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LA MORTE HA SORRISO
ALL'ASSASSINO
(aka: Sette strani cadaveri - Death Smiled at Murder -
Death Smiles on a Murderer)
Interpreti: Ewa Aulin, Klaus Kinski, Giacomo Rossi Stuart,
Sergio Doria, Angela Bo,
Attilio Dottesio, Marco Mariani, Luciano Rossi, Carla Mancini, Fernando
Cerulli, Pietro Torrisi
Regia: Aristide Massaccesi
Soggetto e sceneggiatura: Joe D'Amato (Aristide Massaccesi), Claudio
Bernabei
Anno: 1973
Durata: 90 min. ca


Un
medaglione ed un antico rituale Inca danno l'opportunità a Franz
(Luciano Rossi) di riportare in vita la sorella Greta (Ewa Aulin) con la
quale è legato da un morboso rapporto sessuale che sfocia nell'incesto.
Anno 1909: dopo un incidente in carrozza, e relativa morte del
cocchiere, Greta viene ospitata all'interno di una villa, attirando le
attenzione prima del marito, Walter von Ravensbrück (Sergio Doria) poi
della moglie stessa, Eva von Ravensbrück (Angela Bo).
Intanto una serie di morti misteriose, tra le quali anche quelle del
patologo Sturges (Klaus Kinski) inizia a funestare l'ambiente festoso
della tenuta…
Dopo essere stata murata viva da Eva, invaghita e gelosa, Greta riappare
sottoforma spettrale e continua la scia di sangue, sulle cui tracce si
colloca un impotente ispettore (Attilio Dottesio)…
Esordio
in regia per Massaccesi, dopo una lunghissima gavetta come tuttofare
nell'ambiente del cinema, ed unico film siglato con il suo vero nome (a
fronte di un incalcolabile numero di pseudonimi, sul cui numero
tutt'oggi regna il dubbio)…
Si tratta di un horror gotico, con momenti di violenza grafica molto
forti (considerato l'epoca) tipo un volto sfigurato da un coltello, un
cadavere sbudellato, una fucilata in faccia e via splattereggiando…
Una trama piuttosto contorta e confusionaria, non preclude al regista la
possibilità di portare sullo schermo buone sequenze di tensione e di
erotismo, come poi si verifica in tutto il cinema successivo realizzato
(come regia o come produzione) da Massaccesi…
"Segno cinema", in una scheda dedicata al film, lo definisce
come primo "splatter-gotico", anche se sostanzialmente
l'andamento della pellicola è molto rilassato.
Decisamente interessante appare, però, l'ultima mezz'ora, quando
mostra, oltre alle apparizioni spettrali di Greta (con il corpo
putrefatto), delitti fantasiosi e graficamente ben rappresentati.
Buono l'accompagnamento musicale -datato e tipico dell'epoca- che, dopo
un incipt di "culto" sui titoli iniziali della pellicola,
sottolinea efficacemente le sequenze centrali e finali dell'intera
storia.
Comunque, in nuce, sono contenuti tutti gli elementi che caratterizzano
le tre successive (e incisive) opere splatter del regista (Antropophagus,
Buio Omega e Rosso
Sangue): sesso, violenza e sangue.
Da ricordare, come momenti significativi, la suggestiva sequenza della
muratura di Greta (palesemente ispirata da Il gatto nero di Allan Poe),
le apparizioni inquietanti di Greta sottoforma cadaverica ed un ballo in
maschera da "brivido"…

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