvenza di fiaba dark che è stata conferita (nel tempo) al film è decisamente erronea, ben lungi dall’essere tale in quanto determinate situazioni grottesche non fanno altro che enfatizzare il lato drammatico (e di conseguenza orrorifico) della vicenda… Assolutamente non per tutti.
May è una horror love story di amore (non corrisposto), ennesima riprova che per suscitare orrore e repulsione non serva sempre ancorarsi ad elementi soprannaturali, ma semplicissimi elementi attingibili dalla realtà: la solitudine, un cancro di cui numerosi registi si son serviti per portare alla luce capolavori indimenticabili rimasti nella storia. Dal Norman Bates di Psycho a Edward dell'estroso Tim Burton nessuno è riuscito a rimanerne immune, men che meno questa bellissima e dolce versione femminile: May di Lucky McKee.
Trailer May