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Graveyard Ballades - LustNotes
2006, Cimitero Records
Genere: Symphonic Black Metal
Voto: 7/10
Redattore nameless
Data: 26-12-2006

 
Non capita spesso che decida di acquistare cd di una band emergente e semi sconosciuta, soprattutto se non ho avuto almeno una conferma sulla validita' dell'acquisto da qualche recensione letta su internet o sui giornali.
Ma questo cd, invece, l'ho comprato subito, senza leggerne nulla. Sara' stata forse la copertina, che in bianco e nero mi e' sempre piaciuta, in particolare per questo genere di musica, oppure il titolo, (in italiano significa "le ballate del cimitero")che mi suonava interessante, ho speso i miei bravi 14 euro e l'ho portato a casa.
Poi l'ho messo nello stereo e ho sperato che ne valesse la pena.

E devo ammettere che in effetti e' stato cosi'!
La prima traccia completa dell'album e' davvero molto bella, e fa subito capire che l'acquisto e' stato azzeccato.
Per tutta la durata del cd, un'ottima base ritmica si mescola ad una interessantissima melodia ed una spettacolare voce: i Lustnotes, in tutte le song, non danno tregua fino alla fine del pezzo, in un incalzare di giri e di testi ben congeniati e di grande impatto sull'ascoltatore.
In particolare, nella scaletta, spiaccano per originalita' e piacevolezza "dawn is dead", "forever mine" e la gia' citata "Black Minstrel of Death".
Un tocco in piu' al cd viene inoltre dato anche dal fatto che sono presenti due tracce non in inglese: "Madleine", in francese, e "Il trionfo", tutta in italiano!
Il segreto che questa band sembra utilizzare per realizzare pezzi cosi' interessanti e' quello di mischiare una base molto melodica e delle strutture dei pezzi e dei tempi che ricordano un po' quelli della musica classica, con un sound potente e cattivo, graffiante e forte, in un contrasto di notevole effetto.

A giocare a sfavore di questo cd, putroppo pero', ci sono due elementi: innanzitutto, si tratta del primissimo lavoro discografico della band, e in alcuni punti questa inesperienza si sente, soprattutto quando il gruppo cerca di lanciarsi in virtuosismi non sempre realizzazti alla perfezione, non tanto per carenza di tecnica, quanto di abitudine ai meccanismi ed alle esigenze della registrazione, dissimili da quelli delle performance live.
In secondo luogo, la scelta dei suoni non e' esattamente consona allo stile del black metal sinfonico a cui la band sembra ispirata: spiccano poco le sezioni di archi e voci, per dare risalto in alcuni punti eccessivo alle chitarre, dal suono piu' vicino a quello del metal tradizionale che black.

Tirando le somme finali comunque, devo dire che non sono affatto pentito del mio acquisto, e che lo consiglio caldamente, anzi, a tutti gli amanti del Symphonic Black sullo stile dei Dimmu Borgir, che di certo non potranno non apprezzare l'originalita' e le ottime idee di questo gruppo emergente che promette tanto bene per il futuro.
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