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Di
solito arrivano con le tenebre. Le voci, intendo. Scendono
giù dalle vette incolte ed aliene che incoronano le terre
del nord, e si riversano sulla città insieme alle spire
della notte. A volte giungono calme, e il loro sospirare
è una musica che infonde sogni di gloria. Altre volte
arrivano invece furibonde al galoppo sulla cresta di un
fronte temporalesco, flagello psichico informe e terribile
contro il quale ogni forma di resistenza è
invariabilmente destinata a soccombere. In ogni caso, non
posso fare altro che ascoltare.
Il vizio prelude alla decadenza. È il male che dilaga, il
contagio che si sparge. Ma la prossima volta… Non
saranno santuari inviolati le città yankee combuste
dilaniate. Vedi abbattersi sulle torri d’acciaio il
diluvio di fiamme. Splendida Apocalisse di Fuoco che
battezza la Terra!
Le voci parlano, senza stancarsi mai. Parlano e mi
istruiscono. Parlano e decantano l’epica della
destrutturazione. Parlano e mi incantano.
Io apprendo, e a volte sogno.
…
un’ira furiosa e implacabile che piove sulle città
sfolgoranti e moribonde dell’Occidente. Rabbia che
esplode in ondate di inappellabile violenza pacificatrice:
orde di angeli vendicatori in marcia per le strade
deserte, armate di fedeli disposti a dissolvere l’immonda
connivenza del male nel trionfo del caos. Cadaveri di
bambini innocenti, le candide carni divorate da vermi
affamati, scontano i peccati di madri isteriche vittime
dello strazio più atroce.
La fine di ogni promiscuità con l’abiezione degli
impuri, il fine della palingenesi – dall’abolizione
del sistema ecco sorgere, plasmato con le ceneri, epurato
dal fuoco, l’ordine nuovo.
L’Ordine Vero.
Mi
sveglio prima dell’alba, come ogni altro giorno della
mia vita, anche se oggi è un giorno diverso. Mi sveglio
che sono ancora le cinque e la città indulge nel suo
sonno antelucano, immersa nel sostrato musicale della
notte: una base intessuta dal ronzio elettrico dei
refrigeratori, il respiro meccanico dei condizionatori, il
cigolio delle molle, gli ansiti di piacere represso nei
vincoli del matrimonio che viene infine sublimato in
gemiti di sfrenata lussuria adulterina – l’apoteosi
dell’abdicazione alle passioni animali, la negazione di
ogni disciplina.
Mi sveglio con i postumi di una sbornia, l’eco delle
voci che continua a riverberarmi dentro e i segni
innegabili di un desiderio residuo che mi accanisco a
soffocare. Blicero è lì ad aspettarmi, in piedi davanti
alla finestra – ombra di pietra che si staglia imponente
controluce – impeccabile e terribile nella sua uniforme
da generale.
– ORDNUNG! – proclama con la sua voce imperiosa e
autorevole. – L’Ordine Vero. L’Ordine Ultimo. Lo
stato definitivo dell’umanità, che si compirà solo il
giorno in cui avremo espiato le nostre sordide colpe nel
fuoco purificatore. Noi cancelleremo il peccato, Jeremy.
Monderemo la perversione che fino ad oggi ha segnato le
nostre azioni, e lo faremo per mano tua. Attraverso il
Progetto muoveremo un altro passo verso la Redenzione!
Mi limito ad annuire, senza parlare. Non ce n’è
bisogno. Blicero sa tutto di me. Blicero conosce tutte le
risposte.
– Che c’è? – mugugna mia moglie, rigirandosi sotto
le lenzuola. Mi avvolge il profumo delle sue carni
prigioniere di una trama di cicatrici immacolate.
– Niente – le dico. – Torna a dormire.
– Ma che ti prende? – mi fa lei.
– Niente. Dormi.
Il
sogno del giorno dopo domani mi ristagna dietro gli occhi,
immagini sfumate che persistono sull’umida pellicola
della retina. Ed è un sogno di pace suprema, di
tranquillità celeste, di confortante sicurezza. È il
sogno di un mondo nuovo: un mondo perfetto. Torri di
avorio costruite sulle macerie, voci di bambini morti che
giocano per strada, la disciplina che scandisce ogni
momento della giornata. Ordine, precisione. È un trionfo
macchinale di forza e potenza. Velocità e movimento sono
dosate con oculatezza scrupolosa.
Non c’è spazio per la debolezza e per l’esitazione
nell’Ordine Nuovo.
La
mia creaturina mi aspetta in garage. L’ho trovata sulla
strada, non più di sette ore fa. Era un cucciolo
abbandonato. L’ho preso. L’ho portato a casa. L’ho
incatenato al muro perché non scappasse. L’ho
imbavagliato perché non gridasse.
Estraggo la lama: il filo di acciaio cattura un barlume di
luce.
Un tremito irrefrenabile scuote le sue membra.
– Non avere paura – le dico accarezzandole i capelli
corvini. Lei mi guarda con occhi devoti, richiamando l’attenzione
dal riflesso fatale della lama. Leggo in loro la supplica
della sua anima implorante. Mi teme come se avesse davanti
il Signore in Carne ed Ossa: Deus Irae. Un Dio adirato.
– Mi capisci? – le chiedo.
Nessuna risposta.
– Mi capisci? – ripeto agitando il coltello da lavoro,
sperando in una maggiore fortuna. La sua attenzione viene
catturata dal gelido riflesso che scivola sulla lama. La
mia piccola prigioniera annuisce.
– Era questo che credevi di trovare venendo qui? –
interviene Blicero, muovendosi come una bestia notturna
fatta di puro vapore nell’ombra. Era un agente della
Nacht und Nebel, Blicero. Certe cose non si scordano mai.
– Magari volevi la felicità, quello che vogliamo tutti
– la incalzo, e lo sguardo è un filo annodato per le
estremità alle nostre anime.
La ragazza scuote la testa convulsamente. Il tremito si è
fatto più intenso. I denti bianchissimi affondano nello
straccio che le ho compresso in bocca. Gli occhi sgranati.
La ignoro e mi metto all’opera.
– E poi cos’è che hai trovato? – prosegue Blicero.
– Il piacere sudato e ansimante di una manica di lerci
bifolchi fedifraghi: proprio una collezione di splendidi
ricordi. Ne andrai soddisfatta! Ammetterai però che
avresti potuto fare di meglio. Avresti potuto trovare un
marito restandotene a casa, avere dei figli. Le
soddisfazioni di una famiglia unita, il calore del
focolare, l’amore: quello vero… Ma anche così non ti
è andata poi male!
La risata ghignante di Blicero è uno strumento chirurgico
atto a scorticare la pelle: mette a nudo i nervi, poi li
lubrifica con la saliva putrescente della morte.
La ragazza mi fissa smarrita. Non sono sicuro che mi
capisca, ma ha paura. Posso sentirlo dal suo stesso odore,
anche se non la vedo. I miei occhi sono fissi sulle mani
che si muovono con precisione calibrata al millimetro sull’innesco
ad orologeria. Sotto di loro l’intreccio dei cavi è un
crogiuolo di serpi silenziose e letali.
– Deve essere stata una delusione – concludo. Le volto
le spalle. – Una delusione sul serio, vedere tradite
certe speranze…
Affondo nelle viscere denudate del dispositivo. Una grazia
compiaciuta, quasi organica, trasuda dal groviglio di
circuiti, fili di rame inguainati e meccanismi di
controllo. Nella forma è codificato l’obiettivo stesso
della sua esistenza, la sua missione. Finalmente sono
pronto. Avvito il pannello e chiudo tutto in una borsa.
Raccolta nel suo angolo, la mia creaturina continua a
tremare.
Premuroso come sempre, Blicero le ha tenuto compagnia. Mi
avvicino al suo corpo contorto sul pavimento in una posa
grottesca. Lividi e ustioni tracciano sul suo giovane
corpo tumefatto il disegno dei colpi, della furia tremenda
che Blicero ha scatenato su di lei. La saliva si fonde al
sangue e alle lacrime, sulla maschera di innominabile
sofferenza che le sfigura il volto.
Il suo tremore è cessato.
Senza degnarla di uno sguardo, esco di casa.
A
volte Blicero mi ricorda me stesso. Intuisco lo schema di
una corrispondenza oscura nelle nostre relazioni, anche se
non posso leggere la traccia in dettaglio. Però mi è
capitato di trattare mia moglie con lo stesso
incomprensibile furore che sempre più spesso l’agente
esplode contro le creature che mi ostino a portar via
dalla strada, ormai schiavo di un moto di pietà
perdurante quanto inspiegabile.
Mia moglie. La vedo ancora strisciare ai miei piedi in
lacrime, supplicando la mia misericordia, invocando la
fine della punizione. Nuda e indifesa come un animale,
nuda e inerme come un verme, intimamente disposta a
sopportare ogni angheria e sopruso architettato dalla mia
fantasia. Le frustate scandiscono il ritmo della mia
passione, gli schizzi di sangue che esplodono dalla sua
pelle innocente disegnano le linee del mio amore per lei.
Una serva magnifica, una moglie ideale.
Il
treno si muove nell’aria rarefatta del mattino:
organismo di vetro e lamiere che scivola veloce sulla lama
sibilante delle rotaie. Stridio di metallo che sventra gli
ultimi residui di torpore notturno, penetrando con
sicurezza nei centri della percezione. Il presente si
dissolve nel labirinto delle possibilità immediate, da
cui emerge l’evento nitido e preciso che suggellerà il
Progetto.
– È il tempo, questo, della Reazione – sentenzia
Blicero, che mi siede di fronte. Di tutta la folla di
viaggiatori, il suo è l’unico corpo che non risente
degli scossoni del convoglio. Fiero e imperturbabile,
così come il suo ricordo. – Hai paura? – mi chiede
infine.
Non rispondo. Non voglio tradire il mio stato d’animo,
trepidante e quasi confuso. Poi realizzo che con Blicero
ogni dissimulazione è inutile, e rinuncio all’impresa.
– La paura è la forza dei valorosi. – Sono parole di
conforto, le sue. – Oggi sarà il giorno della
Redenzione!
Non
ci sarà pietà, stavolta, per i simulacri dell’Occidente.
Stavolta non saranno sepolcri inviolati le loro torri di
cristallo. Il fuoco epuratore provvederà a debellare il
morbo, estirpandolo dalla radice. E non verrà giù dal
cielo, come un castigo divino. Non c’è nulla di
sovrannaturale in quanto sta per compiersi. È la legge
degli uomini che si accinge ad imporre il suo regno, e il
diluvio di fiamme esploderà dal basso, investendo col suo
fuoco eterno la magnificenza stessa del cielo.
Seguirà il tripudio dell’Idea, l’imposizione della
Volontà sul Caos. Il trionfo dell’Azione. Poi, la fine.
Ma non sarò lì a godermi lo spettacolo: l’IDEA, per me
solo, vivrà in eterno.
Il convoglio si concede al materno abbraccio della
stazione: ali di marmo che fiancheggiano monumentali le
rugginose piste metalliche delle rotaie.
La stazione centrale è un viavai di volti anonimi e
assonnati: collaborazionisti a vario titolo inquadrati nei
ranghi del sistema imperante. Lenta processione di
formiche elettriche: non-morti assuefatti al virus della
corruzione, attori mediocri e soddisfatti del consueto
ciclo di produzione/consumo, tristi comparse spettrali sul
teatro del mutamento imminente.
Mentre le dita si stringono attorno alla linguetta, il
mondo si dissolve in una pioggia di note inneggianti all’epica
che presto troverà il suo compimento. Poi è un’esplosione
di luce calda, organica, pulsante, che si spande davanti
al sorriso compiaciuto e rasserenante di Blicero. Aveva
ragione lui: sarà un giorno memorabile, il fuoco che
purificherà il mondo brillerà ancora negli occhi dei
figli dei nostri figli fra molti anni e molti anni ancora.
In quel fuoco si perpetuerà la gloria del sacro onore, la
forza stessa dell’Ordine Vero. Ma adesso non è più
tempo d’indugi.
È tempo che la Redenzione si compia, spietata e
implacabile. Che il tuono furioso e supremo dell’angelo
liberatore sublimi l’attimo nell’eternità!
Adesso e per sempre, è il Momento dell’Ira.

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