Intervista a Laura Cherri, autrice del romanzo horror "Jeremy"

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Lady in Black

Fotografia della scrittrice horror Laura Cherri

Intervista a Laura Cherri

(DOM): Allora Laura, sei soddisfatta di come stanno andando le cose per il tuo romanzo "Jeremy"?

(Laura Cherri): Abbastanza. Ovviamente uno scrittore esordiente non può sperare di vendere milioni di copie. Più che altro spero nel fenomeno del "passaparola", ovvero mi auguro che i primi lettori del libro lo consiglino ad altri, che questi altri lo consiglino ad altri e così via. In mancanza di una campagna pubblicitaria megagalattica, bisogna affidarsi al pubblico che, spesso, decreta il successo vero e proprio di un libro.

(DOM): hai voluto ambientare il tuo romanzo a Seattle, città molto "particolare" (la città de "Il diario di Ellen Rimbauer", che io continuo a considerare un'opera apocrifa di Stephen King; la città di "The Ring"; la città di Kurt Kobain…e solo per citare a caso).
Scelta casuale o altro?

(Cherri): È anche la città dei Pearl Jam e anche il luogo dove il serial killer Ted Bundy ha cominciato a "esercitare" la sua professione. Piccoli omaggi a parte, in realtà mi serviva una città dove piovesse molto per gran parte dell'anno, e Seattle è veramente un posto dove il cattivo tempo è, bene o male, sempre presente. L'ho voluta come sfondo al vero luogo dell'azione, vale a dire Winslow, cittadina immaginaria "in provincia" di Seattle. Non avrei ottenuto la stessa atmosfera opprimente, se avessi ambientato il tutto in California o in Florida.

(DOM): a chi ti sei ispirata per tratteggiare i personaggi di Jeremy e della zia Marilyn?

(Cherri): Come tutti i miei personaggi, anche questi due sono il risultato di un collage di vari pezzi di tante persone. Ogni persona che incontro o che semplicemente osservo (magari in coda alla posta) prima o poi entra di sicuro a far parte di qualche mia storia. Se è una persona con caratteristiche ben marcate, allora la riporto tale e quale sulla carta, altrimenti prendo quello che mi colpisce (abbigliamento, atteggiamento, modo di parlare, occhi, naso, bocca) e lo "appiccico" su qualche personaggio che nella mia mente non è ancora ben definito. Può capitare che i personaggi si presentino già belli pronti, vestiti di tutto punto, un po' come quando nei sogni vedi persone che non hai mai visto, ma sono casi rari. Zia Marilyn è stata costruita con i pezzi di tre donne diverse e Jeremy con quelli di due ragazzini. Due Frankenstein, in pratica.

(DOM): le tue storie hanno quasi sempre un riscontro molto positivo. Al di là di una scrittura molto matura e coinvolgente, quali sono, secondo te, gli ingredienti per scrivere storie che catturino il lettore, senza mollarlo fino alla fine?

(Cherri): Per quanto mi riguarda, è essenziale scrivere in modo semplice. Guarda King: dai critici letterari è sempre stato accusato di essere solo un imbrattacarte senza stile, ma i lettori di tutto il mondo non la pensano così. Scrittura diretta, quindi, senza tanti fronzoli. Il resto è solo una questione di ritmo, di saper distribuire le varie parti della storia in modo omogeneo, senza pause troppo lunghe o passaggi troppo repentini. Questo ritmo lo si apprende leggendo molto e paragonando i libri noiosi a quelli che invece ti costringono a rimanere alzato fino a tardi perché non riesci a chiuderli.

(DOM): qual'è il libro fondamentale della tua vita?

(Cherri): Ce ne sono tanti. Ti posso dire quello che mi ha portato sulla strada dell'horror: "Pet Sematary", di King. Ricordo ancora l'estate in cui l'ho letto. Era caldo da morire, eppure leggendolo ho cominciato a rabbrividire di freddo. Non l'ho più dimenticato. Vorrei incontrare King per dirgli che in quella lunga giornata afosa il suo romanzo ha compiuto una vera e propria magia.

(DOM): ti sei mai sentita particolarmente coinvolta da un personaggio delle tue storie?

(Cherri): Non mi vergogno a dire che in alcuni punti di Jeremy scrivevo e versavo lacrime. Lo stato d'animo di questo ragazzo, la profonda tristezza e la voglia di farla finita, è ciò che ho provato io parecchie volte durante la mia vita. Per una volta ho voluto trascrivere le idee terribili che mi giravano per la testa, senza vergognarmi. In generale c'è un po' di me in ogni personaggio, come credo sia per ogni scrittore.

(DOM): hai mai scritto cose che non fossero horror o sf?

(Cherri): Sì, ho scritto un romanzo fantasy che da poco si è messo in viaggio nella sua busta, in cerca di un editore. Attualmente mi ritrovo a poche pagine dalla fine di un romanzo di narrativa (umoristico e tragico allo stesso tempo) che non so nemmeno da dov'è sbucato, ma che mi ha rotto l'anima finché non l'ho buttato fuori. Mi piacerebbe essere capace di scrivere buoni libri di vari generi, non solo horror. Per scoprire se ne sono in grado, devo provarci.

(DOM): cosa pensi dei concorsi letterari a pagamento?

(Cherri): Non male, a patto che dietro ci siano organizzatori onesti.

(DOM): e delle pubblicazioni con contributo da parte dell'autore?

(Cherri): Assolutamente contraria.

(DOM): qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri?

(Cherri): Oltre al romanzo fantasy di cui parlavo prima c'è un altro romanzo horror che ho terminato mentre usciva "Jeremy". Anche questo è partito nella sua busta, in cerca di editore. Chi vivrà…

(DOM): grazie, Laura.

(Cherri): Grazie a te.

Domenico "DOM" Nigro

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