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PROFONDO ROSSO
Interpreti: Macha Méril, David Hemmings, Daria Nicolodi, Clara Calamai,
Gabriele Lavia
Giulio Brogi, Glauco Onorato, Glauco Mauri, Eros Pagni, Geraldine Hooper
Regia: Dario Argento
Anno: 1975
Durata: 123 min. ca


A
Roma, durante una conferenza di parapsicologia, la medium Helga avverte
una presenza malvagia e crudele… poco dopo viene massacrata
all'interno della sua abitazione…
Del caso si occupa la giornalista Gianna che, affiancata da Mark, un
musicista testimone del primo omicidio, indaga in quella che si rivela
essere una catena di delitti che fanno capo ad una vecchia villa
contenente, tra le sue mura, un'agghiacciante segreto…
Dario
Argento firma la regia della sua opera più riuscita. Profondo rosso si
distacca dalla triade di gialli precedenti perché presenta un nuovo
modo di raccontare la paura, qua contaminato con atmosfere
"paranormali"…
A garantire il grande successo del film, oltre ad una impeccabile
sceneggiatura opera di Bernardino Zapponi e riscritta da Argento stesso,
la musica di Giorgio Gaslini eseguita dai Goblin e interpreti, anche in
ruoli di secondo piano, di grande professionalità.
Il titolo di lavorazione "La tigre dai denti a sciabola"
voleva significare una sorta di continuità con le precedenti fatiche
del regista, ma venne fortunatamente cambiato nel più efficace titolo
conosciuto… Anche perché, di fatto, questa pellicola si pone a metà
strada tra l'Argento filo hitchcockiano e quello più estremo e
visionario che seguirà, distaccandosi quasi nettamente dalle precedenti
fatiche dell'autore.
Pur trattandosi di un giallo, Profondo rosso ha qualcosa di
"magnetico" e indefinibile che lo ha reso un vero e proprio
capolavoro, senza mai risultare datato, che è stato visto ed apprezzato
da diverse generazioni.
Uno dei più grandi successi thriller del decennio (assieme a Lo squalo
e L'esorcista).
Il primo vero film in cui Argento libera la sua creatività (i delitti
cruenti, al limite della sopportazione visiva per quegli anni) e da
sfogo ad un campionario di visioni che oscillano continuamente tra
l'incubo e la realtà, senza mai approdare ad una razionalizzazione
(peraltro impossibile) della paura…

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