
|
 |
  
Maurizio
si svegliò. Aveva sete. Bevve una sorsata dalla bottiglia sul comodino,
ma era calda da fare schifo. Avrebbe bevuto volentieri dell'acqua dal
frigo, ma lì dentro c'erano quelle bestiacce schifose, quelle anguille
viscide che sua moglie aveva comprato al mercato del pesce. Lei adorava
quella porcheria. L'indomani, rientrando dal turno di pulizie notturne
al supermercato, le avrebbe decapitate, ripulite delle interiora e
cucinato la sua deliziosa frittura, mentre quelle, ancora vive, ridotte
a tocchetti, si contorcevano nella padella un pezzo contro l' altro,
nello sfrigolio dell' olio sul fuoco.
Si riaddormentò, sprofondando in un sonno inquieto popolato di incubi
dalle forme sinuose e striscianti. Si risvegliò più tardi e aveva la
nausea. Si mise a sedere in mezzo al letto, fissando il vuoto.
Mentre le sue pupille si abituavano all'oscurità, si accorse che una
testolina nera e lucida, con occhietti indescrivibilmente malevoli, lo
fissava, mentre la spirale di un corpo serpiforme, altrettanto nero e
viscido, si srotolava sulla sua gamba e si allungava repentinamente
sulla coscia.
Maurizio, gli occhi sbarrati dal terrore e dal ribrezzo, scalciò
liberandosi da quella cosa immonda, e istintivamente si ritrasse a
sedere sul cuscino, appoggiando le mani agli angoli del materasso.
Immediatamente le ritrasse, gemendo, gli occhi fuori dalle orbite. Le
aveva appoggiate su un intrico di quel viscidume orripilante. Il letto,
il pavimento, erano tutto uno strisciare di anguille, le piccole fauci
spalancate, le rosse gengive scoperte a mostrare miriadi di piccoli
denti aguzzi, pronte a mordere la loro vittima.
Un orrore ancestrale spinse Maurizio a lanciarsi giù dal letto,
calpestare quelle serpi molliccie e scivolose e scappare via. Liberò un
potente conato di vomito, mentre continuava a scivolare e rialzarsi, e
quelle cose immonde lo mordevano a ripetizione. Non riusciva a tenere la
bocca chiusa per il grande spavento, non riusciva a coordinare i
movimenti.
Appena fuori della camera da letto, sulla destra, trovò il bagno e vi
si lanciò dentro, spalancando la porta con tutto il peso del corpo.
Istintivamente la chiuse, sbattendola e appoggiandovisi contro. A
tentoni cercò l' interruttore della luce, trovandolo dopo qualche
istante. Lo premette, ma la lampadina si fulminò esplodendo in un botto
che lo fece trasalire, accelerando ulteriormente i battiti del suo
cuore.
Restò fermo un istante a osservare il pavimento, illuminato dalla
flebile luce della luna che filtrava dalla finestra. Accertato che non
c'era traccia di quelle immonde bestie, sentì l'impellente bisogno di
svuotare la vescica.
Raggiunse il water e tirò fuori l'arnese giusto un attimo prima di
pisciarsi addosso. Mentre urinava, il piacevole senso di sollievo che si
prova liberando una vescica troppo piena lo fece rilassare un minimo. Ma
neanche il tempo di assaporare quell'attimo, e un dolore folle ai
testicoli lo fece latrare come un animale ferito. Una di quelle nere
mostruosità era uscita dal water, chiudendo le piccole fauci irte di
dentini appuntiti su parte dei genitali. Impazzito di dolore e terrore,
Maurizio se la strappò con le mani, che scivolavano ripetutamente su
quel corpicino viscido. Contemporaneamente, altre anguille fuoriuscirono
dal water scivolando a terra e arrotolandosi sulle caviglie.
Mentre perdeva il lume della ragione, urlando come un ossesso, fuggì
dal bagno, percorrendo il corridoio scivoloso come un pantano. Giunto
nella cucina si bloccò, ipnotizzato dalla luce che proveniva dal frigo
aperto. Un sorriso ebete fece capolino sulla sua bocca, mentre la massa
oscura e scagliosa di quell'essere demoniaco terminava di scivolare
fuori dal freezer, una risata demente scoppiò fragorosa mentre quella
testa lucida di anguilla mutante, a metà strada tra una vipera e una
donnola, si introduceva nella sua bocca, scivolando giù giù attraverso
le anse dell' intestino.
La
moglie di Maurizio tornò a casa puntuale alle sette del mattino. Aveva
già in mente il programma della giornata: avrebbe riposato qualche ora
e poi si sarebbe dedicata a cucinare la sua passione: la frittura di
anguille. Posò le chiavi di casa sul tavolino dell' ingresso e chiamò
il marito. Nessuna risposta. "Sarà chiuso nel cesso",
pensò, "come al solito, a leggersi il giornale".
Controllò con premura che il suo prezioso cartoccio fosse ancora nel
freezer, non si sapeva mai, suo marito odiava le anguille. Tutto a
posto, erano lì, nella loro tomba di ghiaccio. "Figurarsi, quel
coglione non avrà avuto neanche il coraggio di aprire il frigo per
prendersi da bere".
Entrò in camera da letto. Dormiva. Ma in che strana posizione, poi.
Tutto rannicchiato.
"Ma perché si tiene il petto? E quella bocca aperta?".
"Maurizio?!? Oh Cristo, cos'è quella faccia viola?!?".

|