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Vengono dalla affascinante e arcana terra lucana gli Ecnephias e propongono un black death anch'esso assai affascinante e particolare. Prima di addentrarci in questo promo (November) composto di 5 tracce, tra cui un'intro assai suggestiva e uno strumentale di chitarre posto in chiusura, vorrei precisare che ci troviamo di fronte ad un lavoro personalissimo, ostico da valutare ma sicuramente valido, complesso e suggestivo: sono certo che lo si amerà oppure, forse, lo si rigetterà (specie negli ambienti ortodossi e chiusi del black old school) ma su un punto non credo si possa dubitare e cioè, ritengo, sulla bravura e la classe con cui questi ragazzi intendono il metal estremo. Questo perché i nostri si muovono su più campi, dal black epico nordeuropeo al death americano passando per il folk delle loro terre e certa dark music inglese ravvisabile in alcuni utilizzi delle - rare - clean vocals e in alcuni arpeggi melanconici frapposti tra un riff e l'altro. Gli Ecnephias sorprendono e lo fanno anche perché provengono da una zona d'Italia in cui è difficile trovare una scena metal degna di questo nome, fatta eccezione per i pochissimi gruppi degli anni '90 che, ahinoi!, si sono spenti nell'arco di poche uscite promozionali, come tanti altri d'altronde. Allora ancor più credo sia giusto e doveroso incoraggiare chi, nel deserto, ha pure il coraggio di presentarsi con un abito proprio senza dover essere per forza di cose paragonati a questo o a quel gruppo in particolare. Holy Winds è il primo brano vero e proprio, dopo l'intro, e fa male davvero: una strofa black minimale - Impaled Nazarene style? - segue il doom riff d'apertura e ci porta verso il potente refrain, cadenzato e imperioso, in cui la voce di Mancan esprime tutta la forza del growl death. Bello e melodico anche lo stacco a metà durata del brano, con le chitarre che disegnano armonie suggestive e ricercate. Il successivo Lost Love Ballad è un brano sognante e morboso, doom e assai melodico: da segnalare le voci della strofa e la linea di chitarra che rapisce immediatamente l'ascoltatore. Recall of the wood parte sparato, come il black più canonico, ma rapisce il refrain in cui la voce parlata di Mancan tocca livelli di profondità e gelo davvero rari. Molto bene anche la sezione ritmica, precisa e potente anche se alcuni suoni - vedi cassa - risultano penalizzati da una produzione forse un po' troppo cupa in diversi punti. Già, lavorare su una migliore produzione in futuro, puntare su un sound ancora più originale, potente e innovativo e credere nelle proprie capacità (indiscutibili, visti anche i precedenti trascorsi metal dei singoli musicisti impegnati negli Ecnephias) senza arrendersi mai: questo è il mio consiglio per i musicisti lucani a cui auguro un futuro brillante e denso di soddisfazioni. Unico consiglio che sento di dover dare riguarda l'uso della voce: credo che Mancan, pur sufficientemente abile nello screaming, si esprima meglio nel growl death e in certi esperimenti di clean vocals, morbose e maligne, per cui cercherei di calibrare i futuri lavori sulla base di questo mio parere. Ma ovviamente è il mio gusto personale e comunque non intacca il valore, alto, che nel complesso possiede la musica di November. Vi attendo al varco con il prossimo lavoro perché un eventuale passo falso sarebbe assai nocivo per il progresso di un sound che necessita ancora, come ovvio, di maturazione e conferme. Buon punto di partenza e vi aspetto dal vivo, magari assieme ai vs. conterranei Infernal Angels che pure apprezzo, a Firenze o dintorni!
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