Racconto Horror: "Dies Irae" di Giovanni De Matteo

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"...chi sarà vincitore, 
farollo colonna del tempio del mio Dio, 
e non ne uscirà più fuora; 
e sopra di lui scriverò il nome del mio Dio, 
e il nome della città del mio Dio 
e il nuovo mio nome..."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di solito arrivano con le tenebre. Le voci, intendo. Scendono giù dalle vette incolte ed aliene che incoronano le terre del nord, e si riversano sulla città insieme alle spire della notte. A volte giungono calme, e il loro sospirare è una musica che infonde sogni di gloria. Altre volte arrivano invece furibonde al galoppo sulla cresta di un fronte temporalesco, flagello psichico informe e terribile contro il quale ogni forma di resistenza è invariabilmente destinata a soccombere. In ogni caso, non posso fare altro che ascoltare.
Il vizio prelude alla decadenza. È il male che dilaga, il contagio che si sparge. Ma la prossima volta… Non saranno santuari inviolati le città yankee combuste dilaniate. Vedi abbattersi sulle torri d’acciaio il diluvio di fiamme. Splendida Apocalisse di Fuoco che battezza la Terra!
Le voci parlano, senza stancarsi mai. Parlano e mi istruiscono. Parlano e decantano l’epica della destrutturazione. Parlano e mi incantano.
Io apprendo, e a volte sogno.

… un’ira furiosa e implacabile che piove sulle città sfolgoranti e moribonde dell’Occidente. Rabbia che esplode in ondate di inappellabile violenza pacificatrice: orde di angeli vendicatori in marcia per le strade deserte, armate di fedeli disposti a dissolvere l’immonda connivenza del male nel trionfo del caos. Cadaveri di bambini innocenti, le candide carni divorate da vermi affamati, scontano i peccati di madri isteriche vittime dello strazio più atroce.
La fine di ogni promiscuità con l’abiezione degli impuri, il fine della palingenesi – dall’abolizione del sistema ecco sorgere, plasmato con le ceneri, epurato dal fuoco, l’ordine nuovo.
L’Ordine Vero.

Mi sveglio prima dell’alba, come ogni altro giorno della mia vita, anche se oggi è un giorno diverso. Mi sveglio che sono ancora le cinque e la città indulge nel suo sonno antelucano, immersa nel sostrato musicale della notte: una base intessuta dal ronzio elettrico dei refrigeratori, il respiro meccanico dei condizionatori, il cigolio delle molle, gli ansiti di piacere represso nei vincoli del matrimonio che viene infine sublimato in gemiti di sfrenata lussuria adulterina – l’apoteosi dell’abdicazione alle passioni animali, la negazione di ogni disciplina.
Mi sveglio con i postumi di una sbornia, l’eco delle voci che continua a riverberarmi dentro e i segni innegabili di un desiderio residuo che mi accanisco a soffocare. Blicero è lì ad aspettarmi, in piedi davanti alla finestra – ombra di pietra che si staglia imponente controluce – impeccabile e terribile nella sua uniforme da generale.
– ORDNUNG! – proclama con la sua voce imperiosa e autorevole. – L’Ordine Vero. L’Ordine Ultimo. Lo stato definitivo dell’umanità, che si compirà solo il giorno in cui avremo espiato le nostre sordide colpe nel fuoco purificatore. Noi cancelleremo il peccato, Jeremy. Monderemo la perversione che fino ad oggi ha segnato le nostre azioni, e lo faremo per mano tua. Attraverso il Progetto muoveremo un altro passo verso la Redenzione!
Mi limito ad annuire, senza parlare. Non ce n’è bisogno. Blicero sa tutto di me. Blicero conosce tutte le risposte.
– Che c’è? – mugugna mia moglie, rigirandosi sotto le lenzuola. Mi avvolge il profumo delle sue carni prigioniere di una trama di cicatrici immacolate.
– Niente – le dico. – Torna a dormire.
– Ma che ti prende? – mi fa lei.
– Niente. Dormi.

Il sogno del giorno dopo domani mi ristagna dietro gli occhi, immagini sfumate che persistono sull’umida pellicola della retina. Ed è un sogno di pace suprema, di tranquillità celeste, di confortante sicurezza. È il sogno di un mondo nuovo: un mondo perfetto. Torri di avorio costruite sulle macerie, voci di bambini morti che giocano per strada, la disciplina che scandisce ogni momento della giornata. Ordine, precisione. È un trionfo macchinale di forza e potenza. Velocità e movimento sono dosate con oculatezza scrupolosa.
Non c’è spazio per la debolezza e per l’esitazione nell’Ordine Nuovo.

La mia creaturina mi aspetta in garage. L’ho trovata sulla strada, non più di sette ore fa. Era un cucciolo abbandonato. L’ho preso. L’ho portato a casa. L’ho incatenato al muro perché non scappasse. L’ho imbavagliato perché non gridasse.
Estraggo la lama: il filo di acciaio cattura un barlume di luce.
Un tremito irrefrenabile scuote le sue membra.
– Non avere paura – le dico accarezzandole i capelli corvini. Lei mi guarda con occhi devoti, richiamando l’attenzione dal riflesso fatale della lama. Leggo in loro la supplica della sua anima implorante. Mi teme come se avesse davanti il Signore in Carne ed Ossa: Deus Irae. Un Dio adirato.
– Mi capisci? – le chiedo.
Nessuna risposta.
– Mi capisci? – ripeto agitando il coltello da lavoro, sperando in una maggiore fortuna. La sua attenzione viene catturata dal gelido riflesso che scivola sulla lama. La mia piccola prigioniera annuisce.
– Era questo che credevi di trovare venendo qui? – interviene Blicero, muovendosi come una bestia notturna fatta di puro vapore nell’ombra. Era un agente della Nacht und Nebel, Blicero. Certe cose non si scordano mai.
– Magari volevi la felicità, quello che vogliamo tutti – la incalzo, e lo sguardo è un filo annodato per le estremità alle nostre anime.
La ragazza scuote la testa convulsamente. Il tremito si è fatto più intenso. I denti bianchissimi affondano nello straccio che le ho compresso in bocca. Gli occhi sgranati. La ignoro e mi metto all’opera.
– E poi cos’è che hai trovato? – prosegue Blicero. – Il piacere sudato e ansimante di una manica di lerci bifolchi fedifraghi: proprio una collezione di splendidi ricordi. Ne andrai soddisfatta! Ammetterai però che avresti potuto fare di meglio. Avresti potuto trovare un marito restandotene a casa, avere dei figli. Le soddisfazioni di una famiglia unita, il calore del focolare, l’amore: quello vero… Ma anche così non ti è andata poi male!
La risata ghignante di Blicero è uno strumento chirurgico atto a scorticare la pelle: mette a nudo i nervi, poi li lubrifica con la saliva putrescente della morte.
La ragazza mi fissa smarrita. Non sono sicuro che mi capisca, ma ha paura. Posso sentirlo dal suo stesso odore, anche se non la vedo. I miei occhi sono fissi sulle mani che si muovono con precisione calibrata al millimetro sull’innesco ad orologeria. Sotto di loro l’intreccio dei cavi è un crogiuolo di serpi silenziose e letali.
– Deve essere stata una delusione – concludo. Le volto le spalle. – Una delusione sul serio, vedere tradite certe speranze…
Affondo nelle viscere denudate del dispositivo. Una grazia compiaciuta, quasi organica, trasuda dal groviglio di circuiti, fili di rame inguainati e meccanismi di controllo. Nella forma è codificato l’obiettivo stesso della sua esistenza, la sua missione. Finalmente sono pronto. Avvito il pannello e chiudo tutto in una borsa.
Raccolta nel suo angolo, la mia creaturina continua a tremare.
Premuroso come sempre, Blicero le ha tenuto compagnia. Mi avvicino al suo corpo contorto sul pavimento in una posa grottesca. Lividi e ustioni tracciano sul suo giovane corpo tumefatto il disegno dei colpi, della furia tremenda che Blicero ha scatenato su di lei. La saliva si fonde al sangue e alle lacrime, sulla maschera di innominabile sofferenza che le sfigura il volto.
Il suo tremore è cessato.
Senza degnarla di uno sguardo, esco di casa.

A volte Blicero mi ricorda me stesso. Intuisco lo schema di una corrispondenza oscura nelle nostre relazioni, anche se non posso leggere la traccia in dettaglio. Però mi è capitato di trattare mia moglie con lo stesso incomprensibile furore che sempre più spesso l’agente esplode contro le creature che mi ostino a portar via dalla strada, ormai schiavo di un moto di pietà perdurante quanto inspiegabile.
Mia moglie. La vedo ancora strisciare ai miei piedi in lacrime, supplicando la mia misericordia, invocando la fine della punizione. Nuda e indifesa come un animale, nuda e inerme come un verme, intimamente disposta a sopportare ogni angheria e sopruso architettato dalla mia fantasia. Le frustate scandiscono il ritmo della mia passione, gli schizzi di sangue che esplodono dalla sua pelle innocente disegnano le linee del mio amore per lei. Una serva magnifica, una moglie ideale.

Il treno si muove nell’aria rarefatta del mattino: organismo di vetro e lamiere che scivola veloce sulla lama sibilante delle rotaie. Stridio di metallo che sventra gli ultimi residui di torpore notturno, penetrando con sicurezza nei centri della percezione. Il presente si dissolve nel labirinto delle possibilità immediate, da cui emerge l’evento nitido e preciso che suggellerà il Progetto.
– È il tempo, questo, della Reazione – sentenzia Blicero, che mi siede di fronte. Di tutta la folla di viaggiatori, il suo è l’unico corpo che non risente degli scossoni del convoglio. Fiero e imperturbabile, così come il suo ricordo. – Hai paura? – mi chiede infine.
Non rispondo. Non voglio tradire il mio stato d’animo, trepidante e quasi confuso. Poi realizzo che con Blicero ogni dissimulazione è inutile, e rinuncio all’impresa.
– La paura è la forza dei valorosi. – Sono parole di conforto, le sue. – Oggi sarà il giorno della Redenzione!

Non ci sarà pietà, stavolta, per i simulacri dell’Occidente. Stavolta non saranno sepolcri inviolati le loro torri di cristallo. Il fuoco epuratore provvederà a debellare il morbo, estirpandolo dalla radice. E non verrà giù dal cielo, come un castigo divino. Non c’è nulla di sovrannaturale in quanto sta per compiersi. È la legge degli uomini che si accinge ad imporre il suo regno, e il diluvio di fiamme esploderà dal basso, investendo col suo fuoco eterno la magnificenza stessa del cielo.
Seguirà il tripudio dell’Idea, l’imposizione della Volontà sul Caos. Il trionfo dell’Azione. Poi, la fine. Ma non sarò lì a godermi lo spettacolo: l’IDEA, per me solo, vivrà in eterno.
Il convoglio si concede al materno abbraccio della stazione: ali di marmo che fiancheggiano monumentali le rugginose piste metalliche delle rotaie.
La stazione centrale è un viavai di volti anonimi e assonnati: collaborazionisti a vario titolo inquadrati nei ranghi del sistema imperante. Lenta processione di formiche elettriche: non-morti assuefatti al virus della corruzione, attori mediocri e soddisfatti del consueto ciclo di produzione/consumo, tristi comparse spettrali sul teatro del mutamento imminente.
Mentre le dita si stringono attorno alla linguetta, il mondo si dissolve in una pioggia di note inneggianti all’epica che presto troverà il suo compimento. Poi è un’esplosione di luce calda, organica, pulsante, che si spande davanti al sorriso compiaciuto e rasserenante di Blicero. Aveva ragione lui: sarà un giorno memorabile, il fuoco che purificherà il mondo brillerà ancora negli occhi dei figli dei nostri figli fra molti anni e molti anni ancora. In quel fuoco si perpetuerà la gloria del sacro onore, la forza stessa dell’Ordine Vero. Ma adesso non è più tempo d’indugi.
È tempo che la Redenzione si compia, spietata e implacabile. Che il tuono furioso e supremo dell’angelo liberatore sublimi l’attimo nell’eternità!
Adesso e per sempre, è il Momento dell’Ira.

 

 

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