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†TORNA A HORRORZONE...†

Nella
storia del cinema horror, i morti viventi (o zombi, come vengono
nominati in alcuni paesi caraibici) hanno occupato una fetta di
storia molto importante, anche se in un arco di tempo più vicino
a noi se paragonato ad altri personaggi del settore (vampiri,
mummie, uomini lupo, ecc.). Fa eccezione un'opera importantissima
come "Ho Camminato Con Uno Zombi" (1943) di Jacques
Tourneur, classificabile come uno dei primi titoli sul genere. Ma
bisognerà attendere il 1968 e l'esordiente George Romero per
vedere questa figura assurgere al top del cinema horror. La
pellicola, prodotta con un risicatissimo budget, designa una nuova
dimensione, un nuovo modo di pensare la paura e mostrarla sotto
una prospettiva più viscerale ed esplicita. Il titolo incassò
molto bene in tutto il mondo e Romero partorì due seguiti negli
anni a venire (Zombi e Il Giorno Degli Zombi) divenendo, di fatto,
regista emblematico del genere e legando il suo nome a questa
prospettiva dell'orrore. Inevitabilmente, lo strepitoso successo
creato da queste pellicole ha generato orde d'imitatori in tutte
le parti del globo; il nostro paese non si tira certo indietro,
quando produttori e registi sentono il profumo di facili guadagni,
e nascono le prime "imitazioni".
Le prime tracce di morti viventi tricolore le troviamo già in
qualche sporadica pellicola, del tipo "L'Ultimo Uomo Della
Terra" uscito nelle sale nel 1964 e diretto da Ubaldo Ragona.
La storia è tratta dal romanzo "I Vampiri (I Am Legend)"
di Richard Matheson (lo stesso autore che ha ispirato Romero per
la creazione dei suoi zombi) ed è interpretato da un grande
Vincent Price. Narra la storia, per altro molto semplice, di un
virus che elimina tutti gli abitanti del Pianeta e li trasforma in
vampireschi zombi. Il solo Price riesce, misteriosamente, a
sopravvivere a tale batterio proveniente dallo spazio ma dovrà
stare attento alle bramosie sanguigne dei mostri che gli daranno
la caccia. Un altro titolo molto interessante risponde al nome di
"La Notte Dei Diavoli" diretto da Giorgio Ferroni nel
1972; si tratta di un ripescaggio del mito dei "wurdalak"
di tolstojana memoria, già trattato dal maestro Mario Bava nel
suo "I Tre Volti Della Paura" (1963). Il wurdalak è una
creatura della notte, a metà tra un vampiro ed un morto vivente,
magistralmente descritto da questi due autori nostrani.
Tuttavia
l'esordio a tempo pieno degli zombi italiani nel mondo della
celluloide si può datare nel 1974: il titolo è chilometrico
("Non Si Deve Profanare Il Sonno Dei Morti"), il regista
è spagnolo (Jorge Grau) e la produzione italiana, mentre gli
attori sono piuttosto noti nel nostro cinema (Arthur Kennedy e Ray
Lovelock). La storia è incentrata su di un macchinario ad
ultrasuoni, utilizzato come insetticida, ma che riesce a ridestare
dal loro eterno riposo i morti sepolti nelle vicinanze. Questi
vengono attratti dal "sapore" della carne dei vivi, che
tenteranno in ogni maniera di respingere l'assalto della famelica
orda. Del film spiccano gli eccezionali effetti speciali, mentre
la sceneggiatura non soffre troppo della inevitabile somiglianza
col capostipite romeriano uscito nel 68. Una caratteristica di
questa pellicola è data dal fatto che ha goduto di tre
distribuzioni in sala. Venne riprogrammato con il titolo "Da
dove vieni?" quindi successivamente, a seguito del fiorire di
titoli appartenenti a questo "sottogenere" , il film di
Grau è circolato nelle sale italiane come Zombi 4…
Ma
bisognerà attendere ancora qualche anno (1978) ed il film
"Zombi (Dawn of the Dead)" perché il fenomeno nel
nostro paese si propaghi a macchia d'olio, con titoli molto
interessanti e di buon successo internazionale. Un primo vero
caposaldo in questo senso è diretto da Fulci: "Zombi 2"
(1979); il titolo potrebbe far cadere in errore, poiché non si
tratta di un sequel, ma di una pellicola del tutto indipendente,
che ha ottenuto uno strepitoso successo negli Stati Uniti.
Ambientato tra America e Caraibi, racconta di una ragazza che
cerca il padre, noto scienziato; aiutata da un giornalista, si
recheranno in un'isola caraibica dove i morti sembrano tornare in
vita affamati di carne umana. L'origine di tutto pare un rito
voodoo e gli zombi non si limiteranno a terrorizzare gli abitanti
del posto… Interpretato da Tisa Farrow (sorella della più
famosa Mia), Ian McCulloch, Olga Karlatos e Al Cliver (Pierluigi
Conti), ha dalla sua parte una sceneggiatura piuttosto
interessante, poco propensa a facili imitazioni, mentre gli
effetti speciali di Maurizio Trani sono ben riusciti, con alcuni
momenti davvero memorabili (l'occhio della Karlatos trafitto da
una scheggia di legno o la lotta tra uno zombi ed uno squalo in
mare aperto).
L'anno
successivo è ancora Fulci a condurre la danza con un zombesco un
po' particolare, dal titolo "Paura Nella Città Dei Morti
Viventi". È la storia di un villaggio (Dunwich) in cui un
prete si suicida, scatenando le forze del male che si impossessano
dei corpi dei defunti riportandoli in vita per far strage degli
abitanti della zona. Un interessante diversivo con rimandi allo
scrittore H.P. Lovecraft, in cui gli zombi assomigliano
maggiormente a degli spettri che scompaiono e riappaiono in vari
punti dello schermo. Gli effetti sono sempre raccapriccianti e il
cast artistico è di rilievo, con la presenza di Kathryne MacColl,
Janet Agren, Antonella Interlenghi, Giovanni Lombardo Radice, ecc.
Quello che lascia maggiormente interdetti è la sceneggiatura non
sempre chiara, con un po' di confusione nella trama. Tutto sommato
si tratta di un'altra pellicola godibile sul genere.
Il
1980 è un'annata particolarmente prolifica per il genere zombi:
il regista Marino Girolami (sotto lo pseudonimo di Frank Martin)
gira "Zombi Holocaust", un onesto titolo con abbondanti
dosi di sano splatter e discreto gore. Dal titolo si può dedurre
che Girolami si è ispirato ad almeno due film: Zombi 2 di Fulci e
Cannibal Holocaust di Deodato. Infatti la storia è incentrata su
strani casi di cannibalismo che si verificano negli Stati Uniti;
dopo alcune ricerche, si scopre che una tribù di stanza nelle
Antille è dedita a questa pratica. Carismatica, nel film, anche
la figura del "mad doctor" che, dopo aver effettuato
delle modifiche sul cervello di uomini deceduti, si è creato un
esercito di morti viventi di cui la tribù ha un timoroso
rispetto. In realtà il film soffre di un'illogica trama, a
dimostrazione che non si possono mixare due sceneggiature buone
per crearne una confusa. Comunque gli effetti speciali sono di
tutto rispetto, curati dallo stesso truccatore di Zombi 2
(Maurizio Trani), ed alcune scene sono al limite del sostenibile.
Nello
stesso anno Andrea Bianchi (sotto "l'originale"
pseudonimo di Andrew White) filma "Zombi Horror (Le Notti Del
Terrore)". La sceneggiatura e gli attori sono quanto di più
confuso si possa reperire, ma nonostante ciò ha i suoi momenti
divertenti, conditi da effetti speciali molto artigianali, ma
efficaci (memorabile la sequenza in cui un nano-zombi strappa a
morsi il seno di Mariangela Giordano, una delle protagoniste). In
breve, un professore risveglia involontariamente i morti con un
rituale etrusco ed assalgono gli ospiti della villa. Una storia
come detto non all'altezza della situazione, ma piuttosto dinamica
e ricca di trucchi sanguinolenti e gore. Non annoierà chi sa
accontentarsi…
Il
buon Aristide Massaccesi (col suo solito nome d'arte di Joe
D'Amato) tenta la strada del mix, incrociando il genere con
l'erotico o addirittura l'hardcore, come nel il caso di "Le
Notti Erotiche Dei Morti Viventi". Un architetto compra del
terreno su un'isola caraibica per costruire un complesso
turistico; ma sull'isola abitano un vecchio e la nipote (Laura
Gemser) che li ammoniscono dal mettere piede su quella terra
maledetta. Infatti il motivo c'è: i morti dell'isola tornano in
vita per vendicarsi dei vivi! La storia in sé non è delle più
originali, ma il tentativo di unione tra due stili opposti
(splatter/horror e porno) non è da considerare malvagio. Anche se
le scene gore sono concentrate nella parte finale del film, il
lato sessuale non è proprio fine a sé stesso e rende il film
decisamente accattivante, anche se non lo si può definire un
capolavoro. Un interesante diversivo.
Passiamo
al 1981 e troviamo ancora Lucio Fulci sugli scudi col suo nuovo
zombesco "L'Aldilà… E Tu Vivrai Nel Terrore". Con
questo titolo probabilmente si toccano i vertici del cinema horror
italiano, con i suoi momenti altamente drammatici e gli effetti
speciali davvero eccellenti. Una donna eredita un albergo in
Louisiana; intende restaurarlo e rimetterlo in funzione come un
tempo, ma intanto alcuni strani episodi funestano i lavori. Viene
a conoscenza di un pittore pazzo, ucciso proprio tra quelle mura
molti anni prima a causa della sua scoperta: l'albergo è una
delle sette porte dell'aldilà dislocate sul globo terrestre! Chi
tenterà di varcarla, si troverà l'esercito dei morti viventi
pronto a fare a pezzi chiunque sbarri loro la strada. Buona la
prova degli attori (Kathryne MacColl e David Warbeck), valida la
sceneggiatura (anche se a tratti si perde un po' per strada),
buona la colonna sonora di Fabio Frizzi e assolutamente memorabili
i trucchi realizzati dal bravissimo Giannetto De Rossi.
Nel
1981 anche Bruno Mattei (dietro lo pseudonimo di Vincent Dawn)
s'inserisce nel filone dei morti viventi col suo
"Virus". Siamo in Nuova Guinea ed una fuga radioattiva
da una centrale HOPE (tradotto nella nostra lingua significa
"speranza") trasforma le persone in zombi affamati di
carne. Un gruppo di militari viene spedito sul posto per cercare
di scoprire l'origine della mutazione degli abitanti del luogo;
sul loro cammino incontreranno un paio di giornalisti che si
uniranno alla missione, ma il destino dei protagonisti non sarà
dei più eroici… Tutto si potrà dire su questo film, tranne che
sia privo di azione ed effettacci sanguinolenti di rilievo (unito
a scene disgustose di repertorio tratte da alcuni documentari).
Inoltre, sotto alcuni aspetti, la trama di Virus verrà ripresa
dal più dispendioso Il ritorno dei morti-viventi (1985) di Dan O'Bannon.
Per il resto siamo nella media proposta dal genere: copione
raffazzonato scritto in poche ore, attori che si esprimerebbero
meglio in qualche insulsa pubblicità televisiva, traduzioni
eseguite dalle prime persone trovate sulla strada, ecc. Tuttavia
la pellicola si lascia guardare senza annoiare e questo è già un
buon punto a favore. Da segnalare che le musiche, che compongono
la colonna sonora, sono tratte da "Zombi" di Romero ed
eseguite dai Goblin. Cosa non s'inventa per risparmiare…
Sempre
nel 1981 troviamo una pellicola anomala sul genere; infatti
Umberto Lenzi dirige un titolo che avrà qualche similitudune con
film trasmessi nelle sale solamente negli anni a venire:
"Incubo Sulla Città Contaminata". La solita fuga di
materiale radioattivo contamina gli scienziati di una fabbrica
chimica; il contagio si propaga attraverso graffi e morsi, quindi
il caos generato è totale. La sostanziale differenza tra questo e
gli altri film sul genere è che gli zombi di Lenzi non sono delle
marionette vuote che si muovono meccanicamente, ma esseri
intelligenti che riescono a correre, ad utilizzare gli oggetti, a
guidare mezzi di trasporto, ecc. Pur mantenendo l'aspetto
esteriore da cadavere putrefatto, la mutazione agisce
istantaneamente trasformando le vittime in esseri furibondi ed
affamati similmente a quelli rappresentati in Zombi 3.
Interessante diversivo sul tema, anche se i problemi di questo
titolo sono più o meno gli stessi creati da un budget ridotto
all'osso; pur avvalendosi di attori di un certo spicco (Mel Ferrer,
Maria Rosaria Omaggio, Francisco Rabal), la recitazione non è
stata curata; gli effetti speciali dei mostri, inoltre, sembrano
creati col fango! Comunque il film riesce a divertire ugualmente e
a regalare alcune scene d'interessante effetto.
È
del 1983 il film più interessante e tecnicamente valido di tutto
il genere: il regista è Pupi Avati ed il titolo "Zeder".
Lo studioso Paolo Zeder ha trovato alcuni terreni, denominati
"K", dove i cadaveri sepolti tornano in vita. Negli anni
a venire questa scoperta viene rielaborata da alcuni studiosi, ma
rimangono coinvolti anche due ignari giovani. La vicenda è
avvolta da un alone di mistero e di persone che non hanno
intenzione di divulgare la notizia, anche a costo di vite umane.
Ottimo il risultato finale di Avati, che riesce a creare una
tensione indescrivibile grazie al buon apporto di attori quali
Gabriele Lavia e ad una colonna sonora davvero efficace. Gli
effetti speciali non sono molti, ma la concentrazione è diretta
sulla storia molto intrigante e sull'evolversi delle situazioni a
volte piuttosto complesse.
Lo
zombi-movie sembra aver dato molto e segue un periodo di
rilassamento. Bisognerà attendere il 1987 per osservare una nuova
produzione nostrana: "Zombi 3" di Lucio Fulci. In
realtà la direzione del film andrebbe suddivisa tra Mattei e
Fulci, che abbandonò il progetto a metà in parte a causa di
motivi di salute ed in parte deluso dal risultato che andava
realizzandosi. Mattei rielaborò, insieme allo sceneggiatore
Claudio Fragasso, in parte la storia e girò le parti mancanti a
chiudere il film. Purtroppo la confusione di idee è abbastanza
evidente ed il risultato finale ha deluso molti fans dell'horror.
La storia è ambientata nelle Filippine, dove uno strano virus
contagia gli abitanti della regione. Toccherà all'esercito
intervenire per rimediare alla situazione. A parte la scarsa
originalità della storia, il soggetto è ritrito, gli attori e
conseguentemente la recitazione scarsi, le idee buttate giù per
salvare una situazione ormai precaria, dopo l'abbandono del set da
parte di Fulci. Il film si lascia vedere solo per qualche
effettaccio di discreta fattura e nient'altro; c'è di molto
meglio anche nel nostro paese.
Sempre
nel 1987 Fragasso, utilizzando lo stesso staff e le stesse
locations, gira "After Death" sotto lo pseudonimo con
cui è più conosciuto di Clyde Anderson. Una misteriosa epidemia
decima la popolazione di un'isola; i medici occidentali non
riescono a salvare la figlia del capo villaggio che, per
vendicarsi della sua morte, decide di richiamare in vita i morti
secondo un rituale sciamanico. Inutile dire che gli zombi faranno
strage di visi pallidi; una bambina riesce a fuggire, salvata da
un amuleto magico datole dai suoi genitori prima di perire sotto i
colpi degli zombi. Anni dopo la ragazza torna sul luogo del
misfatto insieme a degli amici, ma la situazione non cambia: gli
zombi sono tornati per finire quello che avevano lasciato in
sospeso. Come il precedente, non si salva dalla confusione
generale creata dal copione, dagli attori (molti dei quali
prelevati dal set di Zombi 3) incapaci, dal doppiaggio e dagli
effetti speciali casalinghi. Una curiosità: il film è conosciuto
anche col titolo alternativo di "Zombi 4: After Death".
Inoltre a svantaggio del titolo concorre il fatto che la versione
circolata nelle sale italiane è quella cut. Sono cioè state
epurate le sequenze splatter presenti, invece, nelle versioni per
l'estero.
L'anno
seguente è la volta di una direzione mista: "Killing Birds (Raptors)".
La regia è stata accreditata a Claudio Lattanzi, ma in realtà la
maggior parte del lavoro se l'è sobbarcata Joe D'Amato (il film
è stato prodotto dalla sua Filmirage). Alcuni giovani studenti
vanno alla ricerca di un raro esemplare di volatile; si recano da
un esimio studioso (Robert Vaughn) che li spedisce in una zona ben
precisa. Ma da quelle parti si trova anche una casa dall'aspetto
sinistro… Se ne accorgeranno quando il sole cala ed alcune
inquietanti figure risorgono dal loro riposo per tormentare i
presenti.
Il soggetto non è malvagio, ma la storia presenta qualche
incongruenza e la lentezza del suo svolgimento non aiuta lo
spettatore dal riprendersi da una certa apatia. Il lavoro di
D'Amato (che ha sostituito Lattanzi nella sua esecuzione) non
basta per sollevare le sorti di "Killing Birds" (noto
anche col titolo di "Zombi 5"); inoltre la presenza dei
morti viventi è limitata agli ultimi 15/20 minuti, quando ormai
la situazione è già precaria.
Siamo
nel 1991 e Umberto Lenzi filma forse il suo primo vero
zombi-movie: "Demoni 3". A dir la verità non si tratta
di un seguito del dittico di Lamberto Bava, nonostante il titolo
possa far pensare il contrario. Alcuni ragazzi si recano in
vacanza in Brasile; uno di loro assiste ad una macumba e ne rimane
affascinato. Si mettono in viaggio verso la giungla e trovano
ospitalità in una "fazenda". Nelle vicinanze si trova
un piccolo cimitero in cui sono sepolti anche alcuni schiavi,
uccisi dal loro dispotico padrone. Durante la notte, il ragazzo vi
si reca e ripete la macumba registrata: l'effetto è quello di
risvegliare gli schiavi che si vendicheranno della loro morte sui
discendenti. Il film in questione non è malvagio, anche se
emergono i soliti difetti di recitazione e doppiaggio; gli effetti
speciali non sono da disprezzare ed alcune soluzioni ricordano
molto il Lucio Fulci vecchia maniera; anche la sceneggiatura ha un
suo senso, dove i morti viventi vengono trasferiti nel sudamerica
ed uccidono solo per vendetta e non per saziare il loro appetito.
Il
canto del cigno per gli zombi italiani è dato da un film
particolare, diretto da Michele Soavi, in cui i morti viventi
hanno quasi un ruolo comprimario all'interno di una storia
incentrata sul protagonista (che è stato poi convertito anche nel
mitico fumetto Dylan Dog). Il titolo è "Dellamorte Dellamore",
con la partecipazione di un famoso Rupert Everett nella parte del
custode di un cimitero (Francesco Dellamorte). Tutto il film gira
intorno al suo personaggio e al suo ruolo di "guardiano"
dei morti, impedendo loro di tornare in vita con un colpo di
pistola in testa. Francesco è una persona particolare, diviso tra
il suo insipido mestiere e l'amore per una donna (Anna Falchi) che
lascerà questa valle di lacrime per ricomparire successivamente
in altre spoglie. Soavi dirige un film molto articolato, che ha
diviso la critica e gli spettatori: chi lo ama e chi lo odia.
Indubbiamente qualche difetto lo mostra, a cominciare da una certa
confusione nella storia, agli attori comprimari molto sottotono.
In contrapposizione abbiamo degli ottimi effetti speciali (curati
dall'ineffabile Stivaletti), delle atmosfere gotiche care a certo
cinema di Mario Bava ed in parte a Fulci, una buona colonna sonora
a far da cornice alla trama.
Qui
si ferma in pratica la storia del cinema zombesco italiano. Sono
trascorsi 10 anni dall'ultima pellicola ed ancora si attende
qualcuno che erediti il testimone dei vari Fulci, Lenzi, Mattei,
D'Amato, ecc. Il genere sembra tornato a nuovo vigore, dopo le
discrete prove di "28 Giorni Dopo" e "Dawn of the
Dead" (sorta di remake del film di Romero), ma nel nostro
paese ormai è cronico il problema: trovare qualche produttore e
qualche regista che, con coraggio, vogliano investire ancora sul
cinema action. Mentre in Europa sembra esserci un certo risveglio
(vedi Spagna, Francia ed Inghilterra), l'Italia è rimasta al
palo, ancorata sulle posizioni che un tempo ci permettevano di
esportare film in tutto il mondo.
Il presente non ci arride, speriamo quanto meno nel futuro…

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