"Opera" di Dario Argento. Recensione e copertina del film

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OPERA
(AKA Terror at the opera)
Interpreti: Christina Marsillach, Ian Charleson, Urbano Barberini, Daria Nicolodi
Carolina Cataldi Tassoni, Antonella Vitale, William McNamara, Barbara Cupisti
Francesca Cassola , Maurizio Garrone, Sebastiano Somma
Anno: 1987
Durata: 100 min. ca

Opera di Dario Argento. Locandina del film Horror

Chiamata a sostituire una cantante lirica vittima di un incidente (non accidentale, scopriremo), Betty debutta cantando per il Macbeth nel Teatro Regio di Parma, con grande acclamazione di pubblico e critica.
Durante l'esibizione, una maschera del Teatro viene uccisa e gettata da un palco, ed il delitto viene frainteso come un incidente.
Betty si ritrova sola con il suo amante, il giovane aiuto regista, mentre qualcuno, con indosso un cappuccio, l'afferra da tergo, la imbavaglia, e quindi la lega ad una colonna. Una serie di spilli, tenuti insieme da nastro adesivo, vengono posti sotto le palpebre della spaurita Betty che, così acconciata, non può fare a meno di assistere allo scempio commesso sull'ignaro ragazzo che, colto di sorpresa dall'assassino, viene letteralmente sgozzato…
E' l'inizio di un incubo, perché sempre più spesso il maniaco sottopone Betty ad assistere, inerme, a brutali e sanguinosi delitti…
Persino la sarta del Teatro, che rinviene un braccialetto perso dal killer mentre infieriva su dei corvi di "scena", viene orribilmente sgozzata sotto lo sguardo dell'inerme cantante…
Nel frattempo un ambiguo commissario di polizia, incaricato dell'indagine, pone sotto scorta Betty, inviando a casa della ragazza l'agente Daniele Soave…
Mentre le indagini condotte dalle forze dell'ordine non conducono da nessuna parte, il regista teatrale viene illuminato da un'idea: liberare i corvi nel Teatro, durante una rappresentazione del Macbeth, i quali, memori di essere stati aggrediti, si avventano sull'assassino strappandogli un occhio.
La follia del killer nasce da un morboso rapporto sado-maso vissuto, in passato, con la madre di Betty: costei, sadica sanguinaria, si concedeva solamente dopo un efferato delitto…
Dopo la morte dell'amante, l'assassino credeva di ritrovare, nella figlia, le medesime pulsioni di amore/morte…

Diciamolo subito, a scanso di equivoci, Opera è un bel film. E' realizzato con grande accuratezza (si trattava di una co-produzione Rai di quasi 10 miliardi dell'epoca), l'incipit del film rasenta la perfezione e le riprese, anche quelle più apparentemente sghembe e fuori fuoco, sono frutto di una maniacale messa in scena voluta da Argento.
La soggettiva dei corvi, per la quale venne eretta una maestosa gru all'interno del Teatro, è un pezzo raro di grandissimo cinema italiano. Come grande cinema è l'omicidio di Myra (Daria Nicolodi), trafitta da una pallottola esplosa dallo spioncino di una porta.
Ma… ma qualcosa, durante la visione del film, non convince. Sarà l'interpretazione fredda e senza sentimento di Barberini (che già dalla prima comparsa si comprende essere l'assassino), sarà l'aspetto incerto e poco convinto della Marsillach…
O forse i dialoghi, quei dialoghi (opera di Argento, in concerto con Franco Ferrini) che lasciano basiti in certi momenti ("Lo vuoi? Lo vuoi? E' tuo! Vieni a prenderlo", grida la Cataldi mentre viene inseguita dal killer; "Io non ho fatto niente, volevo solo che l'anima uscisse da loro!", proclama l'assassino nel delirante finale, braccato dalla polizia)…
E poi quella svolta incredibile, insensata e priva di qualsiasi legame con la verosimiglianza, del manichino gettato tra le fiamme, e scoperto tale, dopo una settimana di indagini della polizia…
Opera, dunque, va affrontato solo ed esclusivamente su un piano visivo: perché è su questo livello di "interpretazione" che il film assurge ad apoteosi dello spettacolo più viscerale. Quelle immagini che colpiscono allo stomaco e che conducono nei labirinti del sogno/incubo, dove non esiste -perché non conciliabile- alcuna razionalizzazione, alcun senso…
L'omicidio, insomma, come una delle "belle arti"… ne più, ne meno.
Opera presenta, sul piano "narrativo nascosto" che il regista porta avanti da anni, parecchie similitudini con Tenebre: qua un regista teatrale "sadico", là un autore di libri violenti.
In Tenebre l'assassino commette i delitti seguendo la trama del libro e quindi -per traslazione- il regista stesso sembra volerci comunicare che è autore di un autore che, in un circolo senza fine, produce morte; in Opera il regista teatrale è il simulacro del regista mancato dello Sferisterio di Macerata (dove Argento avrebbe dovuto girare il Rigoletto, ma ne venne poi bandito)…
Da segnalare la presenza, in un piccolo ruolo, del caratterista Franco Diogene (come poi ne La Sindrome di Stendhal), una di quelle facce che si vedono in ogni film, a dispetto della dimenticanza del nome.
Metafinale nel film, ambientato in Svizzera, con richiamo al precedente Phenomena, e svelamento del trucco delle "mosche filoguidate"…
Alcune curiosità sulla presunta "maledizione del Macbeth": prima dell'inizio delle riprese la parte di Betty doveva essere dell'attrice Giuliana De Sio, che venne a scontrarsi duramente con il regista per la mancata attribuzione del ruolo.
Mentre, durante la lavorazione del film, la Guardia di Finanza impegnata in una indagine sul consumo di sostanze "stupefacenti" fa irruzione in casa di Argento e Nicolodi e rinviene alcuni grammi di hascisc… Per due giorni, Argento e la sua compagna rimangono chiusi in galera…

 


 

Fabio Pazzaglia

 

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