Racconto Horror: "Ars Libraria di Olinto Parodi" di Stefano Scappazzoni

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"...chi sarà vincitore, 
farollo colonna del tempio del mio Dio, 
e non ne uscirà più fuora; 
e sopra di lui scriverò il nome del mio Dio, 
e il nome della città del mio Dio 
e il nuovo mio nome..."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo trattato è il frutto della mia esistenza spesa in paziente e costante applicazione a questo mio mestiere, e di una vita volta all’unico scopo di raggiungere la più alta eccellenza e la perfezione dei risultati.
A decenni di studi teorici Nostro Signore mi ha concesso di sommarne altrettanti di esperienza pratica, che hanno fatto di me l’artista quale ora sono.
E con questo libello io, artista ormai giunto in prossimità della morte, voglio perpetuare l’essenza ed il segreto della mia arte e proclamare al mondo tutto quale sia il frutto dell’ingegno e dell’abilità donatemi dal Signore.
Tanto decantate nel mondo civilizzato infatti sono le mie opere, quanto oscuro ed ignoto alle genti è il loro autore.
Sfogliate dunque questo mio libro, leggete la teoria pura della mia arte e toccatene il risultato finale.
Ed implorate per me, che le mie dedizione e frugalità mi siano viatico per il Regno Eterno.

La circolazione delle idee e la concorrenza

Nostro Signore ha concesso a noi tutti la parola per comunicare con i nostri vicini e la scrittura per raggiungere, con il nostro pensiero e la nostra esperienza, anche chi da noi è distante nello spazio e nel tempo.
Per onorare questo dono l’uomo ha inventato il libro, e nel corso della storia ha perfezionato questa sua mirabilissima creatura, prima adornandola con le splendide miniature degli amanuensi e dopo rendendola efficiente ed inarrestabile con l’avvento della stampa meccanizzata.
Ma questa evoluzione dell’ars libraria, benché mirabile ed indubbiamente altro dono del Padre dei Cieli, ha insito il venefico effetto di non garantire più alle idee ed ai pensieri il ruolo primario.
Come appare sempre più chiaro, la diffusione crescente della produzione stampata induce la massa ad accordare la preferenza a nuovi artefatti di qualità estetica sempre più eccelsa: la presenza di disegni o di miniature ben elaborate sovrasta la differenza di qualità letteraria fra due testi, sovente a scapito di quello che è migliore ma più spartanamente presentato all’occhio del lettore.
Il motivo finale del mio passaggio in questo mondo mi è stato presto chiaro: operare affinché chi ha lodevoli frutti del proprio ingegno da esporre, abbia anche gli strumenti per ottenere un prodotto che non sia superabile dalle mode frivole del momento.
E di questo, per i risultati che immodestamente ritengo di avere ottenuto, ringrazio ancora il Creatore e la mia famiglia, che mi fornì il primigenio aiuto.

Sulla produzione dei colori

La richiesta più frequente avuta dagli artisti di ogni levatura, con cui ho incrociato il cammino negli anni di esercizio del mio mestiere, è senza dubbio quella di fare in modo che le parti in colore delle loro opere sfoggiassero scelte cromatiche le più vivaci e sgargianti possibili.
L’uso di elaborate combinazioni delle tecniche all’epoca consolidate mi permise di soddisfare sempre le richieste della mia clientela, ma non la mia aspirazione a produrre qualcosa non replicabile da alcun altro.
Fu così che in un’ala della mia magione allestii con sommo impegno un colorificio sperimentale, dove spendetti per molti mesi la gran parte del tempo che non mi era impegnato dal lavoro.
Tale mio atteggiamento, come ovvio, non fu condiviso dalla mia consorte la quale, dopo un lungo periodo di silenziosa e devota sopportazione, manifestò in maniera sempre più acuta il suo dissenso; a nulla servirono le mie rassicurazioni, peraltro quasi sempre infondate, sulla prossimità di una soluzione e di un mio ritorno ad uno stile di vita più consono alle nostre abitudini.
Una sera questa stessa sala, in cui ora sto vergando le mie parole, fu il teatro del nostro ultimo e più furente litigio; esasperato da una serie di esternazioni ed allusioni sul mio conto, così pesanti da mettere in dubbio la stessa mia essenza di uomo, ed impossibilitato dal fiume inarrestabile dei suoi improperi a proferire la benché minima parola a mia discolpa, accadde che persi il lume della ragione e la colpii più volte sul cranio con un candelabro fino a che non rimase in silenzio, semidistesa su questo tavolo.
Già la disperazione per il gesto inconsulto assaliva la mia anima, quando notai alcuni rivoli di sangue che scendevano dal naso e dal cranio fracassato: essi si stavano raccogliendo sulle pergamene sparse sul tavolo tingendole di un rosso che, lo capii subito, non aveva eguali in quanto a vivacità.
Osservavo rapito quel sangue che mi apriva nuovi orizzonti, riempiendomi di stupore per la meravigliosa colorazione violacea che regalava ai miei occhi quello già rappreso sulla pergamena.
Nostro Signore, nella sua infinita misericordia, mi offriva con quella visione il modo di espiare il mio tremendo peccato, portando la mia arte, ragione stessa della mia vita, ai più sublimi livelli.
Ed ancora oggi, a tanti anni da quella illuminazione che cambiò la mia esistenza, ogni giorno nell’angolo più fresco e riparato del mio giardino, non manco mai di portare un fiore rosso sulla tomba della mia amata compagna.
Quella notte magica usai ogni preziosa goccia del fluido che quel corpo generosamente mi donava, ancora oggi ho con me le prove fatte, prima di tributargli tutti gli onori che meritava; avevo trovato l’ingrediente che nessun altro aveva, non restava che piegarlo ai voleri della mia arte.
Colui che fra quanti leggeranno le mie parole ha una qualche esperienza sulla creazione delle tonalità, si chiederà come sia possibile ottenere da un singolo ingrediente finito le molteplici sfumature che un colore ci può regalare; infatti anche il meno istruito sulle arti può comprendere che un tale ingrediente, con il passare del tempo, tende a restituire sempre la stessa colorazione violacea.
Le mie ricerche pratiche si fecero, quindi, sempre più frenetiche per risolvere tale dilemma; debbo alla misericordia del Padre l’assoluzione per i molti peccati di profanazione compiuti nella mia foga ricercatrice, e dedico alla Sua pietà i risultati ottenuti e qui riportati.
Il fluido ancora caldo e vivo colora la carta, come già appurato, di una tonalità che col passare dei minuti varia dal rosso vivace sino al bruno violastro, di contro il fluido morto possiede solo le tonalità più scure; queste nozioni le appresi dopo un lungo confronto fra le qualità dei cadaveri appena diventati tali e di quelli da più tempo ormai avvolti nell’abbraccio della morte.
Il caso, guidato dalla misericordiosa mano del Signore, fu ancora una volta decisivo nell’accrescere le mie conoscenze in questa nuova tecnica: aiutato dalla goffaggine che distingue i miei movimenti, giunsi alla fondamentale scoperta che il semplice sale marino esercita un effetto inibente sul processo di iscurimento naturale del fluido, mantenendolo perennemente nella tonalità sgargiante propria dei suoi primi istanti.
E la natura, che nelle cose più semplici esplica tutta la propria bellezza, ha fatto in modo che la dosatura perfetta fosse altrettanto facile da ottenere.
Dovrai solo, caro lettore, predisporre, per ogni ampolla del fluido, la quarta parte della stessa quantità in grani di sale, che distenderai con cura sulla pagina appena stampata, rimovendoli quando la loro colorazione sarà divenuta uniforme con quella dei caratteri.
Ottenni questo risultato, che molti definirebbero esaltante e pienamente appagante, e già la mia sete di perfezione mi spingeva alla ricerca del traguardo successivo.
Come tutti voi sapete, la molteplicità di colori si può ottenere dalla mescolanza, in dosi variabili, di tre tinte fondamentali, di una delle quali possedevo ormai ogni segreto.
Mi trovavo così nella necessità di ottenere una tinta il più vicino possibile al giallo; la misericordia del Signore mi metteva a disposizione la stessa materia prima, a me restava da piegarla alla forza del mio ingegno per ottenere quanto necessitavo.
Le cantine della mia residenza erano ancora occupate dagli scarti delle mie ultime prove, di cui non ancora mi ero liberato: furono i primi soggetti delle nuove sperimentazioni.
E’ il corpo umano una fonte inesauribile di sorprese, anche per chi come noi non si applica nell’arte medica: la perfezione e la divina armonia che regnano al suo interno, renderanno facili le operazioni a quanti saranno stimolati nel seguire i miei insegnamenti.
Molteplici furono gli esperimenti, ed infinite le combinazioni, in cui mi cimentai nel corso di quel nuovo periodo di ricerca; il colore perfetto lo trovai una notte, nei giorni incastonati fra il Natale ed il Capodanno di oltre vent’anni fa.
Non sgorgò naturale ed imperioso come l’altro, ma fu piuttosto bisognoso della mia perizia nel maneggiare strumenti comuni; ciò di cui abbisogna il devoto di questa tecnica sono un contenitore ed un pestello, in tutto simili a quelli usati dalle donne che vivono in queste terre per produrre il loro prelibato pesto.
Con costanza, assestando colpi brevi e decisi, si otterrà, dagli organi gemelli adibiti alla depurazione dei fluidi, un impasto omogeneo, che restituisce una colorazione gialla leggermente cupa una volta applicato sulla carta.
Potrai schiarire o scurire a volontà questa tinta fondamentale scegliendo di aggiungere un poco d’acqua o procedendo ad una breve esposizione ad un forte calore.
E potrai coprirti di meraviglia, come feci io prima di te, nello scoprire come la natura, guidata dalla mano infallibile del Creatore, abbia concesso a questo preparato la facoltà di miscelarsi con l’altro, per costituire con la loro unione la quasi totalità delle colorazioni di cui abbisogniamo nell’esercizio del nostro mestiere.
Per averle tutte mancava solo quel celeste da legare agli altri due; non feci nulla per trovarlo, ma venne da sé come genuino dono del Signore, forse in premio per la mia opera dedicata alla sola Sua maggior gloria.
Assorto in pia preghiera nella cappella della mia dimora, osservavo devoto una Sua icona, rivolgendo le mie implorazioni da peccatore, quando mi parve che i Suoi occhi avessero accennato un movimento.
Fissando quegli occhi così intensamente azzurri, recepii il chiaro messaggio, così misericordiosamente mostrato, su quale fosse la fonte del colore mancante.
L’estrazione risulta molto semplice anche a chi non ha alcuna nozione medica, e tutta la strumentazione necessaria si riduce ad una lama ben affilata; con questa si pratica un’incisione circolare, poco profonda, al fine di asportare la superficie trasparente, per poi prelevare con la medesima lama il materiale colorato.
Questo, come si può intuire, è disponibile in esigue quantità, che sono comunque sufficienti per la gran parte delle opere.
Debbo, però, mettere in guardia l’aspirante creatore di libri sull’impossibilità di conservare tale sostanza, la quale, quindi, dovrà essere prelevata al momento dell’uso; consiglio, quindi, di mantenere sempre, in prossimità della propria officina, qualcuno che possa, direttamente o non, immediatamente fornirvi quanto vi serve.
La benda che, da tempo, porto sull’orbita sinistra è esempio di quanto può accadere a chi, senza essersi adeguatamente premunito, si trovi nella impellente necessità di terminare il proprio lavoro.
Quello che finora ho esposto, è il frutto delle fatiche di un uomo devoto alla causa del Signore, e prego che solo uomini altrettanto devoti e solidi di spirito, possano prendere queste nozioni ed eleggerle a loro guida nel mestiere.
Tutto ciò che il Creatore mi ha concesso di apprendere sulla teoria dei colori, è scritto in queste pagine, e tutto ciò che ho scritto, l’ho applicato alle mie migliori opere, che possano circolare in eterno a mia memoria e gloria del Signore.

Su carte, pergamene e similari veicoli

Somma soddisfazione generò in me ed in coloro che, ritenendomi meritevole, mi affidarono le loro opere da stampare, il vedere applicati nella realtà i concetti che prima ho enunciato, e grande fu lo stupore di quanti, miei esimi e validi compagni di mestiere, ebbero a doversi confrontare con la magnificenza dei miei risultati.
Mai mi stancherò di cantare al Signore le più sincere lodi, per ringraziarlo di avermi concesso di vivere momenti a tal guisa esaltanti; quelle stesse indimenticabili sensazioni mi furono sprone a non adagiarmi sulla gloria del momento, ma piuttosto a rendere ancora più perfetto il mio progetto di arte.
La bellezza dei colori che riuscivo ad ottenere, riempiva il mio animo, sempre voglioso di nuovi obiettivi e successi, di un profondo anelito a vincere una nuova sfida, ed alimentò il mio laborioso intelletto al punto di partorire una nuova idea.
Nell’intrico dei miei pensieri, mi chiedevo che cosa potessi ritoccare nelle mie opere, dopo aver portato i colori ai più sublimi livelli; cos’altro può fare ulteriormente la gioia di chi legge?
La risposta sarà subito chiara al buon cultore di libri: la carta; la carta è il veicolo che trasporta le nostre idee attraverso i secoli, la destinazione ultima delle nostre congetture sulla forma dei testi e delle illustrazioni.
La sua versione pregiata e più costosa, la pergamena, permette di realizzare opere di mirabile valenza artistica.
L’intuizione che il Signore mi concesse, fu quella di uniformare la materia di origine della carta a quella degli inchiostri: solo l’identità assoluta delle fonti primarie porta all’ineccepibile perfezione.
La strada fu così tracciata ed assolutamente semplice da percorrere: dovetti solo applicare alla nuova materia il procedimento utilizzato per la produzione della pergamena animale, talmente conosciuto ed assimilato da non meritare ulteriori notazioni in questo mio breve scritto.
Una sola raccomandazione voglio fare ai miei lettori: che prestino molta attenzione alla fragilità della pelle ancora fresca, cosa peraltro ben nota a chiunque si sia procurato sbucciature a causa di semplici sfregamenti.
Si dovrà aver cura di distenderla bene, dopo averla ripulita di eventuali brandelli, e di lasciarla ad essiccare per il tempo necessario al volgere di una luna.
I risultati che, di certo, otterrete, vi ripagheranno in genuina meraviglia dell’attesa consumata; questi sono prova dell’armonia che regna in tutto ciò che è creato dal Signore, dove elementi che hanno egual origine, ad ogni modo si legano fra loro per generare qualcosa di perfettamente compiuto.
E ciò che noi facciamo, seguendo le regole poc’anzi elencate, è semplicemente esaltare la qualità di tutto ciò che appartiene al Creatore, a Sua maggior lode e gloria.

Sulla presentazione delle opere

Come ho già scritto prima, in presenza di una massiccia circolazione di opere stampate, quale quella a cui in questi tempi assistiamo e ancora di più vedremo in futuro, assurge a ruolo primario anche l’estetica con cui queste vengono presentate al lettore ed allo studioso.
E se già quanto descritto fino a questo punto del mio diario permette di confezionare opere mirabili, ancora ho lavorato affinché tutto, nel mio metodo, sia unico e diverso da quanto altri possano realizzare.
Abbiamo una carta diversa da tutte le altre, dei colori inimitabili con qualsivoglia altro procedimento: l’unica cosa che ancora accomuna i nostri libri a quelli prodotti da altri è la rilegatura di pagine e copertine.
La cucitura, benché elegante e, se ben realizzata, molto resistente, presenta alcuni difetti ineliminabili, primo fra tutti il macchiare, col correre del tempo, le pagine se a contatto con l’umidità.
Procedendo con i miei esperimenti, sono giunto alla conclusione che sostituire la cucitura con una materia collosa e non visibile, rende l’opera insolita e gradevole.
Seguendo tutto il processo di creazione di un libro stampato, che ho riportato, si giunge al punto in cui, con l’opera pronta per la rilegatura, del soggetto fonte dei nostri materiali non rimane che la parte ossea.
Da quella partii per risolvere l’ultimo dilemma, che separava le mie opere dalla perfezione, ed ancora una volta il Creatore, nella sua infinita misericordia, mi pose sotto gli occhi la soluzione, sotto forma del perfetto legame che unisce materie diverse ma con la stessa origine.
Partendo da quelle ossa, ormai inutile simulacro nella loro forma morta, donerete loro nuova funzione riducendole, a mano o con l’ausilio di un qualche macchinario, in una finissima polvere; questa andrà mescolata con acqua in adeguata proporzione fino ad ottenere una poltiglia umida e ben compatta al tatto.
A questa si aggiunge un po’ di polvere, che vi sarete procurati grattando la superficie bianca dell’osso, dopodiché si applicherà il tutto al dorso delle pagine, riunite in quella che sarà la loro finale disposizione.
In ultimo, a poltiglia ancora malleabile, ma già leggermente solidificata, si applicherà la copertina, stampata in unico foglio con frontespizio, dorso e retro.
Questa fu la mia ultima sperimentazione: ritengo, abbandonando la modestia, di aver raggiunto la perfezione nel mio mestiere, e con questo di aver glorificato Nostro Signore come pochi, di origini parimenti umili alle mie, hanno fatto con le proprie esistenze.
La prima opera alla quale applicai per intero il mio metodo, fu una splendida edizione illustrata della Sacra Bibbia, che tutti voi potrete ammirare e prendere come paragone durante le celebrazioni domenicali nella cattedrale di Genova.
Per quella meravigliosa opera ringrazio il Creatore, che mi ha donato la devota perseveranza, e mio fratello, con la sua diletta consorte, che furono e sono parte attiva di quella mia opera prima.

L’artista si accomiata

La mia esistenza si sta avvicinando al suo compimento, e le residue forze che ancora mi permeano, mi hanno concesso di consegnare a voi questa semplice summa del lavoro di un devoto uomo di fede.
Pregate per la mia anima, cantate al Signore le mie lodi, in virtù di quanto ho fatto e donato con cuore semplice all’umanità tutta.
E con questo omaggio a voi ed al Creatore, mi congedo tramite questo stesso libro ora fra le vostre mani, che, secondo i miei ultimi dettami, verrà realizzato dal mio amato nipote utilizzando il mio stesso corpo come materia, a Sua imperitura gloria.

Olinto Parodi, stampatore e, con immodestia, genio illuminato da Dio.

 

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