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Intervista a Gabriele Albanesi - Quando il Bosco fa Paura
Articolo di: Fabio Pazzaglia
Valutazione del redattore: 10
Data di pubblicazione: 22-02-2006  
Visite: 3019
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Articolo

Due Parole con Gabriele Albanesi

Premessa:
per rendere di più facile consultazione l'intervista, si è optato di suddivedere la stessa in tre pagine e utilizzare un diverso tipo di colore per distinguere le domande (in bianco) dalle risposte (in giallo)...
A conclusione la biografia e filmografia del giovane autore....

L'Intervista


D: Partiamo dalla fine, ovverosia dal periodo che, attualmente, vede in fase di postproduzione la tua fatica cinematografica (Il Bosco Fuori): come nasce questo progetto e come si sviluppa?

Gabriele: Il Bosco Fuori nasce da una vecchia sceneggiatura che scrissi nel novembre 2000, in seguito sottoposta a continue revisioni e riscritture fino a giungere alla forma che è ora. E’ il film che ho sempre sognato di vedere come spettatore ma che nessuno ha mai avuto il coraggio di fare, almeno in Italia. E’ un horror eccessivo, crudele, feroce, colorato, pieno di sangue e di cinema-cinema. E’ un film che rompe i ponti con tutta quella che è la nostra tradizione da “cinema di qualità”, per riallacciarsi direttamente a quei maestri che per oltre vent’anni sono stati rinnegati: Sergio Leone e Dario Argento.


D: La limitazione di mezzi a disposizione, a volte, più che un limite diventa un "mezzo" per stimolare la fantasia degli autori di cinema: che devono, necessariamente, sopperire alla carenza di effetti speciali puntando molto più sulla tecnica e sulla sceneggiatura...
In che maniera tutto questo ha influito nella realizzazione de Il Bosco Fuori?

Gabriele: Il film è stato girato in fretta, in sole tre settimane, con budget e mezzi tecnici ridotti all’osso. Ho covato questo film dentro la testa per cinque lunghi anni, e poi finalmente, al momento della sua realizzazione, ho fatto sì che uscisse fuori con immediatezza, quasi con rabbia, come se il film ormai si facesse da sè. E queste limitazioni di budget e di tempo ovviamente si sono sposate con l’estetica e l’ideologia del film, che appartiene ad un cinema di guerriglia, sporco, lontano dalle carinerie e dagli imbellettamenti fotografici, e da tutto quello che è il bon ton cinematografico del bravo regista italiano. Il film è un pugno nello stomaco, ed è scorretto anche nello stile.


D: L´inserimento di scene altamente splatter, a volte, appare come
arma a "doppio taglio": spesso i film violenti vengono (ingiustamente) tacciati di superficilità narrativa. In tal senso molto difficile diventa gestire una buona storia con la presenza del gore. Come ti sei posto di fronte a questa tematica?

Gabriele: Ormai è un logoro luogo comune da salotto quello che vuole l’horror esibito come meno efficace di ciò che invece non viene mostrato ma solo suggerito. Chiaramente, si tratta di emozioni e scopi completamente differenti. Il cinema di Cronenberg o di Romero, per esempio, si propone obiettivi emozionali e di senso che sono ben distanti da quelli che invece si propongono un Amenabar o uno Shyamalan. E se per questi ultimi l’esibizione del sangue risulterebbe fuori luogo e controproducente, per i primi è invece una fondamentale scelta tematica, filosofica ed emozionale. Insomma si tratta di obiettivi differenti. Argento non vuole emozionare allo stesso modo di Hitchcock: Argento ricerca il delirio, il parossismo, la rappresentazione quasi mistica della morte, e l’esibizione coreografica del sangue è quindi assolutamente funzionale e coerente a tutto ciò. E’ anche piuttosto infondato il pensiero che la presenza eccessiva di gore non si possa coniugare con una buona e valida sceneggiatura. Basti pensare ai film di Tarantino, che sposano in pieno la poetica del sangue. O a Sergio Leone prima di lui. O a Brian De Palma.


D: Puoi svelarci qualche dettaglio
su Il Bosco Fuori, e darci indicazioni sulla possibile distribuzione dello stesso?

Gabriele: In questo momento stiamo ancora nelle ultime fasi di post-produzione, e contiamo di trovare un distributore interessato solamente a film finito. Quindi per il momento ancora non sappiamo nulla, anche se una sua distribuzione almeno in home-video è abbastanza sicura.


D: Puoi dirci quali sono state le tue impressioni negative e positive dell´esperienza sul set?

Gabriele: E’ stato un momento che ho rincorso per molti anni, e quando finalmente è arrivato tutto si è svolto molto in fretta. Non ricordo impressioni negative, se non il fatto che nella prima settimana di riprese non riuscivo a chiudere occhio durante la notte. Poi evidentemente mi sono tranquillizzato, e ho dormito senza problemi per le restanti due settimane.


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