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Stesa
sul letto, con la Febbre, Elisa osserva i contorni della stanza.
Ecco la parete alla sua sinistra con i grossi e pesanti mobili scuri.
I mobili la guardano in tralice. La fissano di soppiatto.
Ci sono occhi, negli angoli di quegli scaffali scuri, medita tra sé.
Elisa mantiene lo sguardo sugli scaffali. I mobili la ricambiano con
occhiate cupe.
Si tira le lenzuola spiegazzate fino al petto, stringendo i lembi tra le
dita fredde.
Per un po' la stanza rimane tranquilla.
Elisa sa che non rimarrà così a lungo.
Sul davanzale della finestra un leggero alito di vento smuove le tende,
che frusciano piano.
La finestra é chiusa.
Si tira a sedere e appoggia la schiena alla testiera del letto. Si
sporge dal materasso e vede la Bibbia di casa che sbuca da sotto il
letto, per metà coperta dai drappeggi delle lenzuola ricamate che
ricadono sul pavimento.
La Bibbia ha una copertina rosso-porpora e i caratteri su di essa sono
dorati. Un segnalibro nero sporge dalle pagine a metà libro.
Un crepitio sottile attrae su di sé l'attenzione: i fiori del vaso sul
tavolo perdono i petali.
Li vede venire giù come i denti marci di un vecchio, i petali crepitano
e cadono sulla tavola, sul centrino lavorato a mano posto sotto il vaso
di porcellana.
I petali rivelano il cuore dei fiori, che restano oscenamente nudi.
Provocatoriamente.
I fiori che si spogliano dei propri petali le provocano un brivido
sottile e la eccitano.
Sospira, mentre la sua mano indugia sulla forma ondulata del seno.
Elisa guarda la grossa porta di legno massiccio nell'angolo della parete
di sinistra. Sa che la Stanza non le permetterebbe mai di aprirla. Così
cerca di rilassarsi e aspetta.
Sa anche che adesso gli occhi tra gli scaffali sono tutti puntati su di
lei. Li sente addosso, che la spiano.
Deglutisce e torna a scrutare la stanza.
Il vetro della finestra crepita. La lastra vibra come se qualcuno
operasse una pressione dall'esterno. Elisa sente lo sforzo del vetro che
si trattiene dall'esplodere all'interno. Eppure non c'è nessuno, fuori
della finestra.
Si porta la mano alla fronte. La pelle le comincia a scottare. Stringe
le lenzuola. Le lenzuola sono così fresche. Nella camera l'aria si fa
più calda e più pesante. Per un attimo Elisa prova paura. Paura di se
stessa.
Forse sarebbe meglio alzarsi.
Forse non è giusto...
Si scopre e decide quasi di alzarsi, ma poi il forte odore di zolfo la
circonda in una nube d'oro. L'odore le penetra nelle narici,
avvolgendola. Lo zolfo la inebria. La nube dorata le appare sotto forma
di rivoli e cascate. Gli effluvi dorati scivolano segretamente davanti
ai suoi occhi chiusi.
Il corpo ricade languido tra le pieghe del letto.
Lei socchiude le labbra scure. Si abbandona. Un gemito le viene
strappato dal vento che ora turbina invisibile nella stanza.
La porta di legno ondeggia da un lato all'altro, i cardini cigolano come
se tutto l'uscio stesse per essere sradicato dal muro.
(Ma Elisa sa che non c'è nessuno in casa; che nessuno potrà sentirla)
(che nessuno verrà a
disturbarla
salvarla).
La bocca si tende in un sorriso tanto lieve quanto malizioso.
Le mura scricchiolano. Innalzano un canto per lei. Crepitano, cantano,
suonano. Sa che lo fanno per lei. Che è una danza in suo onore.
Figure scure si accodano alle danze da dietro i drappeggi delle tende
scure. Le tende sono rosse. Sempre più rosse. Una goccia di sangue non
potrebbe essere più rossa. I colori forti la inebriano ulteriormente.
Il colore del sangue. Il colore delle rose. Il colore delle fragole
mature.
Elisa rantola piano, nell'aria che si fa più spessa e più scura. Sono
volti quelli che la fissano dal centro della stanza? Sono occhi quelli
che la scrutano dagli scaffali neri? Sono labbra quelle che danzano,
sospirano, schioccano, si piegano, che sussurrano frasi infocate?
Esseri scuri si affacciano su di lei. Può vederne i capelli irti e
spinosi che ciondolano sulle facce livide.
E' una donna quella nell'angolo a sinistra, tra il letto e la porta? E'
così pallida. Ha un volto ovale e bianco, e sembra volerle sussurrare
qualcosa. Adesso gli occhi della donna si allargano, il volto si
deforma, la bocca si tende in un arco oblungo e nero.
D'improvviso sente il piagnucolare di un bimbo.
Il bambino si lamenta. Urla.
Le pareti si scuotono. Il ritmo incalzante delle danze aumenta.
La sua mente é confusa. I suoi sensi si mescolano. Tende l'orecchio
sotto il vociare insistente di mille ninfe, sotto il gracchiare dei
corvi, sotto il cicalare e il frignare delle bestie in amore. Il gemito
del neonato non è più un gemito di un neonato. Tende meglio
l'orecchio. E' un belato.
Un rullo di tamburi rimescola l'aria.
Le orme di capra avanzano sul soffitto. Orme scure.
Il belare si alza di tono, sempre più osceno.
L'orologio a muro ruota le lancette all'impazzata, in una corsa
continua, Il pendolo si inceppa e la vetrinetta dell'orologio si
frantuma. Le schegge esplodono ed Elisa ne attende l'impatto sul
pavimento. Poi guarda meglio, e il vetro è ancora lì, intatto, il
pendolo ondeggia lento.
Il canto cresce e cresce. Solo per lei.
Sente di bruciare. Il sudore le ricopre la pelle in un velo splendente.
I capelli dietro la nuca sono bagnati e incollati alle spalle. Stringe
piano il lenzuolo. Così fresco. Così morbido.
Il crocifisso in legno sulla parete ai piedi del letto si capovolge.
Sente l'odore del legno che brucia. La fiamma rosea avvolge l'oggetto in
un'unica lingua di fuoco. Gli occhi di Elisa ardono dello stesso
fulgore.
Adesso comincia la Ballata delle cose nascoste.
Dagli angoli bui.
Dalle zone in penombra.
Dall'ombra più nera.
Dalle crepe nei muri.
Dal volto nascosto della tela di un quadro.
Dalle zone costantemente inibite dello zerbino, dell'attaccapanni, della
cassapanca, dei battenti alle finestre, di una bussola, di un cavicchio,
di un gancio. Dagli antri segreti di una lampada, dal mondo oscuro che
rigoglia sotto i tappeti. Dal Buio che convive con noi.
Vengono fuori. Strisciando. Reclamando il loro diritto alle Danze. Elisa
si sporge dal materasso. Le vede sbucare da sotto il letto, frusciando.
Avverte la presenza del Capro attorno a lei, da qualche parte. Sulla
testiera del letto un grosso corvo stride e gracchia all'impazzata.
L'odore dello zolfo è al colmo dell'acutezza.
Ella freme e lascia scivolare le lenzuola giù sul pavimento
ondeggiante. Sposta la mano con movimenti languidi. Il sudore le
impregna la pelle sui seni rigidi.
Geme, accarezzandosi il ventre. La mano scivola più giù. La Danza
attorno a lei continua a crescere verso il parossismo inevitabile, Il
bacino teso di Elisa ha un brivido, il corpo lucido si contrae e la
schiena si arcua sul materasso bagnato.
Elisa, la Regina della Danza.
La sagoma scura ai piedi del letto è lì, ferma. Elisa sa che Lui é
venuto per lei.
Il rullo dei tamburi incalza, il pavimento si scuote, il corvo sulla
testiera stride graffiando l'aria con le sue note acute e affilate, il
belare del capro si mescola ai lamenti delle figure dagli occhi vacui e
allungati, la croce di legno arde sul muro e le lingue di fiamma ne
avvolgono la sagoma scura.
La figura alta e sottile resta ai piedi del letto di Elisa, circondata
dall'odore dello zolfo.
Due occhi rossi bruciano dietro il vetro della finestra. Elisa tende la
mani alla sagoma scura che adesso è di fianco al letto. D'improvviso la
sagoma è di nuovo ai piedi del letto. Lei non se ne meraviglia: sa che
Lui sta giocando con lei con la sua brama, tendendo il suo desiderio
come una fionda sul punto di spezzarsi.
Il tumulto dei suoni e lo stridore di mille voci vorticano nella stanza.
La porta é sempre sprangata. Lei sa che nessuno potrà aprirla. Sorride
mellifluamente. Gli occhi nelle crepe dei muri, in fondo agli scaffali
bui e sopra di lei, festeggiano una nuova anima rapita alla Luce, altra
carne giovane e tenera piegata alla volontà dell'Ombra.
Le labbra di Elisa fremono, il giovane corpo sudato e caldo si tende, le
mani cercano.
Un rantolo le sfugge incontrollato, mentre la lingua le scivola
voluttuosamente sulle labbra rosse e piene.
Elisa si confonde con l'Ombra.
L'Ombra si confonde con Elisa.
La Danza comincia di nuovo.

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