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Questo
trattato è il frutto della mia esistenza spesa in
paziente e costante applicazione a questo mio mestiere, e
di una vita volta all’unico scopo di raggiungere la più
alta eccellenza e la perfezione dei risultati.
A decenni di studi teorici Nostro Signore mi ha concesso
di sommarne altrettanti di esperienza pratica, che hanno
fatto di me l’artista quale ora sono.
E con questo libello io, artista ormai giunto in
prossimità della morte, voglio perpetuare l’essenza ed
il segreto della mia arte e proclamare al mondo tutto
quale sia il frutto dell’ingegno e dell’abilità
donatemi dal Signore.
Tanto decantate nel mondo civilizzato infatti sono le mie
opere, quanto oscuro ed ignoto alle genti è il loro
autore.
Sfogliate dunque questo mio libro, leggete la teoria pura
della mia arte e toccatene il risultato finale.
Ed implorate per me, che le mie dedizione e frugalità mi
siano viatico per il Regno Eterno.
La
circolazione delle idee e la concorrenza
Nostro
Signore ha concesso a noi tutti la parola per comunicare
con i nostri vicini e la scrittura per raggiungere, con il
nostro pensiero e la nostra esperienza, anche chi da noi
è distante nello spazio e nel tempo.
Per onorare questo dono l’uomo ha inventato il libro, e
nel corso della storia ha perfezionato questa sua
mirabilissima creatura, prima adornandola con le splendide
miniature degli amanuensi e dopo rendendola efficiente ed
inarrestabile con l’avvento della stampa meccanizzata.
Ma questa evoluzione dell’ars libraria, benché mirabile
ed indubbiamente altro dono del Padre dei Cieli, ha insito
il venefico effetto di non garantire più alle idee ed ai
pensieri il ruolo primario.
Come appare sempre più chiaro, la diffusione crescente
della produzione stampata induce la massa ad accordare la
preferenza a nuovi artefatti di qualità estetica sempre
più eccelsa: la presenza di disegni o di miniature ben
elaborate sovrasta la differenza di qualità letteraria
fra due testi, sovente a scapito di quello che è migliore
ma più spartanamente presentato all’occhio del lettore.
Il motivo finale del mio passaggio in questo mondo mi è
stato presto chiaro: operare affinché chi ha lodevoli
frutti del proprio ingegno da esporre, abbia anche gli
strumenti per ottenere un prodotto che non sia superabile
dalle mode frivole del momento.
E di questo, per i risultati che immodestamente ritengo di
avere ottenuto, ringrazio ancora il Creatore e la mia
famiglia, che mi fornì il primigenio aiuto.
Sulla
produzione dei colori
La
richiesta più frequente avuta dagli artisti di ogni
levatura, con cui ho incrociato il cammino negli anni di
esercizio del mio mestiere, è senza dubbio quella di fare
in modo che le parti in colore delle loro opere
sfoggiassero scelte cromatiche le più vivaci e sgargianti
possibili.
L’uso di elaborate combinazioni delle tecniche all’epoca
consolidate mi permise di soddisfare sempre le richieste
della mia clientela, ma non la mia aspirazione a produrre
qualcosa non replicabile da alcun altro.
Fu così che in un’ala della mia magione allestii con
sommo impegno un colorificio sperimentale, dove spendetti
per molti mesi la gran parte del tempo che non mi era
impegnato dal lavoro.
Tale mio atteggiamento, come ovvio, non fu condiviso dalla
mia consorte la quale, dopo un lungo periodo di silenziosa
e devota sopportazione, manifestò in maniera sempre più
acuta il suo dissenso; a nulla servirono le mie
rassicurazioni, peraltro quasi sempre infondate, sulla
prossimità di una soluzione e di un mio ritorno ad uno
stile di vita più consono alle nostre abitudini.
Una sera questa stessa sala, in cui ora sto vergando le
mie parole, fu il teatro del nostro ultimo e più furente
litigio; esasperato da una serie di esternazioni ed
allusioni sul mio conto, così pesanti da mettere in
dubbio la stessa mia essenza di uomo, ed impossibilitato
dal fiume inarrestabile dei suoi improperi a proferire la
benché minima parola a mia discolpa, accadde che persi il
lume della ragione e la colpii più volte sul cranio con
un candelabro fino a che non rimase in silenzio,
semidistesa su questo tavolo.
Già la disperazione per il gesto inconsulto assaliva la
mia anima, quando notai alcuni rivoli di sangue che
scendevano dal naso e dal cranio fracassato: essi si
stavano raccogliendo sulle pergamene sparse sul tavolo
tingendole di un rosso che, lo capii subito, non aveva
eguali in quanto a vivacità.
Osservavo rapito quel sangue che mi apriva nuovi
orizzonti, riempiendomi di stupore per la meravigliosa
colorazione violacea che regalava ai miei occhi quello
già rappreso sulla pergamena.
Nostro Signore, nella sua infinita misericordia, mi
offriva con quella visione il modo di espiare il mio
tremendo peccato, portando la mia arte, ragione stessa
della mia vita, ai più sublimi livelli.
Ed ancora oggi, a tanti anni da quella illuminazione che
cambiò la mia esistenza, ogni giorno nell’angolo più
fresco e riparato del mio giardino, non manco mai di
portare un fiore rosso sulla tomba della mia amata
compagna.
Quella notte magica usai ogni preziosa goccia del fluido
che quel corpo generosamente mi donava, ancora oggi ho con
me le prove fatte, prima di tributargli tutti gli onori
che meritava; avevo trovato l’ingrediente che nessun
altro aveva, non restava che piegarlo ai voleri della mia
arte.
Colui che fra quanti leggeranno le mie parole ha una
qualche esperienza sulla creazione delle tonalità, si
chiederà come sia possibile ottenere da un singolo
ingrediente finito le molteplici sfumature che un colore
ci può regalare; infatti anche il meno istruito sulle
arti può comprendere che un tale ingrediente, con il
passare del tempo, tende a restituire sempre la stessa
colorazione violacea.
Le mie ricerche pratiche si fecero, quindi, sempre più
frenetiche per risolvere tale dilemma; debbo alla
misericordia del Padre l’assoluzione per i molti peccati
di profanazione compiuti nella mia foga ricercatrice, e
dedico alla Sua pietà i risultati ottenuti e qui
riportati.
Il fluido ancora caldo e vivo colora la carta, come già
appurato, di una tonalità che col passare dei minuti
varia dal rosso vivace sino al bruno violastro, di contro
il fluido morto possiede solo le tonalità più scure;
queste nozioni le appresi dopo un lungo confronto fra le
qualità dei cadaveri appena diventati tali e di quelli da
più tempo ormai avvolti nell’abbraccio della morte.
Il caso, guidato dalla misericordiosa mano del Signore, fu
ancora una volta decisivo nell’accrescere le mie
conoscenze in questa nuova tecnica: aiutato dalla
goffaggine che distingue i miei movimenti, giunsi alla
fondamentale scoperta che il semplice sale marino esercita
un effetto inibente sul processo di iscurimento naturale
del fluido, mantenendolo perennemente nella tonalità
sgargiante propria dei suoi primi istanti.
E la natura, che nelle cose più semplici esplica tutta la
propria bellezza, ha fatto in modo che la dosatura
perfetta fosse altrettanto facile da ottenere.
Dovrai solo, caro lettore, predisporre, per ogni ampolla
del fluido, la quarta parte della stessa quantità in
grani di sale, che distenderai con cura sulla pagina
appena stampata, rimovendoli quando la loro colorazione
sarà divenuta uniforme con quella dei caratteri.
Ottenni questo risultato, che molti definirebbero
esaltante e pienamente appagante, e già la mia sete di
perfezione mi spingeva alla ricerca del traguardo
successivo.
Come tutti voi sapete, la molteplicità di colori si può
ottenere dalla mescolanza, in dosi variabili, di tre tinte
fondamentali, di una delle quali possedevo ormai ogni
segreto.
Mi trovavo così nella necessità di ottenere una tinta il
più vicino possibile al giallo; la misericordia del
Signore mi metteva a disposizione la stessa materia prima,
a me restava da piegarla alla forza del mio ingegno per
ottenere quanto necessitavo.
Le cantine della mia residenza erano ancora occupate dagli
scarti delle mie ultime prove, di cui non ancora mi ero
liberato: furono i primi soggetti delle nuove
sperimentazioni.
E’ il corpo umano una fonte inesauribile di sorprese,
anche per chi come noi non si applica nell’arte medica:
la perfezione e la divina armonia che regnano al suo
interno, renderanno facili le operazioni a quanti saranno
stimolati nel seguire i miei insegnamenti.
Molteplici furono gli esperimenti, ed infinite le
combinazioni, in cui mi cimentai nel corso di quel nuovo
periodo di ricerca; il colore perfetto lo trovai una
notte, nei giorni incastonati fra il Natale ed il
Capodanno di oltre vent’anni fa.
Non sgorgò naturale ed imperioso come l’altro, ma fu
piuttosto bisognoso della mia perizia nel maneggiare
strumenti comuni; ciò di cui abbisogna il devoto di
questa tecnica sono un contenitore ed un pestello, in
tutto simili a quelli usati dalle donne che vivono in
queste terre per produrre il loro prelibato pesto.
Con costanza, assestando colpi brevi e decisi, si
otterrà, dagli organi gemelli adibiti alla depurazione
dei fluidi, un impasto omogeneo, che restituisce una
colorazione gialla leggermente cupa una volta applicato
sulla carta.
Potrai schiarire o scurire a volontà questa tinta
fondamentale scegliendo di aggiungere un poco d’acqua o
procedendo ad una breve esposizione ad un forte calore.
E potrai coprirti di meraviglia, come feci io prima di te,
nello scoprire come la natura, guidata dalla mano
infallibile del Creatore, abbia concesso a questo
preparato la facoltà di miscelarsi con l’altro, per
costituire con la loro unione la quasi totalità delle
colorazioni di cui abbisogniamo nell’esercizio del
nostro mestiere.
Per averle tutte mancava solo quel celeste da legare agli
altri due; non feci nulla per trovarlo, ma venne da sé
come genuino dono del Signore, forse in premio per la mia
opera dedicata alla sola Sua maggior gloria.
Assorto in pia preghiera nella cappella della mia dimora,
osservavo devoto una Sua icona, rivolgendo le mie
implorazioni da peccatore, quando mi parve che i Suoi
occhi avessero accennato un movimento.
Fissando quegli occhi così intensamente azzurri, recepii
il chiaro messaggio, così misericordiosamente mostrato,
su quale fosse la fonte del colore mancante.
L’estrazione risulta molto semplice anche a chi non ha
alcuna nozione medica, e tutta la strumentazione
necessaria si riduce ad una lama ben affilata; con questa
si pratica un’incisione circolare, poco profonda, al
fine di asportare la superficie trasparente, per poi
prelevare con la medesima lama il materiale colorato.
Questo, come si può intuire, è disponibile in esigue
quantità, che sono comunque sufficienti per la gran parte
delle opere.
Debbo, però, mettere in guardia l’aspirante creatore di
libri sull’impossibilità di conservare tale sostanza,
la quale, quindi, dovrà essere prelevata al momento dell’uso;
consiglio, quindi, di mantenere sempre, in prossimità
della propria officina, qualcuno che possa, direttamente o
non, immediatamente fornirvi quanto vi serve.
La benda che, da tempo, porto sull’orbita sinistra è
esempio di quanto può accadere a chi, senza essersi
adeguatamente premunito, si trovi nella impellente
necessità di terminare il proprio lavoro.
Quello che finora ho esposto, è il frutto delle fatiche
di un uomo devoto alla causa del Signore, e prego che solo
uomini altrettanto devoti e solidi di spirito, possano
prendere queste nozioni ed eleggerle a loro guida nel
mestiere.
Tutto ciò che il Creatore mi ha concesso di apprendere
sulla teoria dei colori, è scritto in queste pagine, e
tutto ciò che ho scritto, l’ho applicato alle mie
migliori opere, che possano circolare in eterno a mia
memoria e gloria del Signore.
Su
carte, pergamene e similari veicoli
Somma
soddisfazione generò in me ed in coloro che, ritenendomi
meritevole, mi affidarono le loro opere da stampare, il
vedere applicati nella realtà i concetti che prima ho
enunciato, e grande fu lo stupore di quanti, miei esimi e
validi compagni di mestiere, ebbero a doversi confrontare
con la magnificenza dei miei risultati.
Mai mi stancherò di cantare al Signore le più sincere
lodi, per ringraziarlo di avermi concesso di vivere
momenti a tal guisa esaltanti; quelle stesse
indimenticabili sensazioni mi furono sprone a non
adagiarmi sulla gloria del momento, ma piuttosto a rendere
ancora più perfetto il mio progetto di arte.
La bellezza dei colori che riuscivo ad ottenere, riempiva
il mio animo, sempre voglioso di nuovi obiettivi e
successi, di un profondo anelito a vincere una nuova
sfida, ed alimentò il mio laborioso intelletto al punto
di partorire una nuova idea.
Nell’intrico dei miei pensieri, mi chiedevo che cosa
potessi ritoccare nelle mie opere, dopo aver portato i
colori ai più sublimi livelli; cos’altro può fare
ulteriormente la gioia di chi legge?
La risposta sarà subito chiara al buon cultore di libri:
la carta; la carta è il veicolo che trasporta le nostre
idee attraverso i secoli, la destinazione ultima delle
nostre congetture sulla forma dei testi e delle
illustrazioni.
La sua versione pregiata e più costosa, la pergamena,
permette di realizzare opere di mirabile valenza
artistica.
L’intuizione che il Signore mi concesse, fu quella di
uniformare la materia di origine della carta a quella
degli inchiostri: solo l’identità assoluta delle fonti
primarie porta all’ineccepibile perfezione.
La strada fu così tracciata ed assolutamente semplice da
percorrere: dovetti solo applicare alla nuova materia il
procedimento utilizzato per la produzione della pergamena
animale, talmente conosciuto ed assimilato da non meritare
ulteriori notazioni in questo mio breve scritto.
Una sola raccomandazione voglio fare ai miei lettori: che
prestino molta attenzione alla fragilità della pelle
ancora fresca, cosa peraltro ben nota a chiunque si sia
procurato sbucciature a causa di semplici sfregamenti.
Si dovrà aver cura di distenderla bene, dopo averla
ripulita di eventuali brandelli, e di lasciarla ad
essiccare per il tempo necessario al volgere di una luna.
I risultati che, di certo, otterrete, vi ripagheranno in
genuina meraviglia dell’attesa consumata; questi sono
prova dell’armonia che regna in tutto ciò che è creato
dal Signore, dove elementi che hanno egual origine, ad
ogni modo si legano fra loro per generare qualcosa di
perfettamente compiuto.
E ciò che noi facciamo, seguendo le regole poc’anzi
elencate, è semplicemente esaltare la qualità di tutto
ciò che appartiene al Creatore, a Sua maggior lode e
gloria.
Sulla
presentazione delle opere
Come
ho già scritto prima, in presenza di una massiccia
circolazione di opere stampate, quale quella a cui in
questi tempi assistiamo e ancora di più vedremo in
futuro, assurge a ruolo primario anche l’estetica con
cui queste vengono presentate al lettore ed allo studioso.
E se già quanto descritto fino a questo punto del mio
diario permette di confezionare opere mirabili, ancora ho
lavorato affinché tutto, nel mio metodo, sia unico e
diverso da quanto altri possano realizzare.
Abbiamo una carta diversa da tutte le altre, dei colori
inimitabili con qualsivoglia altro procedimento: l’unica
cosa che ancora accomuna i nostri libri a quelli prodotti
da altri è la rilegatura di pagine e copertine.
La cucitura, benché elegante e, se ben realizzata, molto
resistente, presenta alcuni difetti ineliminabili, primo
fra tutti il macchiare, col correre del tempo, le pagine
se a contatto con l’umidità.
Procedendo con i miei esperimenti, sono giunto alla
conclusione che sostituire la cucitura con una materia
collosa e non visibile, rende l’opera insolita e
gradevole.
Seguendo tutto il processo di creazione di un libro
stampato, che ho riportato, si giunge al punto in cui, con
l’opera pronta per la rilegatura, del soggetto fonte dei
nostri materiali non rimane che la parte ossea.
Da quella partii per risolvere l’ultimo dilemma, che
separava le mie opere dalla perfezione, ed ancora una
volta il Creatore, nella sua infinita misericordia, mi
pose sotto gli occhi la soluzione, sotto forma del
perfetto legame che unisce materie diverse ma con la
stessa origine.
Partendo da quelle ossa, ormai inutile simulacro nella
loro forma morta, donerete loro nuova funzione
riducendole, a mano o con l’ausilio di un qualche
macchinario, in una finissima polvere; questa andrà
mescolata con acqua in adeguata proporzione fino ad
ottenere una poltiglia umida e ben compatta al tatto.
A questa si aggiunge un po’ di polvere, che vi sarete
procurati grattando la superficie bianca dell’osso,
dopodiché si applicherà il tutto al dorso delle pagine,
riunite in quella che sarà la loro finale disposizione.
In ultimo, a poltiglia ancora malleabile, ma già
leggermente solidificata, si applicherà la copertina,
stampata in unico foglio con frontespizio, dorso e retro.
Questa fu la mia ultima sperimentazione: ritengo,
abbandonando la modestia, di aver raggiunto la perfezione
nel mio mestiere, e con questo di aver glorificato Nostro
Signore come pochi, di origini parimenti umili alle mie,
hanno fatto con le proprie esistenze.
La prima opera alla quale applicai per intero il mio
metodo, fu una splendida edizione illustrata della Sacra
Bibbia, che tutti voi potrete ammirare e prendere come
paragone durante le celebrazioni domenicali nella
cattedrale di Genova.
Per quella meravigliosa opera ringrazio il Creatore, che
mi ha donato la devota perseveranza, e mio fratello, con
la sua diletta consorte, che furono e sono parte attiva di
quella mia opera prima.
L’artista
si accomiata
La
mia esistenza si sta avvicinando al suo compimento, e le
residue forze che ancora mi permeano, mi hanno concesso di
consegnare a voi questa semplice summa del lavoro di un
devoto uomo di fede.
Pregate per la mia anima, cantate al Signore le mie lodi,
in virtù di quanto ho fatto e donato con cuore semplice
all’umanità tutta.
E con questo omaggio a voi ed al Creatore, mi congedo
tramite questo stesso libro ora fra le vostre mani, che,
secondo i miei ultimi dettami, verrà realizzato dal mio
amato nipote utilizzando il mio stesso corpo come materia,
a Sua imperitura gloria.
Olinto
Parodi, stampatore e, con immodestia, genio illuminato da
Dio.

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