Monografie horror. Stephen King, il "Re" della letteratura orrorifica contemporanea.

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K-FILES
di Laura Cherri

Lo scrittore horror Stephen King

INTRODUZIONE CON TAPPETO ROSSO

Prima Puntata

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Ho pulito questo salone da cima a fondo, lampadario di cristallo incluso. Sto stendendo il tappeto rosso che si riserva alle celebrità, e mentre lo srotolo penso alla persona che mi preparo ad accogliere. È tutto virtuale, intendiamoci, tappeto compreso, ma se devo parlare di un artista che nel corso degli anni ho imparato ad amare profondamente, voglio farlo come si deve, creando nella vostra testa, o gentili lettori, l'illusione di una bella sala con il tappeto rosso che porta a un trono fatto di libri.
Eh, sì, ne ha scritti così tanti da poterci costruire uno scranno di carta. E quando costringi la gente a comprare una nuova libreria perché il numero dei volumi esige (e merita) uno spazio tutto per sé, allora puoi dirti soddisfatto. In fondo fai felice un mucchio di persone: i fans che ricevono annualmente la loro dose di cellulosa intrisa d'inchiostro e i costruttori di librerie. Scherzi a parte, si tratta di romanzi e raccolte di racconti di alta qualità che strappano alla sottoscritta un sorriso ogni volta lo sguardo corre a tutti quei dorsi che riportano lo stesso nome, uno dopo l'altro, una sfilza che sembra interminabile. Se un autore ti accompagna, di anno in anno, dalla fanciullezza all'età adulta è inevitabile provare una punta di dolce nostalgia, come quando si guardano le foto che illustrano la propria vita. Per me è così.
La persona che sto aspettando ha avuto tutto dalla vita, ma proprio tutto, comprese quelle esperienze che, potendo, si vorrebbero evitare, come i due calci in bocca (metaforici) da parte di un padre "mordi e fuggi" e un'infanzia nella contemplazione di una madre sfiancata dal gravoso compito di crescere due figli da sola. Come risarcimento per un inizio così poco incoraggiante il destino volle regalare al piccolo Steve un talento invidiabile che lo avrebbe portato a diventare ciò che è oggi.
È cresciuto in altezza (eccome) ma è rimasto un bimbo con una fantasia inesauribile. Anche la sua fama è cresciuta, fin quasi a schiacciarlo sotto bottiglie d'alcool e stupefacenti. Poi il destino ha deciso che forse gli aveva concesso troppo e gli ha fatto incontrare un certo Bryan Smith che, salito a bordo di un minivan blu assieme al suo cane, lo ha centrato in pieno, procurandogli un milione di fratture. La Signora con la Falce già si preparava a pubblicargli un best-seller dell'altro mondo, e invece grazie a Dio (e a un'équipe medica modello E.R.) il Nostro ci è stato restituito, un po' acciaccato ma vivo. In seguito, le interviste da lui rilasciate a tv e radio si sarebbero aperte con una frase che sembra l'incrocio tra una battuta di spirito e un silenzioso ringraziamento alla sua buona stella. "Grazie di aver accettato l'invito", dice il giornalista di turno. Al che King ribatte: "Oh, be', sono felice di essere qui. E come dico spesso, ultimamente sono felice di essere ovunque."
Ma facciamo silenzio, mi pare di sentire un rumore. Passi lungo il corridoio. Ed eccolo che si presenta sulla porta: jeans e felpa dei Red Sox, il solito look alla "hey, amico, io sono uno come te" unito a quel particolare carisma che non deriva dall'aspetto fisico, bensì dal suo essere un abile intrattenitore, sia sulla carta che sul palco. I critici letterari mugugnano in un angolo. I fans hanno negli occhi quella luce tutta speciale che illumina lo sguardo di chi prova genuina ammirazione. Quest'omaccione alto e (ammettiamolo) non proprio bellissimo è un tipo alla buona con un senso dell'umorismo esilarante. Non c'è giornalista che non sia scoppiato a ridere durante una delle sue interviste. Non c'è pubblico accorso alle sue letture dal vivo che non abbia fatto lo stesso. Io mi sono ritrovata a ridacchiare mentre ero immersa in una delle sue storie più horrorifiche e a gioire di quel black humour impagabile.
Sì, Stephen King è innanzi tutto una persona spiritosa. La sua prima spiritosaggine l'ha sciorinata il giorno del suo concepimento. Ironia della sorte, è venuto al mondo poco dopo che i suoi genitori, in preda al desiderio di un figlio che non arrivava, avevano adottato un pargoletto di nome David. Bisogna ringraziare mamma e papà King per non aver perso la voglia di fare quattro salti nel letto anche dopo l'arrivo di David. Fosse successo, un mucchio di bei libri non sarebbe mai stato scritto. E non avremmo quella strepitosa icona horror che è il volto ghignante di Jack Nicholson che mormora: "Wendy, dammi la mazza…"
Procediamo con calma, avremo tempo per parlare di tutte queste cose. Ecco che lo scrittore si aggiusta gli occhiali e guarda il trono di libri con un mezzo sorriso. Lancia un'occhiata ai critici che continuano a mugugnare nell'angolo e dice: "Quei signori hanno sempre affermato che i miei libri sono scritti con le chiappe, non PER le chiappe, ma il concetto resta più o meno quello, no?" Strizza l'occhio ai critici e si siede.
Risatine tra i fans, sguardi torvi tra i critici. Bene. Il Re è qui. Silenzio. Si comincia, gente.

Introduzione

2°

Laura Cherri

 

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