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UN
GIRO NEL TUNNEL DELL'ORRORE
  
  
ETIMOLOGIA
DA PAURA!
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"Era una notte buia e tempestosa…" Così un mediocre
scrittore alle prime armi nel campo dell' horror comincerebbe il suo
racconto popolato di mostri, spettri, streghe e incubi di varia natura.
Non sappiamo, tuttavia, se alla fine riuscirebbe a suscitare nei suoi
lettori l'effetto sperato, cioè fargli rizzare i capelli in testa:
infatti la parola horror deriva dal verbo latino horrere, che vale,
appunto, "rizzarsi dei capelli".
Fin dalla notte dei tempi l'idea di un mondo abitato da forze negative e
presenze soprannaturali potenzialmente malvagie ha occupato un posto di
primo piano nell'immaginario collettivo. Il dato indiscutibile è che
l'horror, il noir, il dark, sono tra i generi che riscuotono più favore
tra il pubblico, soprattutto quello giovanile. Per rendersene conto
basta dare un'occhiata ai fumetti nelle edicole, o alle locandine dei
cinema. Oppure si può fare un giro in internet sui numerosi siti
dedicati a vario titolo all' horror, che molto spesso pubblicano on-line
i racconti di scrittori esordienti amanti del genere. Lasciamo
volentieri a psicologi, sociologi e studiosi della comunicazione di
massa il compito di analizzare il fenomeno dell'enorme diffusione e
consumo di temi e gusti di matrice horror nella nostra società
occidentale post-moderna. Da modesti dilettanti della parola ci
limiteremo a dare un contributo alla questione dal punto di vista che
privilegiamo: quello etimologico.
Nel 1781 il pittore svizzero Henry Fussly, che con la sua produzione
visionaria e onirica influenzò notevolmente gli artisti della
generazione romantica, diede vita al suo capolavoro, L'Incubo. In questo
quadro le spaventose inquietudini notturne di una giovane e affascinante
donna prendono consistenza come immagini di due mostri infernali
dall'aspetto di cavallo e di scimmia, che le gravano sull'addome e sul
petto mentre lei è distesa nel suo letto. Si tratta di una potente
rappresentazione del significato etimologico della parola incubo, che
deriva da in "sopra" e cubare "giacere". Infatti
l'incubo è un sogno morboso e angoscioso che ha come caratteristica
principale la percezione molesta di un peso immaginario sul petto, cosa
ancora più evidente nello spagnolo pesadilla, "incubo", che
deriva da un antico (mano) pesada, cioè "mano pesante", che
grava sullo sterno e provoca l'incubo.
Tra gli abitatori degli incubi ci sono sicuramente i fantasmi ed i
mostri, due parole etimologicamente più affini di quanto possa
sembrare. In effetti fantasma, cioè la forma visibile dello spirito di
un defunto, viene dal greco phántasma "visione, spettro", dal
verbo phantázein "mostrare, far vedere", mentre mostro è dal
latino monstrare e vale "prodigio, segnale divino", cioè, nel
significato originario, il mostrarsi improvviso di qualcosa di
straordinario che viola la natura e che serve da ammonimento per gli
uomini.
Probabilmente il "mostro" per antonomasia è il diavolo,
supremo spirito del male che governa un regno di spiriti malvagi e si
oppone costantemente a Dio. Il termine diavolo deriva, attraverso il
latino ecclesiastico diabolus, dal greco diabolós, che vale
"calunniatore" e che venne usato nella versione greca della
Bibbia per tradurre l'ebraico ha-satan "il nemico,
l'accusatore", da cui il nostro Satana. Vale la pena ricordare il
cambio semantico subito dalla parola cattivo, che deriva dal participio
passato del verbo latino capere, e che in principio significava
"prigioniero" (si pensi agli animali in
"cattività"). Con il diffondersi del cristianesimo il termine
assunse il significato odierno di "malvagio", poiché un uomo
malvagio era considerato captivus diaboli, cioè "prigioniero del
diavolo". Il termine demone, invece, deriva dal greco dáimon, che
in principio indicava esseri intermedi tra gli dèi e gli uomini in
grado di migliorare la vita umana o di eseguire castighi divini. E'
l'ampia letteratura apocalittica successiva al Nuovo Testamento a
sviluppare l'idea di demoni come angeli decaduti con a capo Lucifero o
Satana.
Tra gli argomenti horror più controversi figura senz'altro la
stregoneria. A tal proposito, non è da sottovalutare il legame
esistente tra l'affermarsi di pratiche di stregoneria e la decadenza di
antiche divinità e culti, sostituite da nuove credenze religiose
importate dai popoli conquistatori. In questi casi la divinità vecchia
entrerebbe in aperto conflitto con la nuova, e verrebbe quindi percepita
come negativa. Resta il fatto che la strega è un personaggio che assume
una valenza sostanzialmente diversa nelle mitologie dell'Europa del sud
e del nord. Noi concepiamo le streghe come misteriose e spaventose
creature della notte, dedite al commercio sessuale con il diavolo, che
viaggiano su scope volanti e capaci di realizzare ogni sorta di
maleficio. La mitologia nordica, al contrario, individua nelle streghe
delle sacerdotesse illuminate, dedite all'erboristeria e alla cura degli
uomini. L'etimologia, in sostanza, non fa che confermare questa
differenza. Il termine italiano strega, infatti, deriva da strix, nome
latino di un uccello rapace notturno cui si attribuivano poteri
malefici. Da notare la similitudine con arpia, nome di un mostro
dell'epica greca con volto di donna e corpo di uccello rapace, dal verbo
greco harpazein, "rapire". La parola inglese corrispondente a
strega è witch, che deriva da wicce, poi wicca, e vale
"saggia".
Ma ogni strega che si rispetti celebra il suo sabba orgiastico. Tale
parola deriverebbe dall'ebraico sabbath, che indica il giorno di festa
(e che ci ha regalato la parola sabato). In effetti le feste licenziose
in onore di Bacco, di cui i sabba sono un'evoluzione, erano state
interdette dalla Chiesa, per cui venivano celebrate fuori le mura della
città, al riparo di selve e foreste, nei giorni di festa.
Origine altrettanto remota ha il licantropo, detto anche lupo mannaro,
che nelle leggende popolari è un uomo che si trasforma in lupo nelle
notti di luna piena, aggredendo e uccidendo chi trova. Licantropo deriva
dall'unione delle parole greche lycos "lupo" e ánthropos
"uomo". Lupo mannaro, invece, potrebbe derivare dal latino
lupus hominarius, anche se alcuni pensano che mannaro venga dal tedesco
Mann, "uomo", sull'esempio dell'inglese werewulf,
letteralmente "uomo-lupo". Il significato, comunque, resta
sostanzialmente inalterato.
Cambiamo decisamente coordinate geografiche e rechiamoci nelle Grandi
Antille, alla scoperta dei terribili zombi. Nel woodoo haitiano è detta
zombi l'anima di un defunto che viene evocata per scopi magici, oppure
un cadavere riportato in vita attraverso le arti magiche (e per questo
è detto anche morto vivente). Anche un vivo può diventare uno zombi,
se uno stregone gli toglie l'anima e lo sottomette come schiavo per
farsi servire fedelmente in stato di trance. Tra le molteplici ipotesi
di etimologia della parola zombi, la più accreditata versione la fa
risalire alla parola zumbi, che in un dialetto parlato nella Repubblica
del Congo designa medium, fantasmi e spiriti dei morti.
E giungiamo alla figura principe (non solo per lignaggio) della
letteratura horror, talmente importante da avere ispirato un vero e
proprio genere cinematografico: il vampiro. Secondo la leggenda
proveniente dall'Ungheria, il vampiro è un defunto che continua una
sorta di vita all'interno della bara, un non-morto (e infatti il termine
rumeno nosferatu vuol dire "non morto") che, assumendo le
sembianze di un pipistrello o di un lupo, vaga durante la notte per
nutrirsi con il sangue degli umani addormentati, che si trasformeranno
anch'essi in vampiri. La parola vampiro ha origine serbo-croata ed è
entrata in italiano attraverso il tedesco ed il francese. E' simpatico
ricordare che l'abbreviazione dell'inglese vampire ha dato il sostantivo
vamp, riferito a quelle donne che approfittando del loro sex-appeal
prosciugano le finanze dei loro amanti. Il più famoso vampiro è senza
dubbio il conte Dracula, personaggio creato da Bram Stoker nel romanzo
omonimo pubblicato nel 1897. Per la figura di Dracula, vampiro
aristocratico e principe dei suoi simili, Stoker attinse principalmente
al personaggio storico di Vlad Tepes, detto anche Vlad l'Impalatore,
signore medievale rumeno dalle abitudini piuttosto cruente nei confronti
dei nemici, che gli valsero il soprannome di Dracul, "il
drago", in rumeno. Le fonti letterarie, invece, sono soprattutto
romantiche: in particolare ricordiamo un racconto di John William
Polidori, Il vampiro (1817), e Carmilla (1872), dell'irlandese Sheridan
Le Fanu.
E la nostra analisi etimologica sull' horror può terminare qui. Ci
siamo occupati principalmente delle figure che tradizionalmente fanno
parte del folklore, della mitologia e della letteratura, lasciando da
parte il genere splatter (letteralmente "schizzo di sangue"),
parola definita dallo scrittore Clive Barker come il suono di un occhio
che fuoriesce dalla propria orbita e cade a terra.
Per noi il vero horror è ben altro. E' la convivenza quotidiana con i
problemi. Sono la guerra, la fame, la depressione, la solitudine, la
disoccupazione, la morte.
Il regista Jean Cocteau ebbe a dire una volta: "Il cinema è la
morte al lavoro". A noi, invece, piace pensare che: "L' horror
è un sollievo dal quotidiano."

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