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K-FILES
di Laura Cherri
  
 
INTRODUZIONE
CON TAPPETO ROSSO
Prima
Puntata
†TORNA A MONOGRAFIE...†

Ho
pulito questo salone da cima a fondo, lampadario di cristallo incluso.
Sto stendendo il tappeto rosso che si riserva alle celebrità, e mentre
lo srotolo penso alla persona che mi preparo ad accogliere. È tutto
virtuale, intendiamoci, tappeto compreso, ma se devo parlare di un
artista che nel corso degli anni ho imparato ad amare profondamente,
voglio farlo come si deve, creando nella vostra testa, o gentili
lettori, l'illusione di una bella sala con il tappeto rosso che porta a
un trono fatto di libri.
Eh, sì, ne ha scritti così tanti da poterci costruire uno scranno di
carta. E quando costringi la gente a comprare una nuova libreria perché
il numero dei volumi esige (e merita) uno spazio tutto per sé, allora
puoi dirti soddisfatto. In fondo fai felice un mucchio di persone: i
fans che ricevono annualmente la loro dose di cellulosa intrisa
d'inchiostro e i costruttori di librerie. Scherzi a parte, si tratta di
romanzi e raccolte di racconti di alta qualità che strappano alla
sottoscritta un sorriso ogni volta lo sguardo corre a tutti quei dorsi
che riportano lo stesso nome, uno dopo l'altro, una sfilza che sembra
interminabile. Se un autore ti accompagna, di anno in anno, dalla
fanciullezza all'età adulta è inevitabile provare una punta di dolce
nostalgia, come quando si guardano le foto che illustrano la propria
vita. Per me è così.
La persona che sto aspettando ha avuto tutto dalla vita, ma proprio
tutto, comprese quelle esperienze che, potendo, si vorrebbero evitare,
come i due calci in bocca (metaforici) da parte di un padre "mordi
e fuggi" e un'infanzia nella contemplazione di una madre sfiancata
dal gravoso compito di crescere due figli da sola. Come risarcimento per
un inizio così poco incoraggiante il destino volle regalare al piccolo
Steve un talento invidiabile che lo avrebbe portato a diventare ciò che
è oggi.
È cresciuto in altezza (eccome) ma è rimasto un bimbo con una fantasia
inesauribile. Anche la sua fama è cresciuta, fin quasi a schiacciarlo
sotto bottiglie d'alcool e stupefacenti. Poi il destino ha deciso che
forse gli aveva concesso troppo e gli ha fatto incontrare un certo Bryan
Smith che, salito a bordo di un minivan blu assieme al suo cane, lo ha
centrato in pieno, procurandogli un milione di fratture. La Signora con
la Falce già si preparava a pubblicargli un best-seller dell'altro
mondo, e invece grazie a Dio (e a un'équipe medica modello E.R.) il
Nostro ci è stato restituito, un po' acciaccato ma vivo. In seguito, le
interviste da lui rilasciate a tv e radio si sarebbero aperte con una
frase che sembra l'incrocio tra una battuta di spirito e un silenzioso
ringraziamento alla sua buona stella. "Grazie di aver accettato
l'invito", dice il giornalista di turno. Al che King ribatte:
"Oh, be', sono felice di essere qui. E come dico spesso,
ultimamente sono felice di essere ovunque."
Ma facciamo silenzio, mi pare di sentire un rumore. Passi lungo il
corridoio. Ed eccolo che si presenta sulla porta: jeans e felpa dei Red
Sox, il solito look alla "hey, amico, io sono uno come te"
unito a quel particolare carisma che non deriva dall'aspetto fisico,
bensì dal suo essere un abile intrattenitore, sia sulla carta che sul
palco. I critici letterari mugugnano in un angolo. I fans hanno negli
occhi quella luce tutta speciale che illumina lo sguardo di chi prova
genuina ammirazione. Quest'omaccione alto e (ammettiamolo) non proprio
bellissimo è un tipo alla buona con un senso dell'umorismo esilarante.
Non c'è giornalista che non sia scoppiato a ridere durante una delle
sue interviste. Non c'è pubblico accorso alle sue letture dal vivo che
non abbia fatto lo stesso. Io mi sono ritrovata a ridacchiare mentre ero
immersa in una delle sue storie più horrorifiche e a gioire di quel
black humour impagabile.
Sì, Stephen King è innanzi tutto una persona spiritosa. La sua prima
spiritosaggine l'ha sciorinata il giorno del suo concepimento. Ironia
della sorte, è venuto al mondo poco dopo che i suoi genitori, in preda
al desiderio di un figlio che non arrivava, avevano adottato un
pargoletto di nome David. Bisogna ringraziare mamma e papà King per non
aver perso la voglia di fare quattro salti nel letto anche dopo l'arrivo
di David. Fosse successo, un mucchio di bei libri non sarebbe mai stato
scritto. E non avremmo quella strepitosa icona horror che è il volto
ghignante di Jack Nicholson che mormora: "Wendy, dammi la mazza…"
Procediamo con calma, avremo tempo per parlare di tutte queste cose.
Ecco che lo scrittore si aggiusta gli occhiali e guarda il trono di
libri con un mezzo sorriso. Lancia un'occhiata ai critici che continuano
a mugugnare nell'angolo e dice: "Quei signori hanno sempre
affermato che i miei libri sono scritti con le chiappe, non PER le
chiappe, ma il concetto resta più o meno quello, no?" Strizza
l'occhio ai critici e si siede.
Risatine tra i fans, sguardi torvi tra i critici. Bene. Il Re è qui.
Silenzio. Si comincia, gente.


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